Crisi 2012 si torna alla pastorizia

Pubblicato: 26 giugno 2012 in Cultura, Notizie e politica

Il gregge come scelta di vita, si torna pastori per combattere la crisi

Il gregge come scelta di vita, si torna pastori per combattere la crisiDa poco pubblicate, le rilevazioni Istat sull’occupazione in Italia,  confermano la crisi generale. Gli occupati sono 22.947 mila unità, in diminuzione dello 0,2% rispetto a febbraio (-35 mila unità) e dello 0,4% rispetto a marzo 2011 (- 88 mila unità), mentre il tasso di occupazione è pari al 57,0%. L’allargamento dell’area di disoccupazione riguarda sia gli uomini che le donne e il tasso di disoccupazione si attesta al 9,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 1,7 punti rispetto all’anno precedente.
Ancora più elevato il tasso di disoccupazione dei 15-24enni che è pari al 35,9%, in aumento di 2 punti percentuali rispetto a febbraio.
Ma mentre tanti giovani, si stima almeno centomila ogni anno, “fuggono” all’estero per studio o verso impieghi qualificati, e molti altri rifiutano di svolgere attività umili non rassegnandosi a lavori “qualsiasi”, ben tremila hanno scelto di mettersi alla guida di un gregge come precisa scelta di vita.
E’ quanto stima la Coldiretti, proprio in occasione delle rilevazioni Istat sull’occupazione, sottolineando che se in gran parte si tratta di giovani che intendono dare continuità all’attività dei genitori, si contano anche ingressi ex novo determinati da una scelta di vita alternativa a contatto con gli animali e la natura. Quando a guidare il gregge sono i più giovani, secondo Coldiretti, si verifica un impulso positivo nell’attività, maggiori investimenti e miglioramento dei prodotti aziendali.
L’innovazione si concentra sulla qualità e sulla sicurezza del prodotto ma anche nella capacità di studiare il mercato attuando nuove formule commerciali, come la vendita diretta.
Non mancano quanti rivolgono la loro attenzione a consumatori emergenti, come gli immigrati musulmani che per motivi religiosi apprezzano particolarmente la carne di pecora, oppure chi riesce a valorizzare la lana italiana, considerata spesso un sottoprodotto con costi aggiuntivi per lo smaltimento.
Le storie sono le più varie, ma tutte testimonianza di una scelta non di ripiego, ma la contrario affrontata con estrema consapevolezza e professionalità. Davide Bortoluzzi ha venticinque anni e il diploma di geometra, preso pensando di entrare nello studio del padre. E’ invece riuscito a realizzare il suo sogno: custodire un gregge di cinquecento pecore sulle Dolomiti. Solo, a Puos D’Alpago, gestisce una mandria di ovini con cani e muli ed è impegnato a garantire la sopravvivenza di una particolare razza “l’agnello alpagoto”.
Giuseppe Stocchi, invece, ha ventotto anni e conduce una grande azienda di pecore a Leonessa in provincia di Rieti. Possiede ben millecinquecento pecore, tra Comisane, Sarde e di Sopravissana, che producono 220/230 litri di latte al giorno da cui ricava ottimi formaggi e ricotta che vende direttamente nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica. Simone Cualbu è un allevatore di 35 anni di Gavoi  a capo, in agro di Macomer, di un’azienda agricola con ordinamento ovi-caprino di 75 ettari con 300 capi. La durezza del suo lavoro non gli ha fatto dimenticare l’impegno civile e di categoria: è presidente della Coldiretti di Nuoro-Ogliastra, componente del direttivo del Consorzio di tutela del formaggio Fiore Sardo (DOP), nonché presidente del Consorzio Produttori Storici Pastori.
Sicuramente una delle molle che spinge i giovani a dedicarsi alla pastorizia è costituita dall’attenzione a fattori ecologici. Si tratta infatti di un mestiere antichissimo, con un elevato valore ambientale e dalla sua sopravvivenza dipende la salvaguardia di razze in via di estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio.
Ma ci sono anche fattori che ne mettono a rischio il futuro. Più della metà della carne di agnello in vendita in Italia è importata, soprattutto dai paesi dell’est, anche se spacciata come italiana, visto che la legge che prevede l’obbligo di indicare l’origine in etichetta è ancora in via di approvazione definitiva.

