il Raku

Pubblicato: 5 giugno 2014 in Cultura, Hobby, Intrattenimento, Organizzazioni

Di recente un giovanissimo Designer, chattando su uno dei miei profili virtuali, mi chiedeva cosa fosse il Raku e in cosa consiste, approfittando delle mie esperienze pratiche da artista, ho illustrato l’argomento a modo mio, condividendo le foto link e articoli, spiegando il processo nelle diverse fasi, raccontando passo passo quali sono le varie procedure tecniche, e tenendo conto quali fossero le evoluzioni tecniche, dell’importazione delle tecniche e da dove nasce il tutto.  In quel momento ho ben compreso di dover creare una scheda tecnica sull’argomento partendo dagli elementi: Terra, Acqua, Aria, Fuoco…

La fabbricazione di ciotole per la cerimonia del tè nella cultura Giapponese ha una  tecnica di costruzione e di cottura unica al mondo, tramandata e diffusa nei secoli da una antica filosofia religiosa spirituale, nata in sintonia con lo spirito ZEN, è legata alla “cerimonia del tè”, un rito, realizzato con oggetti poveri, il più dei quali era la tazza, che gli ospiti si scambiavano l’un l’altro. Le sue dimensioni erano tali da poter essere contenuta nel palmo della mano.
L’invenzione della tecnica raku è attribuita ad un artigiano coreano addetto alla produzione di tegole dell’epoca Momoyama (XVI secolo d.C.), Chojiro, che la sviluppò per facilitare la fabbricazione delle ciotole per la cerimonia del tè (e in effetti il suo mecenate fu Sen no Rikyu, era un maestro di questa cerimonia). Il termine giapponese raku significa letteralmente “comodo, rilassato, piacevole, gioia di vivere”, deriva dal sobborgo di Kyōto da cui veniva estratta l’argilla nel sedicesimo secolo. Da quel momento divenne anche il cognome e il sigillo della stirpe di ceramisti discendente da Chojiro, tuttora attiva in Giappone. Nel diciottesimo secolo, venne pubblicato un manuale che ne spiegava nel dettaglio la tecnica, e da allora il raku si diffuse anche al di fuori del Giappone. Le ceramiche raku sono molto quotate e ricercate. Molte di queste sono delle vere e proprie opere d’arte e possono essere ammirate, infatti, in musei e in collezioni private.

La tecnica raku venne introdotta recentemente nel mondo occidentale che ne ha stravolto i principi fondamentali. L’effetto decorativo, con riflessi metallici e la cavillatura, la singolarità del processo, dove l’oggetto viene estratto incandescente dal forno, ne fanno una tecnica estremamente originale, che stravolge il metodo classico. Durante il processo raku il pezzo subisce un forte shock termico: è quindi necessario utilizzare un’argilla robusta e refrattaria. Questo tipo di materiale possiede al suo interno dei granelli di sabbia, chiamati chamotte, che diminuiscono il grado di contrazione, evitando così la probabilità di frattura. Il pezzo in argilla refrattaria bianca, dopo esser stato modellato, viene cotto una prima volta a 950-1000 °C; successivamente avviene la decorazione. In questa tecnica vengono utilizzati ossidi o smalti, quindi per avere una colorazione verde, ad esempio, non si utilizza il pigmento dello stesso colore, ma l’ossido di rame.

Esempio di decorazione tramite riduzione: togliendo l’oggetto incandescente dal forno, in base al tipo di prodotto che si utilizza (segatura, carta, foglie ecc.) sull’oggetto biscottato (cotto due volte), si potranno ottenere diversi effetti di riduzione dal colore, dal nero al colore grigio.

La cottura raku, o seconda cottura, viene effettuata in un apposito forno, a pozzetto o a campana, in fibre ceramica leggera, ma si possono costruire piccoli forni anche con mattoni refrattari non cementati, dove la temperatura sale a circa 950 – 1000 °C. Quando il colore del forno è di un arancio chiaro tendente al giallo e i pezzi invetriati sono lucidi, si procede all’estrazione. Il forno viene aperto e l’oggetto viene preso attraverso apposite pinze e immediatamente depositato all’aria a raffreddare, in alternativa immerso nell’acqua, questa è la vera tecnica raku. In tempi recenti, anni 70, scoperta questa tecnica di cottura, si è pensato di inserire i pezzi in un contenitore di metallo pieno di materiale combustibile (fogli di giornale, trucioli, segatura ecc.), che, bruciando a contatto dei pezzi incandescenti, provocando una grossa riduzione d’ossigeno. L’oggetto viene poi estratto nuovamente dal contenitore e immerso nell’acqua, dopo di che viene pulito per eliminare i segni della combustione e per far emergere i riflessi metallici in tutta la loro iridescenza e brillantezza.

Tali riflessi metallici si formano in assenza totale o parziale di ossigeno attorno ai 650-700 °C con questa tecnica cruenta, non bisogna dimenticare i famosi lustri Ispano Moreschi e quelli di Gubbio, erano ottenuti con assenza di ossigeno nella terza cottura, sempre alla stessa temperatura, ma nel forno di cottura allora a legna, chiudendo il camino, immettendo materiale, zoccoli di cavallo, resina, pece, nel forno e chiudendo anche il focolare, si otteneva la riduzione.

Il processo di riduzione può essere parziale o totale. L’elemento che denota il tipo di riduzione ottenuto è il colore dell’argilla non smaltata: è nera con la riduzione totale e si schiarisce nei toni di grigio a contatto con l’ossigeno. Tali effetti si notano su pezzi antichi arcaici, quando i manufatti venivano cotti a contatto diretto della fiamma, in forni detti a buca. La riduzione totale si ottiene chiudendo completamente il contenitore, in modo che non entri aria. Il tipo di riduzione cambia in base a una serie di variabili: il combustibile (il suo potere di combustione, la sua umidità), il tempo che intercorre tra l’estrazione e la riduzione (tempo di contatto con l’ossigeno), la copertura – totale o parziale – dell’oggetto. L’anima del raku è il contatto con la materia, con gli elementi, Terra, Acqua, Aria, Fuoco, oggetti unici, irripetibili, come natura crea.

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