Cannabis per scopi terapeutici

Pubblicato: 26 giugno 2012 in Notizie e politica, Salute e Benessere


Ospedale Ferrari di CasaranoCASARANO
Il presidio ospedaliero “Francesco Ferrari” di Casarano è il primo e unico ospedale in Puglia a sperimentare la somministrazione di cannabis terapeutica. Sì, proprio la marijuana, che in Italia è sempre considerata una droga (ne sono vietati l’uso e la coltivazione domestica). Nonostante questo, però, la cannabis viene applicata come terapia in svariate malattie dove i farmaci tradizionali non sono sufficienti. Da circa un anno la cannabis viene somministrata gratuitamente al “Ferrari” di Casarano a cinque pazienti affetti da sclerosi multipla. Il farmaco viene importato dall’Olanda attraverso un lungo e complesso percorso burocratico che coinvolge, tra gli altri, il Ministero della Salute italiano e l’Ispettorato alla salute olandese.

I cinque pazienti, segnalati dal “Centro di sclerosi multipla“, ogni mese vengono legalmente trattati da cannabinoidi per lenire le terribili sofferenze che la malattia provoca e che irrigidisce i muscoli. Ai malati di Sla vengono servite specie di tisane, a base di cannabis, che non stordiscono il paziente, come si potrebbe pensare, ma rilassano i muscoli contratti, a causa del potente irrigidimento, e allevia i fortissimi dolori. Il farmaco (“Bedrocan” a base di fiori essiccati di cannabis) viene custodito in una cassaforte all’interno della farmacia del presidio ospedaliero, diretta dalla dottoressa Agnese Antonaci.

La somministrazione del farmaco è possibile in base a due norme: un decreto dell’aprile 2007, firmato dall’allora ministro della salute Livia Turco, e una delibera della giunta regionale del 2010, firmata dall’attuale presidente della regione, Nichi Vendola. Il decreto ministeriale inserisce i cannabinoidi tra i farmaci, la delibera regionale ne stabilisce l’erogazione a carico del servizio sanitario regionale. La Puglia, insieme al Molise, è l’unica regione a distribuire il farmaco gratuitamente. Nelle altre regioni la spesa è a carico del cittadino e il prezzo può sfiorare anche i 500 euro.

“Ci tengo a dire che non si tratta di una sperimentazione, ma è la messa in pratica di una norma della Regione Puglia – precisa la direttrice del ‘Ferrari’,Gabriella Cretì –; il paziente viene segnalato dal Centro di sclerosi multipla, gestito dai dottori Pasca e De Masi, sulla scorta di due patologie: rigidità degli arti superiori e sindrome dolorosa degli arti inferiori e superiori. All’inizio si somministrano piccole dosi del farmaco. Se poi il paziente si rivela trattabile, le dosi possono essere aumentate”. Il “Bedrocan”, quindi, è il farmaco che viene utilizzato dall’ospedale di Casarano ed è importato dall’Olanda.

Anche se il canale individuato per l’importazione del farmaco è stato ulteriormente perfezionato, soprattutto a favore dei pazienti affetti da sclerosi multipla, il percorso burocratico per ottenerlo rimane lungo e complesso. Si parte dalla prescrizione del medico, che il malato di Sla consegna alla farmacia ospedaliera del “Ferrari”, che a sua volta deve ricevere un’autorizzazione da Roma, dal Ministero della Salute. Ricevuta l’autorizzazione, l’economato dell’ospedale fa l’ordine all’azienda farmaceutica olandese, che deve chiedere l’autorizzazione al suo Ispettorato alla sanità. Ricevuto il permesso, l’azienda invia il “Bedrocan” all’ospedale di Casarano che lo distribuisce ai pazienti.
Il tutto attraverso un carteggio che deve essere sempre prodotto in originale, senza utilizzo di fax né e-mail, per evitare falsificazioni. In Italia, la cannabis terapeutica non è usata solo per i pazienti di sclerosi multipla. A fronte dei buoni riscontri medici ottenuti, la lista delle malattie curabili con la cannabis è piuttosto lunga: terapie del dolore, sclerosi multipla, nausea e vomito in chemioterapia, stimolazione dell’appetito nei casi di Aids. E ancora: glaucoma, traumi celebrali, ictus, sindrome di Tourette, epilessia, artrite reumatoide e altre ancora in fase di sperimentazione.

Puglia, sì a cure con la cannabis

Di Maria Luisa Mastrogiovanni un articolo il “Manifesto“pubblicato il 7 aprile 2010.

Via libera all’utilizzo dei farmaci a base di cannabis per i malati terminali in Puglia, che da oggi sono a totale carico del servizio sanitario regionale. La delibera di giunta (n.308/10) firmata dall’assessore alla sanità Tommaso Fiore, uno degli ultimi atti del governo Vendola, infatti, autorizza le farmacie ospedaliere delle aziende sanitarie a garantire l’erogazione dei cannabinoidi a carico del Servizio sanitario regionale, in caso di carenza sul mercato italiano. Significa che i farmaci dovranno essere somministrati a pazienti in regime di ricovero o in day hospital o in regime di assistenza domiciliare integrata.

