Ultimo giorno

“Mi appoggiai sul muretto difronte allo SponzOffice e guardai l’orologio sul display”… Mancava ancora tempo alla partenza della carovana che ci riportava tutti alla chiusura dello SponzFest, accidenti raggiungere le mefite e poi il goleto, che modo strano di chiudere un percorso all’incontrè’R, e immaginavo dal programma come si potesse svolgere, guardavo i nomi degli artisti e le loro compagnie, giocando di fantasia, col ricordo di quei luoghi che da tempo non visitavo, mi domandavo chi sa cosa potesse suscitare la chiusura di quest’anno, cosa stesse per accadere da lì a sera, insomma quali emozioni provocasse questo fine Sponz fest 2017 e cosa mi lascia questa volta. E si, già proprio così, era arrivata la fine, il saluto dei nuovi e vecchi compagni d’avventura, una settimana intensissima che sembrava una stagione intera, un mese, una vita, infatti il tempo si era fermato qui a Calitri… Prima col Tour dei volontari per conoscere gli spazi, i luoghi dello Sponzfest17, il sapore della pittura usata per dipingere le strutture delle casse di scambio, le bandiere da posizionare in piazza,  e la grottoski e il suo dafarsi per allestirla, poi la lunga notte al lago delle canne, umida insonne e piena di domande, infatti tornare a Calitri è stata un’impresa titanica, pure recuperare tende amache, sopratutto perché ancora occupate fino le tre di pomeriggio, ecco che lo Sponz si mostra per ciò che è, uno spettacolo teatrale dove gli spettatori stesso ne sono gli attori protagonisti, spettacolo culturale costruita su suoni colori e sapori, in toto di emozioni, un susseguirsi di lunghe notti e giornate avventurose, tra gli scherzi e i giochi, la musica e gli spettacoli che per noi volontari dello staff diventa compito da assolvere, ma soprattutto il lavoro costante del volontario nello Sponz ha un suo perché, ricordo i primi due anni tra litigi con alcuni giovani concittadini che con le loro cerchie di pochi amici ne approfittavano per prevalere su noi altri, situazioni di sfruttamento e presunzione, spero gettate alle spalle. Comunque lo Sponz in realtà sono cinque giorni e quattro notti di duro lavoro una settimana di preparazioni è un mese di progettazioni, ecco che si sta sempre in giro a piedi, su e giù per vicoli, piazze e grotte, soffocando gli sbadigli, eseguendo al meglio i vari compiti e lavori assegnatoci, senza scegliere tra quelli programmati e quelli dell’ultimo minuto, perché poi ci si ritrovava tutti insieme al bar vicino allo SponzOffice, finalmente lo sfogo, giunge il tempo per ridere, scherzare, giocare, chiacchierare o semplicemente conoscere, accidenti anche gli occhi gonfi come patate, mal di testa, intontimento, gambe, schiena, braccia e piedi dolorantida, notti passate in bianco e bagordate nei pochi momenti liberi, si suona, canta e balla, ma mai dormire… proprio così si deve vivere lo Sponz h24... la stanchezza ci ha un po’ tutti rimbambito alla pari di chi si è immerso nell’alcool.

Un professionista lavora solamente, senza distrazioni, per eseguire al meglio il proprio compito, si concede ad un apertura collaborativa anche forzata in base alle diverse capacità o abilità, andandosi a selezionare su un ampio spettro di sottoposti le eccellenze,sapendo di dover delegare e suddividere quiete compiti mantenendosi nella sua figura di senior le proprie responsabilità.
Avevo sempre osservato con grande rigore l’esecuzione di ognilavoro o compito come un comando indiscutibile.

Ubbidire sempre 
Senza mai delegare ciò che va fatto, sacrificarsi in tutto e per tutto. Non negarsi mai e restare sempre a disposizione… O almeno era il mio passato mantra… Finché l’anno prima non capii chi come al solito veniva ripagato, pagato, rimborsato, complimentata e vantata la persona piu sbagliata, che sapeva solo delegare.