Stessa cosa per il latte. Dalla mungitura quotidiana di una pecora si ottiene in media solo un litro di latte che viene pagato attorno ai 70 centesimi al litro, ben al di sotto dei costi di allevamento che si avvicinano all’euro. In questo caso pesa la concorrenza sui mercati internazionale dei pecorini low cost, prodotti soprattutto nell’est Europa, e spacciati anch’essi come made in Italy.

Secondo Coldiretti e le ultime rilevazioni Istat i giovani si dedicano alla pastorizia per far fronte alla crescente disoccupazione.

Firenze di Giovanna Focardi Nicita  su STAMP Toscana il 2 Maggio, 2012 

 Contro la crisi Lavoro, i giovani tornano a fare i pastori

In Italia circa tremila giovanihanno scelto di mettersi alla guida di un gregge come precisa scelta di vita per non arrendersi alla crisi provocata dalle delusioni dell’economia di carta. È quanto stima la Coldiretti, in occasione delle rilevazioni Istat sull’occupazione, nel sottolineare che si tratta in gran parte di giovani che intendono dare continuità all’attività dei genitori ma ci sono anche ingressi ex novo spinti da una scelta di vita alternativa a contatto con gli animali e la natura.

pastoriziaQuando a guidare il gregge sono i più giovani si assiste secondo la Coldiretti ad un impulso nell’attività con il 78 per cento dei giovani che investe – anche nella crisi – sul miglioramento dei prodotti aziendali. La diffusa capacità di innovazione si concentra sulla qualità e sulla sicurezza del prodotto ma anche nella capacità di presidiare il mercato attraverso nuove formule commerciali come la vendita diretta del proprio prodotto.

Non mancano quanti – continua la Coldiretti – rivolgono la loro attenzione a consumatori emergenti come gli immigrati musulmani che per motivi religiosi apprezzano particolarmente la carne di pecora e chi riesce a valorizzare la lana italiana considerata spesso un sottoprodotto con costi aggiuntivi per lo smaltimento.

Le storie sono le più diverse. Davide Bortoluzzi ha 25 anni e con il diploma dell’istituto tecnico era pronto ad entrare nello studio del padre geometra. Lui invece ha realizzato il suo sogno (sin da piccolo chiedeva a babbo natale caprette): un gregge di 500 pecore per scorazzare sulle Dolomiti. Nessuna macchina sportiva, ma solo le sue gambe per portare da Puos D’Alpago una mandria di ovini con cani, muli e soprattutto garantire la sopravvivenza di una particolare razza “l’agnello alpagoto”. In lui c’è tutta la convinzione di fare il “pastore professionista”.

pecore

Giuseppe Stocchi invece ha 28 anni conduce una grande azienda di pecore a Leonessa in provincia di Rieti. Possiede ben 1.500 pecore, Comisane (razza siciliana) e Sarde con una spruzzatina di Sopravissana che producono 220/230 litri di latte al giorno per ricavarne ottimi formaggi (Pecorino Stagionato in Grotta, Pecorino Primo Sale, Pecorino Media Stagionatura, Pecorino Fresco) e ricotta che vende direttamente nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica.

Simone Cualbu è un allevatore di 35 anni di Gavoi e conduce, in agro di Macomer, un’azienda agricola con ordinamento ovi-caprino di 75 ettari con 300 capi. Il formaggio (DOP), prodotto esclusivamente con latte crudo di pecora di razza sarda allevate al pascolo, viene affumicato e successivamente portato a stagionare nelle cantine a Gavoi. La passione per il suo lavoro non gli ha fatto dimenticare l’impegno civile. È Presidente della Coldiretti di Nuoro-Ogliastra ed è anche componente del direttivo del Consorzio di Tutela del formaggio Fiore Sardo (DOP) nonché Presidente del Consorzio Produttori Storici Pastori.

