Maioliche

Pubblicato: 5 giugno 2014 in Senza categoria


I primi esempi di protomaiolica italiana risalgono al XII secolo d.C., in Italia si assiste a un radicale rinnovamento delle tecnologie ceramiche per il vasellame da mensa su derivazione probabile di modelli in produzioni provenienti da Alessandria d’Egitto.

Vengono introdotti infatti due nuovi metodi di rivestimento a doppia cottura in ambiente ossidante, il primo per favorire il colorito roseo dell’impasto, il cosiddetto “biscotto” che poteva essere utilizzato anche in questa forma semplice, priva di decorazione.
Al fine di ottenere il prodotto smaltato si procedeva alla stesura di uno strato o coperta vetrificata, di un’ ingobbio e vetrina piombifera o con smalto stannifero, dal tipico colore bianco.

La novità più saliente e caratterizzante l’età Federiciana è costituita tuttavia dall’introduzione della ceramica rivestita con smalto stannifero, che ha un processo produttivo distinto in due fasi.

Il vaso foggiato al tornio viene sottoposto a una prima cottura e si ottiene il biscotto; questo viene ricoperto da una miscela acquosa costituita da ossido di stagno e ossido di piombo calcinati e da sabbia quarzifera, finemente macinati.

Questa miscela viene assorbita dalla superficie porosa del biscotto, formando una leggera pellicola, sulla quale il vasaio dipinge la decorazione.

I colori sono ottenuti dalla macinazione di ossidi di minerali di manganese, di ferro, di rame e di cobalto, dai quali si ottengono rispettivamente i colori nero-viola, giallo, verde e blu-azzurro. Il vaso viene quindi sottoposto a una seconda cottura, dopo la quale la decorazione risulta nitida, su un fondo bianco, lucente e impermeabile.

Le ceramiche così invetriate possono essere decorate a sgraffito, ottenuta applicando due strati successivi di rivestimento a tinte differenti, il lavoro viene completato graffiando il rivestimento più esterno, in modo da portare alla vista quello sottostante, determinando così una linea di disegno ravvivato da ritocchi dipinti in giallo ferraccia e verde ramina, oppure possono presentare una decorazione solo dipinta dai due colori, tecnica ampiamente diffusa nell’Italia centromeridionale in epoca basso-medievale.

Le ceramiche invetriate dipinte in bicromie hanno un ruolo notevole nel contesto delle ceramiche in uso nell’età federiciana e conoscono esiti diversi nelle varie regioni dell’Italia centromeridionale e in Sicilia.

Durante la prima fase di produzione della maiolica, circa 1220-1280, le forme aperte, che rappresentavano la percentuale maggiore, presentavano motivi geometrici tesi per lo più a riempire l’intero spazio a disposizione.


Nel secondo periodo di produzione, circa 1280-1350, invece si assiste ad un bilanciamento tra forme chiuse ed aperte e le decorazioni si arricchiscono. Il panorama decorativo prevedeva infatti motivi geometrici, ma anche floreali, vegetali, faunistici, mitologici o araldici.

Con la terza ed ultima fase di produzione della maiolica, circa 1350-145, si procede invece verso un declino qualitativo dei prodotti, tanto da arrivare alla commercializzazione di vasi solamente smaltati, la cosiddetta maiolica arcaica monocroma.

Nella seconda metà del XII sec.
Melfi affermava il dominio sul territorio circostante, i castelli d‘Irpinia d’Oriente sotto Federico II furono consolidati e ampliati dai preesistenti nuclei normanni.

Fu tentato di istituire a Melfi un’amministrazione centrale della corte dei conti, nella città, fondata all’inizio dell’XI sec. dai bizantini, dopo l’insediamento dei normanni degli Altavilla, e così fu considerata capitale morale, dove si svolsero le assemblee e il concilio più importante, era una delle quattro “ducales urbes” del ducato di Puglia, e sede vescovile Apostolica.


In epoca normanno-sveva Melfi dunque era la città più grande della Basilicata e ospitava comunità di mercanti amalfitani e arabi, questo fino dopo la morte di Roberto il Guiscardo, la quale sede di potere fu trasferita nella città di Salerno.

Dall’occupazione Angioina il Castrum di Calitri rientrava tra i circa quaranta castelli agibili esistenti nel giustizierato del Principato e Terra Beneventana.

Diversi saggi archeologici durante il recupero del borgo-castello hanno riportato alla luce una serie di frammenti di protomaiolica inedita.

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