Vi racconto
Successe su al borgo nel passato sponz, sempre qui a Calitri… Tutti i collaboratori e volontari e staff eravamo presi e occupati ai nostri duri compiti e, mi chiesero come responsabile dell’area, se potevo risolvere alcuni intoppi all’esecuzione dei vari spettacoli in programma da spostare e come organizzarli senza interrompere gli eventi già in loco, naturalmente a mie spese e fatiche, però senza venir meno ai compiti già assegnatomi. Avevo una voglia matta di espormi, sia per indole, sia perché non volevo negare a nessuno il mio operato, ma sopratutto ero spinto al mostrare le mie abilità risolutive e organizative, tale compito mi sollevò da terra cancellandomi ogni stanchezza, sonno perduto e fatica, in poche parole mi ricaricai di nuove energie, riordinai il mio programma delle priorità e, eseguii il tutto con semplicità caparbietà, come bere un bicchier d’acqua. A fine evento compreso i fuori programma continuai a fare quello che dovevo svolgere prima dei nuovi improvvisi incarichi, e nello scorrere delle ore e dei giorni giungemmo anche quella volta alla fine del programma dello sponz. Si chiude in un modo particolare. All’improvviso si interruppe la musica sul palco e il clima festoso si congelò, a dare un po’ di tempo per prestare attenzione ai vari ringraziamenti, questo prima dello spettacolo del fuoco che finiva tra i vicoli fino all’alba. Protesi le orecchie in attenzione a quelle parole, agli interminabili elenchi di nomi, e li tra i più importanti udii il suo nome — il suo ruolo, era ringraziato ammirato applaudito per ciò che non aveva fatto ma delegato a me.

Volevo battaglia

All’ultimo fu elencato tutti i nomi dei volontari partecipanti, ed ecco che spunta il mio nome tra i tanti, come uno che si trovava di li per caso e aveva retto la scala ad un elettricista… la voglia di ubriacarsi era diventato un bisogno…
Le parole dunque oggi valgono più dei fatti.
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“Mi chiedo”
Quanti anni ancora ci sarà tutto questo?

“sette”, dicono per sentito dire alcuni volontari e fan, anche se il numero perfetto sarebbe “tre”, aggiungo io, e in molti dicono che un evento arriva alla sua “quinta” edizione con difficoltà se prima non trova come evolversi o crescere, in parole povere deve “cambiare” tramite una rivoluzione.

Ne ho fatti tanti

Di eventi, confesso che ero in mezzo con degli amici artisti, organizzatori, volontario all’ Andretta-formicoso mon’amur prima che inventassero lo Sponz.

Non sono poi così giovane

Eh già, mentirei se direi il contrario, dai gesti e abitudini si capisce di essere vicino agli anta, che avendo i capelli ancora di colore delle castagne, il non avere ancora alcun capello bianco, come alcuni o molti dei miei coetanei, inganna molti in superficie, e la consistenza lieve e leggera come aria della mia spensieratezza apparente che mi rende agli occhi di tutti più giovane.
Ora basta parlare sempre di me e come sono fatto.

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‘Vuoi prima un caffè?’

…domando all’amico fermato per strada, mentre aspetto seduto sul muretto il tempo era volato via, e nel mentre senza rendermene conto chiedo a tutti i passanti il passaggio per raggiungere gli altri, bisogna partire per tempo da qui, e partire con molta fretta, la comitiva era già partita a scaglioni verso le mefite.