La presenza dei giovani è una garanzia per il futuro dellapastorizia in Italia dove si producono – sottolinea la Coldiretti – oltre 60 milioni di chili di formaggi pecorini dei quali oltre la metà a denominazione di origine (Dop). All’esportazione va oltre il 25 per cento della produzione. Nella produzione Made in Italy a denominazione di origine a fare la parte del leone – continua la Coldiretti – è il Pecorino Romano Dop che copre l’80 per cento, ma hanno ottenuto la protezione comunitaria come denominazioni di origine anche il pecorino Sardo, il Siciliano e il Toscano e quello di Filiano oltre al Fiore Sardo ed al Canestrato Pugliese.

pecorino

Il pecorino è uno dei formaggi italiani più antichi: veniva prodotto già nella Roma imperiale e faceva parte delle derrate dei legionari, ma è probabile che le sue origini siano ancora più lontane, vista la diffusione delle pecore sul nostro territorio. La pastorizia è un mestiere ricco di tradizione che ha anche un elevato valore ambientale e dalla sua sopravvivenza dipende la salvaguardia di razze in via di estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio, dalla rustica pecora sarda alla pecora sopravissana dall’ottima lana, dalla pecora comisana con la caratteristica testa rossa a quella massese dall’insolito manto nero che rappresentano un patrimonio di biodiversità il cui futuro è minacciato da un concreto rischio di estinzione.

Tra i fattori che mettono a rischio il futuro della pastorizia ci sono il fatto che – sostiene la Coldiretti – più della la metà della carne di agnello in vendita è importata, soprattutto dai paesi dell’est, all’insaputa dei consumatori e spacciata come Made in Italyperché non è stato ancora introdotto l’obbligo di indicare l’origine in etichetta previsto dalla legge nazionale sostenuta dalla Coldiretti ed approvata all’unanimità dal Parlamento. E non va meglio per il latte. Dalla mungitura quotidiana di una pecora si ottiene in media solo un litro di latte che viene pagato attorno ai 70 centesimi al litro ben al di sotto dei costi di allevamento si avvicinano all’euro.

In Italia circa tremila giovani si sono messi alla guida di un gregge, spinti anche da una scelta di vita alternativa a contatto con gli animali e la natura. È quanto rileva la Coldiretti secondo cui “la presenza dei giovani è una garanzia per il futuro della pastorizia in Italia”. La concorrenza sui mercati internazionale dei pecorini low cost prodotti soprattutto nell’est Europa e spacciati come Made in Italy.

di Coldiretti su  Il Cambiamento il 3 Maggio 2012

 

Crisi: per combatterla si ritorna a lavorare la terra

Il dramma della disoccupazione non piega una buona fetta di giovani
che pur di non stare con le mani in mano sono propensi a tornare alle
origini e dedicarsi ai lavori più umili e faticosi, come lavorare la
terra o badare agli animali. E non senza successo. Secondo le stime di
Coldiretti, infatti, che ha replicato oggi ai dati diffusi dall’Istat
sul lavoro, lungo la penisola già 3 mila giovani si sono dati alla
pastorizia. E secondo l’associazione degli agricoltori questa è “una
precisa scelta di vita per non arrendersi alla crisi provocata dalle
delusioni dell’economia di carta”. Nella maggior parte dei casi si
tratta di figli di agricoltori che continuano così l’attività di
famiglia, ma sono sempre più numerosi gli under 34 che decidono di
cambiare vita e dedicarsi ad attività a contatto con gli animali e la
natura. E come dicevamo, questi giovani, stanno dimostrando una enorme
capacità innovativa e di successo che si esprime anche in nuove
tecniche commerciali, come vendere direttamente il proprio prodotto o
rivolgersi ad una clientela emergente (per esempio gli immigrati
musulmani che per motivi religiosi apprezzano particolarmente la carne
di pecora) o, ancora, valorizzare la lana italiana considerata spesso
un sottoprodotto con costi aggiuntivi per lo smaltimento.
Coldiretti, infine, ha colto l’occasione per ribadire che la
pastorizia è a rischio ricordando che “più della la metà della carne
di agnello in vendita è importata, soprattutto dai paesi dell’est,
all’insaputa dei consumatori e spacciata come Made in Italy perché non
è stato ancora introdotto l’obbligo di indicare l’origine in etichetta
previsto dalla legge nazionale sostenuta ed approvata all’unanimità
dal Parlamento”. E non solo. C’è anche il problema del latte,
sottolinea la sigla di categoria spiegando che “dalla mungitura
quotidiana di una pecora si ottiene in media solo un litro di latte
che viene pagato attorno ai 70 centesimi al litro” e quindi “ben al di
sotto dei costi di allevamento che si avvicinano all’euro”. “Qui a
pesare – conclude la Coldiretti – è la concorrenza sui mercati
internazionali dei pecorini low cost prodotti soprattutto nell’est
Europa e spacciati come Made in Italy”.