La Puglia è la seconda in Italia, dopo la Toscana, ad “aprire” ai derivati delle cannabis per uso terapeutico che, tuttavia devono essere importati in quanto, lo conferma la determina della Puglia, nel nostro Paese non sono disponibili formulazioni commerciali registrate.
Di fatto quindi, la lunga trafila burocratica per l’approvvigionamento dall’estero dei farmaci rimane, ma a farla saranno le Asl di competenza, che poi pagheranno anche il conto: una sola confezione di medicinale costa 600 euro ed è sufficiente per un mese.

Potranno beneficiare del rimborso sanitario i malati terminali di cancro o i pazienti affetti da sclerosi multipla, in quanto l’utilizzo dei cannabinoidi è previsto come trattamento nella terapia del dolore.
Si tratta di un palliativo, ma fondamentale per un esercito di oltre 58mila persone ammalate di sclerosi multipla in Puglia e di quasi novemila malati terminali di cancro. Infatti al secondo posto tra le cause di decesso si collocano i tumori (27,7 per cento del totale dei decessi), con un tasso di mortalità pari a 221,2 per 100 mila abitanti, 268,2 per i maschi e 176,0 per le femmine.

Se si pensa che in Italia ogni anno sono 250mila i malati terminali, si può immaginare l’impatto positivo che «l’esportazione» di una simile determina potrebbe avere sull’intera popolazione.
Nel 2007 un decreto ministeriale aveva inserito le principali sostanze psicoattive naturali derivate dalla cannabis sativa (il delta-9 tetraidrocannabinolo -Thc; il Cannabidiolo – Cbd), tra quelle che potevano essere importate in mancanza di «valide alternative» sul mercato italiano.
Recependo e applicando quel decreto dunque, la Puglia autorizza ad utilizzare i derivati della cannabis, sempre e solo in mancanza di «valide alternative», solo come terapia del dolore e solo per pazienti ricoverati. Tra le patologie ammesse alla cura e al rimborso spasticità secondaria a malattie neurologiche, nausea e vomito non sufficientemente controllati indotte da chemioterapia o radioterapia, dolore cronico neuropatico non risponde ai farmaci disponibili.

Per avere accesso ai nuovi farmaci, è necessario seguire un rigido iter: i pazienti per iniziare la somministrazione devono essere ricoverati. Solo successivamente potranno continuare la terapia a casa. Possono essere prescritti solo dal medico specialista in neurologia, oncologia o preposto al trattamento della terapia del dolore, alle dipendenze di strutture sanitarie pubbliche. La certificazione ha una validità di sei mesi e la prescrizione 30 giorni. La farmacia ospedaliera, ricevuta la prescrizione medica, può ordinare il farmaco tramite l’Ufficio centrale stupefacenti del ministero della Salute. Non si possono acquistare quantitativi superiori a quelli necessari a coprire una cura di sei mesi. Superato questo periodo, la trafila ricomincia.

Per i malati di sclerosi multipla, quelli che maggiormente saranno interessati dal provvedimento, questa decisione è un importante successo. In tutto il mondo infatti si sono registrati importanti miglioramenti nella sintomatologia, fin quasi a farla scomparire del tutto. Già il 28 novembre 2009 la Puglia aveva dimostrato grande attenzione a questa patologia, quando partirono i contributi-assegni di cura per i malati di SLA disposti dall’assessore regionale alla Solidarietà, Elena Gentile, oggi in odore di riconferma. «Con l’introduzione dell’Assegno di cura -spiega l’assessore Gentile- per i malati di Sla e a supporto dei loro nuclei familiari, anche la Puglia è entrata nel piccolissimo gruppo di regioni che presta una concreta attenzione ai malati di Sla». Una tappa importante a cui si aggiunge quest’ultima della gratuità delle cure tramite i cannabinoidi.

Appello al Ministro Giovanardi

Lo scorso mese di ottobre vi avevamo parlato dell‘Ospedale Ferrari di Casarano (Puglia) che aveva adottato per primo in Italia una particolare cura per la Sclerosi Multipla che ha fatto e sta ancora facendo discutere. Si tratta della somministrazione mensile di una dose di Bedrocan, un prodotto farmaceutico a base di cannabis, usato per alleviare il dolore neuropatico e che è stato somministrato a cinque pazienti affetti da Sclerosi Multipla dello stesso ospedale per oltre un anno con ottimi risultati.
Ricordiamo ai nostri lettori che l’uso della cannabis a fini terapeutici, secondo buona parte della comunità scientifica, è in gradi di apportare grandi benefici ai malati di Aids, Parkinson, epilessia, o come nel nostro caso Sclerosi Multipla.
Oggi torniamo a parlare dopo che uno di quei pazienti ci ha contattato per esporci la sua situazione, prima però va ricordato anche che l’uso della cannabis a fini terapeutici nel nostro paese è legale da oltre 11 anni in quanto autorizzato dal Testo unico sulle sostanze stupefacenti. Per poter utilizzare questo tipo di cure però, come l’iter burocratico è articolato e il più delle volte “ostacolante”. Da quanto previsto nell’articolo 2 del decreto ministeriale dell’11 febbraio 1997 che regola le “importazioni di specialità medicinali registrate all’estero”, il medico deve fare i conti con una rigida burocrazia, prima va redatta una richiesta d’importazione, alla quale va allegato il consenso del paziente, da consegnare ad una farmacia ospedaliera che dovrà a sua volta re-inoltrare la richiesta al ministero della Salute. A questo punto il ministero dovrebbe rilasciare una speciale autorizzazione, e solo allora la farmacia potrà contattare la casa produttrice ed attendere l’eventuale spedizione.