C’è caos nel bar, chi da fuori fa l’appello, chi conta i posti per le auto, chi chiama e urla nomi di chi sembra già partito, qualcuno commenta: “ma sicuramente si è infilato in qualche autovettura diretta da quelle zone”; non so, c’è chi chiede un passaggio, chi ci rinuncia, chi dice di raggiungerci sul tardi… beh!!!
un pulmino per lo staff bisognava pensarlo, ma sai poi quanti  volessero un passaggio, lasciando a terra stesso i volontari?!?  “Ora mi rispondo da me”, forse male abituato a furia di stare solo…

l’amico artista è motorizzato, diventa l’amico autista, quindi disposto a dare un passaggio a chiunque vuole venire, però con le condizioni di arrivare per tempo…

…    …   …

urlo tra la folla, non ci sentiamo più dal vociare forte della calca, c’è troppo casino qui… c’è un sacco di gente che fa la fila fino a fuori, il bancone del bar sembra un campo di battaglia… tazzine, bicchieri, bottiglie, cucchiaini e bustine di zucchero che cascano uno dopo l’altro…

‘do la comanda alla barista’

Così cercando un ordine tra quel caos, ho richiesto i vari caffè ripetendo ad alta voce, due semplici espressi uno macchiato con un goccio di latte e uno corretto all’anice, giusto per non complicarsi la giornata in quella caotica stanza… i diversi caffè finiscono sul bancone in mezzo a tanti altri, così alla rinfusa, tra tazze mezze vuote e bicchieri in attesa del suo consumatore, regna ormai il caos, c’è anarchia da un capo all’altro dei 4metri di bancone…

“Chi ha preso il mio caffè corretto?”

La confusione regna, “non fa nulla, andiamo”, ‘ripeto sempre ad alta voce’; usciamo fuori dal bar, premo nel cercare chi altro si aggrega a noi, “mettiamoci in viaggio”, si sta tardando troppo…

“mettiti tu avanti se preferisci”

Rispondo stringendo, il pass appeso al collo, verso il mio petto, “non ricordo la strada da Villamaina, l’ho fatta solo una volta, tanti anni fa, ma ci sono stato altre volte altre occasioni”.

Usciamo dal corso e ci infiliamo sulla strada principale che scende sull’Ofantina. Non ricordavo di essere mai stato così inesperto, non ricordo e so nulla, ma ho voglia di scoprire, scoprire nonostante la stanchezza e il sonno perduto che mi rende ubriaco.

E li che imparammo”.

impariamo a tali livelli che abbiamo scoperto a nostre spese che non bisogna più chiedere informazioni a nessuno, fidarsi alla lettera di quelle istruzioni mezze masticate dai dialetti, espresse male dalle genti locali, di sicuro ti portano lontano dalla meta, mai più chiedere, quando capisci di esserti perso meglio improvvisare, -scendere dall’auto; assaporare l’aria come uno sherpa, controllare il vento come uno sciamano, annusare e guardate la direzione del sole; esclamando “ok  proviamo da quella parte”, altrimenti se chiedi ti complicano facendoti ritornare dal via, imbarazzante per me, così che scade la figura di guida territoriale, forse divento esperto di TomTom e Google maps.

“Nooo, il telefono scarico”

Ora siamo in direzione opposta da quella fornitaci dal contadino o di quel pastore sulla strada… e ad un certo punto ecco che troviamo l’intera carovana, si è perduta come noi…

“Qui i Romani non persero la battaglia contro i Sanniti-hirpus ma si persero e basta.”

Trovo lungo la via tortuosa e affossata, sperduta da ogni demone o santo, ecco, attaccato con scotch pacchi ad un divieto di transito con eccetto residenti, un cartoncino bianco con riportato sopra un disegno a forma di freccia, fatta con pennarelli colorati, la scritta ✓ SPONZ

ecco arrivati in un campo appena mietuto e un bar improvvisato, allestito dagli organizzatori collaboratori locali, un frigo montato su un grosso pickup bianco, un tavolino pieghevole da campeggio all’ombra di un gazebo da giardino…

Seduto su una sedia bianca tra gli amici Mariachi, ci trovo lamico Franco che ci chiama da lontano, ci invita a prendere una bibita, e sederci li con lui all’ombra di una noce, ci chiede di fargli compagnia, “tanto è presto ancora” ci dice…

Parte lo spettacolo

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