Economia: Sempre più giovani cambiano vita e si dedicano ai lavori
della terra per non arrendersi alla crisi. Lo afferma Coldiretti in
replica ai terribili dati Istat sulla disoccupazione soprattutto
giovanile. Per la sigla degli agricoltori la presenza degli under 34
nell’agricoltura e nella pastorizia sta apportando significative
innovazioni nel settore in grado di arginare il fenomeno dei prodotti
falsi e spacciati per Made in Italy, compreso il pecorino 
low cost.

di  Le Novae  il 26 Giugno, 2012 

Disoccupazione, 3000 giovani si danno alla pastorizia

Sono circa 3.000 i giovani che hanno scelto di mettersi alla guida di un gregge, non solo come reazione alla crisi, precisa Coldiretti, ma come vera e propria scelta di vita: in gran parte si tratta di ragazzi che intendono dare continuità all’attività dei genitori, ma ci sono anche ingressi ex novo spinti da una scelta di vita alternativa a contatto con gli animali e la natura.

Il fenomeno porta nuova linfa ad un’attività tanto preziosa quanto sottovalutata: quando a guidare il gregge sono i più giovani si assiste, secondo Coldiretti, ad un impulso nell’attività, con il 78% che investe sul miglioramento dei prodotti aziendali. La diffusa capacità di innovazione, spiegano gli addetti ai lavori, si concentra sulla qualità e sulla sicurezza del prodotto ma anche nella capacità di presidiare il mercato attraverso nuove formule commerciali come la vendita diretta del proprio prodotto.

Proprio la qualità dei cibi made in Italy rischia infatti di essere messa da parte da alimenti importati dall’est, spesso di dubbia qualità ma pur sempre più economici di quelli realizzati interamente a partire da ingredienti italiani: Coldiretti ricorda come più della metà della carne di agnello in vendita venga importata all’insaputa dei consumatori e spacciata come made in Italy perché non è stato ancora introdotto l’obbligo di indicare l’origine in etichetta previsto dalla legge nazionale sostenuta dalla Coldiretti ed approvata all’unanimità dal Parlamento.
E non va meglio per il latte
: dalla mungitura quotidiana di una pecora si ottiene in media solo un litro di latte che viene pagato attorno ai 70 centesimi al litro, ben al di sotto dei costi di allevamento. Qui a pesare – conclude la Confederazione degli agricoltori – è la concorrenza sui mercati internazionale dei pecorini low cost prodotti soprattutto nell’est Europa e spacciati come Made in Italy.

Come non raccontare, infine, la storia Davide Bortoluzzi, 25 anni e un diploma dell’istituto tecnico in tasca, era pronto ad entrare nello studio del padre geometra, ma qualcosa l’ha spinto verso il suo sogno: sin da piccolo chiedeva a babbo natale caprette. Ora, grazie al suo gregge di 500 pecore, lavora su e giù per le Dolomiti e con il suo lavoro riesce a garantire la sopravvivenza di una particolare razza “l’agnello alpagoto”. In lui c’è tutta la convinzione di fare il “pastore professionista”.

DAVANTI alla crisi e alla perdita di posti di lavoro alcuni giovani trovano la forza di inseguire un sogno e di migliorare la propria vita, diventando “pastori professionisti”. Tra i giovani che cercano lavoro in Italia, più di uno su tre risulta senza impiego: dati che colpiscono, come il livello di disoccupazione giovanile generale, salito al 36%. Di fronte alla crisi che avanza, c’è però chi ha saputo tornare alle proprie radici e investire nel proprio futuro.

Roma di Redazione Stato il 3 MAGGIO 2012

Tempo di crisi, si torna ai pascoli

Coldiretti: sono circa 3.000 i giovani che hanno deciso di tornare a fare i pastoriTempo di crisi, si torna ai pascoli

La società attuale non è stata in grado di fornire sufficienti garanzie e stimoli per convincere i giovani ad investire “nell’economia di carta”, e da questa mancanza si è sviluppata una controtendenza che ha riportato le ultime generazioni nei campi, a contatto con la natura e gli animali.