Torniamo a noi, a contattarci per aggiornaci su quanto sta accadendo all’Ospedale Ferrari di Casarano è stato Andrea Trisciuoglio che dopo essersi recato lo scorso 18 giugno assieme ad un nutrito gruppo di medici, pazienti e politici alla Camera dei Deputati per chiedere di modificare la legge Fini-Giovanardi (nella fattispecie l’articolo 73 che “punisce chiunque, per qualunque scopo, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope, senza la prescritta autorizzazione”) ci ha scritto per rivolgere una sua riflessione e raccontare la sua storia al Ministro Giovanardi:

“Gentile sig. Giovanardi, sono sicuro si ricorda di me: sono il paziente affetto da sclerosi multipla a cui il 29 giugno 2010 una pattuglia di carabinieri perquisiva l’ abitazione per aver comprato on-line semi di canapa. Cercavano droga ma trovarono solo flaconi finiti di bedrocan… ma se i carabinieri non hanno trovato nulla è solo perché ero l’unico paziente in Puglia ad avere legalmente la canapa. Ma se fossi stato uno dei tantissimi altri che non ce l’hanno fatta, la vicenda avrebbe preso tutt’altra piega. E sono venuti dopo avermi iscritto nel registro degli indagati per l’Art. 73 della legge che porta la sua firma. Vado a leggere cos’è questo art. 73 e vedo che parla di spaccio… esiste la presunzione di reato: compri semi, ergo coltivi, ergo spacci.

Il sottoscritto – popolare personaggio, mediatico e perfino politico – che questa assurda vicenda creò, mi fece comprendere ancor di più quanto fosse necessario fermare la follia del proibizionismo. Non si può prevedere per nessuno la criminalizzazione per chi utilizza la canapa per il proprio benessere. E’ ancora più infame quando si va a criminalizzare un malato che magari ha già altri 100mila pensieri causati dalla propria patologia e non può vedersi piombare la mattina all’alba 5 carabinieri in casa. Facile come fece lei alzare il telefono e chiamarmi per esprimere solidarietà. Dal 29 giugno 2010 (data della perquisizione) vedo molto meno quello splendido sorriso che m’ha fatto innamorare sul viso di mia moglie. Perché sono entrati prepotentemente nella nostra vita. Sono stati gentilissimi, è pur vero ma dovevano fare il loro lavoro e cercavano ovunque piante di canapa (addirittura nelle federe del cuscino di mio figlio neonato)…. Ho ancora in testa la voce del bambino (8 mesi all’epoca) che chiamava “papà” quando i carabinieri mi portarono in caserma per verbalizzare il tutto. Da quel 29 giugno ho ribadito più volte il mio “mai più”…….. ed è questo ciò che noi non chiediamo ma pretendiamo dalla politica Una riforma non urgente ma IMMEDIATA della legge Fini-Giovanardi. E ricordo bene le sue parole in cui affermava che mai nessun malato sarebbe stato perseguitato. Non è così! Non serve un’interrogazione parlamentare per conoscerne i nomi (molti son diventati amici). Non avevo dubbi di trovare una sua reazione con i vari Lepanto, Militia Christi e altri alla nostra disobbedienza civile a Montecitorio. E’ giunto il momento di variare una legge mal-scritta. Ora!”.

Quello che si chiede è quindi una modifica del’Art. 73 che permetta di produrre in proprio cannabis a scopi terapeutici ed aggirare così l’iter burocratico che permette di comprare il Bedrocan (ovvero la canapa) legalmente. Attendiamo una risposta del Ministro Giovanardi per sapere una suo opinione in merito.

Enrico Ferdinandi 23 giugno 2012

Sclerosi multipla

Cannabis, un’alleata contro la sclerosi multipla prescritta dal medico di base.

di Teresa Fabbricatore


Uso a lungo termine di un estratto di cannabis in pazienti con sclerosi multipla (SM)

Uno studio aperto su 137 malati di SM con sintomi non controllati soddisfacentemente con i farmaci standard è stata condotta con uno estratto orale di cannabis (Sativex) per investigare efficacia e sicurezza a lungo termine. I partecipanti hanno completato uno studio di 10 settimane controllato con placebo e sono stati seguiti in media per 434 giorni (range 21-814).
Un totale di 58 pazienti (42.3 per cento) si è ritirato per mancanza di efficacia (24 pazienti), effetti avversi (17) e altri motivi (17). I pazienti hanno riferito 292 effetti indesiderati, di cui l’86% lieve o moderato, incluso dolore in bocca (28 pazienti), vertigini (20), diarrea (17), nausea (15) e disturbi della mucosa orale (12). Tre pazienti ebbero 5 effetti avversi seri (2 convulsioni, 1 caduta, 1 polmonite, 1 infiammazione intestinale). Quattro pazienti hanno avuto la loro prima convulsione.
I miglioramenti ottenuti e i dosaggi presi nello studio acuto rimasero stabili. Una interruzione improvvisa pianificata in 25 pazienti non provocò una vera sindrome da astinenza, benché 11 pazienti (46 per cento) abbiano riportato almeno un sintomo da astinenza (stanchezza, sonno interrotto, vampate calde e fredde, alterazioni dell’umore, ridotto appetito, labilità emozionale, intossicazione o sogni vividi). Gli autori concludono che l’uso a lungo termine di un estratto di cannabis”mantiene il suo effetto nei pazienti che hanno avuto benefici fin dall’inizio. La precisa natura e frequenza dei rischi a lungo termine, specialmente l’epilessia, richiederà studi su più pazienti e per più tempo.”


 In uno studio clinico, la cannabis riduce il dolore neuropatico da sclerosi multipla
I ricercatori inglesi del Walton Centre for Neurology and Neurosurgery di Liverpool hanno dimostrato che l’estratto di cannabis
Sativex della GW Pharmaceuticals è efficace nel ridurre il dolore centrale neuropatico e i disturbi del sonno in malati con sclerosi multipla (SM). “Il dolore central neuropatico è frequente nei malati di SM. Può essere estremamente debilitante e rispondere poco alle terapie disponibili,” ha detto la Dr Carolyn Young, ricercatore principale dello studio.
Lo studio, di 5 settimane controllato con placebo, è stato condotto in 66 pazienti con SM che avevano dolore neuropatico cronico. 64 pazienti hanno completato lo studio, e di questi 32 hanno ricevuto l’estratto di cannabis e 32 il placebo. Il Sativex contiene uguali quantità di THC e cannabidiolo (CBD) ed è somministrato come spray sotto la lingua. La dose quotidiana massima di THC era
25 mg (range: 5-65 mg). Il dolore e i disturbi del sonno sono stati registrati giornalmente su una scala numerica a 11 punti. La cannabis ha provocato una riduzione media del dolore di 2.7 (base: 6.5) in confronto con 1.4 (base: 6.4) nel gruppo del placebo. Il sonno era significativamente migliorato di 2.5 punti con la cannabis ma di solo 0.8 punti con il placebo. L’estratto di cannabis è stato in genere ben tollerato, sebbene più pazienti che con il placebo abbiano riferito capogiri, bocca secca e sonnolenza.
Sulla base di questi risultati, pubblicati nella rivista Neurology, il Sativex è stato approvato come farmaco in Canada per il sollievo sintomatico del dolore neuropatico negli adulti con SM ed è disponibile in farmacia da giugno 2005.


Cannabis e THC riducono l’incontinenza nella sclerosi multipla in un ampio studio clinico
I dati di uno studio clinico pubblicati nel Marzo 2006 mostrano che sia un estratto di cannabis che il THC puro causano una significativa riduzione dell’incontinenza rispetto a un placebo. Lo studio era parte di un trial multicentrico sui cannabinoidi in 630 pazienti con sclerosi multipla (studio CAMS) condotto in UK, i cui principali risultati erano già stati pubblicati nel 2004.
I participanti avevano ricevuto o il Cannador (estratto di cannabis incapsulato), il Marinol (preparazione di THC) o un placebo per 15 settimane alla dose massima di 10-25 mg di THC a seconda del peso corporeo. I pazienti tenevano un diario dell’incontinenza. L’estratto di cannabis portò a una riduzione del 38% dell’incontinenza, il THC del 33%, e il placebo del 18%. I ricercatori concludono che questi risultati “suggeriscono un effetto clinico della cannabis sugli episodi di incontinenza nei pazienti con sclerosi multipla.”


IACM: notizie dalla Conferenza IACM 2005 presso l’Università di Leiden
Cannabis nella sclerosi multipla:
ricercatori britannici hanno presentato i risultati di uno studio a lungo termine su un estratto di cannabis (Sativex) nella sclerosi multipla. I pazienti soffrivano di almeno uno dei seguenti sintomi: spasticità, spasmi, problemi alla vescica, tremore o dolore. Nello studio a lungo termine sono stati inclusi 137 pazienti (durata media: 434 giorni [minimo 21, massimo 814]); tale studio conseguiva a una sperimentazione acuta di sei settimane su 160 pazienti. Nello studio acuto la dose massima giornaliera consisteva in media in 37.5 mg di THC e CBD. 66 pazienti affetti da spasticità hanno completato 82 settimane di trattamento. Nello studio acuto il gruppo presentava all’ingresso una spasticità media, calcolata sulla scala analoga visuale, di 69.5 punti, ridotta a 34.2 all’ingresso nello studio a lungo termine e si assestava a 31.8 dopo 82 settimane. Lo studio dimostra che i benefici effetti della cannabis sulla spasticità nella sclerosi multipla sembrano mantenersi nel corso del trattamento a lungo termine, senza andare incontro a fenomeni di tolleranza.
(Estratto da Robson et al.)