È quanto si evince da una delle ultime analisi condotte da Coldiretti, secondo cui, sulla base degli ultimi dati Istat sull’occupazione, un numero rilevante di giovani ha deciso di continuare l’attività dei genitori alla guida dei greggi, e dato ancor più significativo, un altro trend identifica una precisa scelta di vita da parte di pastori del nuovo millennio che senza tradizioni lavorative alle spalle hanno deciso di abbandonare le città. Oltre a ricoprire un ruolo importantissimo sia per la produzione di materie prime che per la salvaguardia di specie animali, la pastorizia tiene da conto anche le necessità dei nuovi consumatori, come ad esempio dei musulmani italiani i quali consumano volentieri carne ovina.

La pastorizia, conclude Coldiretti, ha in realtà necessità di veder aumentare questa ritrovata vocazione, per far fronte alle sempre più numerose infiltrazioni di carni e latticini provenienti per lo più dall’Est Europa e spacciate per Made in Italy.

di Coffee & News su A Tavola News  il 26 Giugno 2012

Scappo dalla città per diventare pastore

I giovani riscoprono la pastorizia

Alla guida di un gregge come risposta alternativa alla crisi dell’economia di carta e perché non come scelta di vita. Sono tremila i giovani che hanno scelto di fare i pastori. Lo afferma Coldiretti sulla base delle rilevazioni Istat che spiega così la riconversione: si tratta di giovani che intendono dare continuità all’attività dei genitori rilanciando e migliorando i prodotti aziendali oppure attratti da uno stile di vita alternativa a contatto con la natura e gli animali. Nell’anno dell’evidenza della crisi economica il motto «scappo dalla città» per un’alternativa di vita e di lavoro faticosa ma più “libera” diventa un valore non solo economico. La campagna è di moda e l’incremento di donne e giovani alla guida delle imprese può rappresentare l’inizio del riscatto culturale della nostra agricoltura. Infatti quando a guidare il gregge sono i giovani si assiste a un impulso nell’attività con il 78% dei giovani che investe nell’innovazione, sicurezza e qualità dei prodotti, presidiando il territorio e il mercato anche attraverso la vendita diretta. I nuovi pastori hanno storie diverse. Davide Bortoluzzi, 25 anni, diplomato, era pronto ad entrare nello studio del padre geometra. Invece ha realizzato il suo sogno (sin da piccolo chiedeva a babbo natale caprette): un gregge di 500 pecore per scorazzare sulle Dolomiti e portare da Puos D’Alpago il gregge, cani e muli garantendo la sopravvivenza dell’agnello alpagoto. Davide vuole fare il «pastore professionista». Con lui va anche la fidanzata che fa la modella, a riprova che fare il pastore “piace”. In Sardegna, regione ad alta concentrazione di pecore e capre, Simone Cualbu è un allevatore di 35 anni di Gavoi e conduce, in agro di Macomer, un’azienda agricola con 300 capi. Il formaggio (dop), con latte crudo di pecora di razza sarda al pascolo, viene affumicato e portato a stagionare nelle cantine a Gavoi. Nel Lazio il maggior numero di greggi con una popolazione di 760.903 unità. Qui Giuseppe Stocchi, 28 anni, conduce una grande azienda di pecore a Leonessa (Rieti). Possiede 1.500 Comisane (razza siciliana) e Sarde con una spruzzatina di Sopravissana che producono 220/230 litri di latte al giorno per ricavare ottimi formaggi (Pecorino Stagionato in Grotta, Pecorino Primo Sale, Pecorino Media Stagionatura, Pecorino Fresco) e ricotta che vende nei mercati di Campagna Amica. La presenza dei giovani è una garanzia per il futuro della pastorizia dove si producono 60 milioni di chili di pecorini dei quali oltre la metà Dop. All’esportazione va oltre il 25% della produzione. «Rintracciabilità, valorizzazione e origine certa del prodotto sono le basi per far risalire il settore della pastorizia». Così Massimo Gargano, presidente Coldiretti Lazio. «Le nostre campagne – aggiunge – grazie al lavoro dei i pastori, assicurano un latte di qualità per formaggi eccellenti. Discorso a parte per la carne che è di ottima qualità». La filiera ovicaprina laziale merita attenzione, rispetto e politiche di salvaguardia: il 41% dei capi si trova nel viterbese, segue Roma con il 31%, Rieti con il 13%, Frosinone con l’11 e Latina con il 5. «Sono certo – spiega Aldo Mattia direttore Coldiretti Lazio – che mediante misure sull’origine e la valorizzazione del prodotto si potrà risalire la china di un settore in crisi. Il progetto per una filiera agricola tutta locale mira proprio a questo». La pastorizia è un mestiere ricco di tradizione che ha anche un elevato valore ambientale e dalla sua sopravvivenza dipende la salvaguardia di razze in via di estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio. Un ritorno al passato che vale il futuro.