Il trattamento con Cannabis fornisce benefici nel lungo periodo sulla rigidità muscolare e sulla mobilità nei pazienti con sclerosi multipla
Sono stati pubblicati i risultati preliminari di uno studio a lungo termine, noto sotto il nome di British CAMS Study (Cannabinoids in Multiple Sclerosis), riguardante la più grande sperimentazione clinica sinora condotta sul THC e la cannabis nella sclerosi multipla. I risultati della sperimentazione, della durata di 15 settimane e riguardante un totale di 630 pazienti rientranti nei criteri di inclusione, erano stati pubblicati sul Lancet nel novembre 2003. L’80% della popolazione dei pazienti originaria ha poi partecipato ad uno studio di prosieguo della durata di 12 mesi. Mentre nello studio a breve termine non era stato rilevato un effetto significativo dei cannabinoidi sui parametri obiettivi di spasticità secondo la scala di Ashworth, lo studio a lungo termine ha dimostrato effetti significativi su tale parametro nel gruppo trattato con THC. Come nello studio a breve termine, non vi era miglioramento obiettivo significativo della spasticità nel gruppo trattato con cannabis rapportato a quello placebo. Nello studio di 15 settimane, 657 pazienti con sclerosi multipla stabile e spasticità muscolare avevano assunto o un estratto capsulato di cannabis, o THC o placebo. La dose massima giornaliera era di 10-25 mg di THC. 630 pazienti risultavano statisticamente analizzabili. Benché non ci fossero prove obiettive che la cannabis attenuasse la spasticità causata dalla malattia, i pazienti avevano riferito di miglioramenti soggettivi del dolore e della spasticità stessa. La mobilità risultava anch’essa migliorata. I risultati dello studio avevano indotto gli esperti a formulare conclusioni discrepanti rispetto ai benefici terapeutici dei cannabinoidi nella sclerosi multipla. Sino ad oggi sono disponibili solo informazioni preliminari sullo studio di 12 mesi. Non è chiaro perché il THC e non la cannabis abbiano effetti sulla scala di Ashworth. Sulla base dei dati preliminari, gli autori sono giunti alla conclusione che “I risultati iniziali suggeriscono che ci potrebbero essere maggiori benefici sul lungo periodo rispetto a quelli trovati nella prima parte dello studio.”

 TRE STUDI DIMOSTRANO GLI EFFETTI TERAPEUTICI DELLA CANNABIS NELLA SCLEROSI MULTIPLA (SM)
Tre studi clinici sull’effetto del THC e della cannabis sono stati pubblicati nel numero di agosto della rivista Multiple Sclerosis. Gli studi di
Wade et al. (2004) di Oxford e di Brady et al. (2004) di Londra hanno usato un estratto spray di cannabis e lo studio svizzero di Vaney et al. (2004) un estratto di cannabis in capsule.
Lo studio svizzero su 57 pazienti, che hanno ricevuto una dose giornaliera di 15-30 mg THC, hanno mostrato una
riduzione della frequenza degli spasmi e un miglioramento della mobilità nei 37 pazienti che hanno ricevuto almeno il
90% della dose massima. Gli autori concludono che l’estratto “può ridurre la frequenza degli spasmi e
aumentare la mobilità con effetti collaterali tollerabili nei pazienti con SM e spasticità persistente e resistente ad altri farmaci”.
160 pazienti con SM e uno dei seguenti sintomi sono stati inclusi nello studio di Wade et al. (2004): spasticità, spasmi,
problemi vescicali, tremore o dolore. Essi ricevettero dosi quotidiane da 2.5 a 120 mg di THC. Con l’estratto di
cannabis il punteggio del sintomo primario si ridusse in modo non significativo da una media di 74 a 49, e con il
placebo da 74 a 55. I punteggi della spasticità furono invece ridotti significativamente.
Brady et al. (2004) hanno investigato l’effetto della cannabis in 21 pazienti con disfunzioni della vescica, 15 dei quali
hanno completato lo studio. L’urgenza urinaria, il numero e il volume degli episodi di incontinenza, la frequenza dello
svuotamento della vescica, e la nicturia diminuirono tutti significativamente a seguito del trattamento.
Gli abstracts degli articoli sono disponibili online nell’archivio di studi clinici IACM all’indirizzo
http://www.cannabis-med.org/studies/study.php

L’ESTRATTO MEDICINALE A BASE DI CANNABIS MIGLIORA LA SPASTICITÀ NEI PAZIENTI CON SCLEROSI MULTIPLA
L’obiettivo dello studio è stato quello di valutare se un estratto medicinale a base di Cannabis fosse in grado di ridurre alcuni sintomi nei pazienti con sclerosi multipla.
Sono stati arruolati 160 pazienti ambulatoriali affetti da sclerosi multipla e che manifestavano spasticità, spasmi, problemi alla vescica, tremore o dolore.
I pazienti sono stati trattati con spray oromucosali di placebo, oppure con estratti medicinali a base di Cannabis contenenti uguali quantità di delta-9-tetraidrocannabinolo ( THC ) e cannabidiolo ( CBD ) ad una dose di 2.5-120mg ogni giorno, in dosi separate.
La misura dell’outcome primario era il punteggio della scala VAS ( Visual Analogue Scale) per ciascuno dei sintomi più fastidiosi avvertiti dal paziente.
Dopo la somministrazione degli estratti a base di Cannabis, il punteggio del sintomo primario si è ridotto da un valore medio di 74.36 a 48.89, e da 74.31 a 54.79 con placebo.
I punteggi VAS per la spasticità si sono significativamente ridotti dopo l’assunzione dell’estratto medicinale a base di Cannabis (Sativex) rispetto al placebo ( p = 0.001 ).
Non sono stati riscontrati significativi effetti indesiderati sulla funzione cognitiva o sull’umore, e l’intossicazione è risultata generalmente lieve.

SCIENZA: CANNABIS

E SCLEROSI MULTIPLA – 1
In questo studio, condotto su 160 pazienti con Sclerosi Multipla provenienti da 3 centri clinici inglesi, è stato valutato l’effetto di estratti standardizzati di cannabis su sintomi diversi: spasticità, disturbi urinari, tremore, dolore.
Vari derivati della cannabis (somministrati per bocca o sotto forma di spray orale) sono stati confrontati con preparazioni analoghe di placebo. Per ogni paziente l’eventuale attività veniva valutata rispetto al suo sintomo principale, utilizzando un punteggio, soggettivo, basato su una scala analogica.
Gli estratti di cannabis sono risultati più efficaci del placebo nel ridurre la gravità media del sintomo-indice; per la spasticità, in particolare, la differenza tra farmaco attivo e placebo è stata altamente significativa. Non sono stati osservati effetti collaterali di rilievo sull’umore o sulle facoltà cognitive e, in generale, la tossicità del trattamento è stata modesta.

 CANNABIS E SCLEROSI MULTIPLA – 2
Questo studio, randomizzato e in doppio cieco, è stato condotto allo scopo di verificare l’attività di estratti standardizzati di cannabis sativa, somministrati per via orale, in 50 soggetti scarsamente responsivi ai comuni trattamenti antispastici,
ricoverati presso una struttura di riabilitazione, in Germania.
Il disegno dello studio, piuttosto complesso, prevedeva la somministrazione di farmaco attivo e di placebo in un gruppo di controllo, per una durata di 14 giorni. La valutazione dei risultati si basava su rilevazioni soggettive e oggettive.
Lo studio, pur non avendo evidenziato differenze statisticamente significative a favore del trattamento con l’estratto di cannabis, ha mostrato una tendenza al miglioramento della spasticità, a fronte di effetti collaterali di entità moderata.

UN AGONISTA DEI RECETTORI PER I CANNABINOIDI ATTENUA L’ INTERAZIONE LEUCOCITI-ENDOTELIO IN UN MODELLO SPERIMENTALE DI SCLEROSI MULTIPLA

( Xagena – Neurologia )
L’interazione tra leucociti ed endotelio rappresenta un importante step nella progressione della sclerosi multipla.
Gli agonisti dei recettori per i cannabinoidi sono in grado di down-regolare le risposte immunitarie.
Esistono inoltre evidenze, seppur preliminari, che queste sostanze possono rallentare la progressione della sclerosi multipla.
Ricercatori della Temple University a Filadelfia hanno esaminato come gli agonisti dei recettori per i cannabinoidi possano interfere con il “rolling” e l’adesione dei leucociti.
Lo studio ha riguardato animali affetti da encefalomielite autoimmune sperimentale ( EAE ), una malattia simile alla sclerosi multipla.
I risultati hanno dimostrato che l’EAE aumenta il “rolling” e l’adesione dei leucociti a livello cerebrale e che questa aumentata interazione leucociti-endotelio può essere attenuata mediante somministrazione di WIN 55212-2. ( Xagena )
Di SclerosiOnline.net 