Sono tremila secondo Coldiretti i giovani che si sono messi alla guida di un gregge. Giuseppe 28 anni ne pascola ben 1500.

di Cinzia Tralicci  su Il Tempo il 04/05/2012

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La Coldiretti dice che ci sono tremila giovani che già lo fanno

In Italia circa tremila giovani hanno scelto di mettersi alla guida di un gregge come precisa scelta di vita per non arrendersi alla crisi provocata dalle delusioni dell’economia di carta. E’ quanto stima la Coldiretti, in occasione delle rilevazioni Istat sull’occupazione, nel sottolineare che si tratta in gran parte di giovani che intendono dare continuita’ all’attivita’ dei genitori ma ci sono anche ingressi ex novo spinti da una scelta di vita alternativa a contatto con gli animali e la natura.

GUIDARE IL GREGGE – Quando a guidare il gregge sono i piu’ giovani si assiste secondo la Coldiretti a un impulso nell’attivita’ con il 78% dei giovani che investe – anche nella crisi – sul miglioramento dei prodotti aziendali. La diffusa capacita’ d’innovazione si concentra sulla qualita’ e sicurezza del prodotto ma anche nella capacita’ di presidiare il mercato attraverso nuove formule commerciali come la vendita diretta.

di Giornalettismo

Crisi, più di 3mila giovani tornano a fare i pastori

Lo segnala la Coldiretti

Molti giovani intendono dare continuità all’attività dei genitori ma ci sono anche ingressi ex novo per combattere la crisi provocata dalle delusioni dell’economia di carta. La presenza dei giovani è una garanzia per il futuro della pastorizia in Italia

Un giovane pastore

Roma, 2 maggio 2012 – In Italia circa tremila giovani hanno scelto di mettersi alla guida di un gregge come precisa scelta di vita per non arrendersi alla crisi provocata dalle delusioni dell’economia di carta. E’ quanto stima la Coldiretti, in occasione delle rilevazioni Istat sull’occupazione, nel sottolineare che si tratta in gran parte di giovani che intendono dare continuità all’attività dei genitori ma ci sono anche ingressi ex novo spinti da una scelta di vita alternativa a contatto con gli animali e la natura.

Quando a guidare il gregge sono i più giovani si assiste secondo la Coldiretti a un impulso nell’attività con il 78% dei giovani che investe – anche nella crisi – sul miglioramento dei prodotti aziendali. La diffusa capacità d’innovazione si concentra sulla qualità e sicurezza del prodotto ma anche nella capacità di presidiare il mercato attraverso nuove formule commerciali come la vendita diretta.

La presenza dei giovani è una garanzia per il futuro della pastorizia in Italia dove si producono – sottolinea Coldiretti – oltre 60 milioni di chili di formaggi pecorini dei quali oltre la metà a denominazione di origine (Dop). All’esportazione va oltre il 25% della produzione. Nella produzione Made in Italy a denominazione di origine a fare la parte del leone – continua Coldiretti – è il Pecorino Romano Dop che copre l’80%, ma hanno ottenuto protezione comunitaria come denominazioni di origine anche il pecorino Sardo, il Siciliano e il Toscano e quello di Filiano oltre al Fiore Sardo e al Canestrato Pugliese.

di  Quotidiano Nazionale
.

Fonti: http://www.stamptoscana.it/articolo/societa/il-gregge-come-scelta-di-vita-si-torna-pastori-per-combattere-la-crisi

http://www.ilcambiamento.it/crisi/lavoro_contro_crisi_giovani_pastori.html

http://www.lenovae.it/crisi-per-combatterla-si-ritorna-a-lavorare-la-terra/

http://www.atavolaweb.it/caffe-espresso/item/tempo-di-crisi-si-torna-ai-pascoli.html

http://www.iltempo.it/interni_esteri/2012/05/04/1338343-scappo_dalla_citta_diventare_pastore.shtml?refresh_ce

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/05/02/706083-crisi_3mila_giovani_tornano_fare_pastori.shtml

http://www.giornalettismo.com/archives/285826/vuoi-un-lavoro-sicuro-allaperto-e-di-responsabilita/

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