INCORAGGIANTI GLI EFFETTI DI UN ESTRATTO DELLA CANNABIS SULLA SPASTICITÀ, UNO DEI SINTOMI PIÙ COMUNI DELLA SM
La casa farmaceutica GW Pharmaceuticals ha annunciato risultati preliminari positivi nel trial clinico di fase III che valuta l’effetto di Sativex® sulla spasticità in 189 pazienti con SM.
Nel trial di fase III, è stato evidenziato un miglioramento statisticamente significativo, rispetto al placebo, nella spasticità misurata tramite una scala numerica (p<0.05), l’end point primario dello studio. Altre scale di misurazione secondarie, come la scala di Ashworth, hanno fornito risultati in favore di Sativex® che però non hanno raggiunto la significatività statistica.
Il trial è multicentrico, in doppio cieco, randomizzato con placebo. Oltre al farmaco dello studio, i pazienti hanno continuato ad assumere la loro terapia di base. La spasticità è uno dei sintomi più comuni della SM e può interferire su molti aspetti della vita quotidiana.
Il dr. Geoffrey Guy, presidente esecutivo della GW Pharmaceuticals, ha affermato “Questo positivo trial di fase III supporta ulteriormente i dati sull’efficacia di Sativex® sulla spasticità, uno dei sintomi più comuni della SM. Gli effetti ottenuti in questo trial sono superiori a quelli ottenuti dai pazienti con le loro terapie di base. Oltre all’effetto sulla spasticità, i trial precedenti sulla SM hanno mostrato che il farmaco riduce il dolore e i disturbi del sonno e migliora la qualità della vita.”
Vi ricordiamo che Sativex® è un estratto dalla pianta medicinale cannabis che contiene tetraidrocannabinolo (THC) e cannabinoidi (CBD) come componenti principali. Il farmaco viene somministrato tramite spray orale.

 CANNABIS E SCLEROSI MULTIPLA, BENEFICI A LUNGO TERMINE
Sono stati presentati al convegno della “British Association for the Advancement of Science”, a Exeter, i risultati della prosecuzione del follow-up dello studio CAMS,pubblicato lo scorso novembre su Lancet, e condotto su 630 malati di sclerosi multipla. Il prof. Zajicek, ricercatore del Derriford Hospital di Plymouth (UK) che ha coordinato lo studio – pur pesando le parole con la massima prudenza – ha detto che, sulla base delle nuove osservazioni, sembrano esserci benefici a lungo termine che non si erano resi evidenti nella prima parte dello studio, e in particolare che la cannabis può aiutare a rilassare i muscoli rigidi e spastici, oltre che migliorare l’umore dei malati. Alla fine della prima fase dello studio (15 settimane), più di 500 pazienti avevano accettato di continuare la terapia in corso (THC, estratto di cannabis, o placebo) per un intero anno. Alla fine dei 12 mesi i pazienti che avevano ricevuto la sostanza attiva hanno mostrato decisi miglioramenti, sia come riduzione della spasticità, sia come riduzione generale del grado di disabilità. Il risultato è in accordo con gli studi su animali che hanno mostrato che i cannabinoidi riducono il danno neurologico e ritardano la morte delle cellule. I risultati del nuovo studio dovrebbero essere pubblicati fra breve.
A distanza di qualche giorno, a Parigi, nel corso del “Meeting of the International Continence Society and the International UroGynecological Association”, sono stati presentati risultati molto incoraggianti sull’efficacia dei cannabinoidi nel trattamento dell’incontinenza urinaria nei malati di sclerosi multipla. Lo studio ha dimostrato che i cannabinoidi diminuiscono sia il numero di episodi di incontinenza sia la quantità di urina perduta. Secondo uno dei ricercatori, il dr. Robert Freeman, urologo di Plymouth, sebbene siano necessari ulteriori studi a conferma, i risultati si devono considerare molto incoraggianti, considerando che fino all’80% dei malati di sclerosi multipla ha problemi di incontinenza urinaria.

CANNABIS MEDICINE TRIAL REVEALS BENEFIT TO MS SUFFERERS
CANNABIS-BASED medicines may be of benefit to some multiple sclerosis sufferers, research showed today. But scientists studying more than 600 people around the UK found no objective proof that the drug actually reduced muscle stiffness in the arms and legs of MS patients. The research, published in The Lancet, showed mixed results to the three-year trial, which many had hoped would help lead to cannabis-based treatments being widely prescribed. The Multiple Sclerosis Society said on the evidence now available, those who might benefit from the drug should have the treatment provided on the NHS. Many MS sufferers have found the class B drug gives them relief from the crippling condition, which includes symptoms such as spasticity, pain and tremors, and have risked arrest so they can take cannabis. The drug is due to be downgraded to class C in January, putting it alongside anabolic steroids and some prescription antidepressants, and making possession a largely non-arrestable offence. The world’s largest study of the medicinal potential of cannabinoids to treat MS was funded by the Medical Research Council. The researchers found that when spasticity was assessed, there was no overall detectable change in patients taking cannabis. But in interviews, around two-thirds of patients on the cannabis treatments said they felt their spasticity had improved.
Nota: www.scotsman.com

GB. CANNABIS TERAPEUTICA: I PRIMI RISULTATI POSITIVI DELLA SPERIMENTAZIONE UFFICIALE
In uno studio che ha coinvolto 350 pazienti malati di sclerosi multipla, l’azienda farmaceutica “GW Pharmaceuticals”, che sta sperimentando l’uso medico della cannabis, ha rilevato risultati statisticamente significativi sulla riduzione di dolori neuropatici e di disturbi del sonno. I risultati di questo studio, che e’ il primo che viene eseguito in modo ufficiale, ai primi del 2003 verranno sottoposti alla Medicines Control Agency, in modo da poter lanciare sul mercato britannico, prima della fine del nuovo anno, il primo farmaco a base di cannabis. Per questo motivo la GW, nei prossimi mesi, si incontrera’ con le aziende farmaceutiche AstraZeneca e GlaxoSmithKline per cercare di stabilire un accordo sulla promozione e sulla distribuzione.

 UN ESTRATTO DI CANNABIS È EFFICACE NELLA SCLEROSI MULTIPLA
In uno studio alla Clinica Montana (Svizzera) sotto la guida del dott. Claude Vaney sono stati studiati gli effetti di capsule di estratto di cannabis su 57 pazienti con sclerosi multipla.
In un disegno “crossover” metà dei pazienti ricevette prima un placebo e poi l’estratto, mentre l’altra metà ricevette prima la cannabis. La dose fu aggiustata secondo la tolleranza individuale. Le dosi massime giornaliere variarono fra 75 e 30 mg di THC.
Il tono muscolare valutato con la scala Ashworth non fu significativamente influenzato dalla cannabis in confronto al placebo. Tuttavia, soggettivamente il numero di spasmi muscolari e la loro intensità furono ridotti. La mobilità, come misurata con il Rivermead-Mobility-Index (RMI) migliorò con la cannabis. Il sonno non fu influenzato significativamente. In generale, il farmaco fu ben tollerato. Le performances cognitive e motorie non furono significativamente influenzate dalla cannabis.
Una pubblicazione dettagliata è in corso di preparazione.

 IL FORTE CONSUMO DI CANNABIS NON HA EFFETTI A LUNGO TERMINE SULL’INTELLIGENZA GLOBALE
Un ricercatore canadese confrontò il quoziente di intelligenza (QI) di 15 forti consumatori attuali di cannabis, 9 modesti consumatori attuali, 9 ex consumatori regolari e 37 non-consumatori in un gruppo di 70 giovani. I partecipanti erano stati seguiti fin dalla nascita, e all’epoca dello studio avevano 17-20 anni.
L’uso attuale di marijuana era significativamente correlato relativamente alla dose con un declino del QI quando era confrontato con il QI misurato all’età di 9-12 anni. Nei forti consumatori attuali il QI dimostrava una diminuzione di 4.1 punti, confrontata con guadagni di QI per i modesti consumatori attuali (5.8), ex-consumatori (3.5) e non- consumatori (2.6).
Gli autori conclusero che l’uso attuale di cannabis “aveva un effetto negativo sul punteggio globale del QI solo nei soggetti che fumavano 5 o più spinelli alla settimana” e che “la marijuana non ha un effetto negativo a lungo termine sull’intelligenza globale.” Gli ex-consumatori avevano fumato marijuana regolarmente nel passato, ma non per almeno gli ultimi 3 mesi. Forte consumo attuale era definito come fumare almeno 5 spinelli alla settimana. Modesto consumo era definito come consumo di meno 5 spinelli alla settimana.

OLANDA: CANNABIS SU PRESCRIZIONE ENTRO UN ANNO
Un’ampia maggioranza dei deputati nella Camera bassa del Parlamento ha detto l’8 aprile che sosterrà una proposta di legge del governo per permettere ai medici di prescrivere cannabis.
La legge ha anche bisogno dell’approvazione del Senato, attesa nel corso dell’anno. Se passerà, due coltivatori selezionati e controllati dal governo produrranno la cannabis. I parlamentari dei tre partiti al governo e dei due maggiori partiti all’opposizione hanno detto che approveranno la legge.
Il portavoce del ministro della salute Bas Kuik ha detto che la cannabis per scopi medici sarà probabilmente disponibile nelle farmacie entro un anno.

SCIENZA: EFFETTI ANALGESICI DEL CANNABINOIDE CT-3 NEL DOLORE NEUROPATICO
Uno studio clinico randomizzato in doppio cieco, condotto su un piccolo gruppo di 21 pazienti, ha dimostrato l’efficacia del cannabinoide sintetico CT-3 quale analgesico nei pazienti con dolore neuropatico cronico. I risultati dello studio, che erano stati presentati dal dottor Udo Schneider della Medical School of Hannover , alla conferenza IACM dello scorso settembre, sono stati adesso pubblicati sul Journal of the American Medical Association.

 I CANNABINOIDI INIBISCONO LA NEURODEGENERAZIONE NELLA SM
Questa ricerca, che ha utilizzato un modello animale della sclerosi multipla, chiamato encefalomielite sperimentale allergica (ESA), dimostra che i topi privi di recettori per i cannabinoidi CB-1 tollerano molto meno gli insulti infiammatori rispetto ai topi normali che sviluppano notevole neurodegenerazione per una reazione immunitaria.Gli autori concludono che “in aggiunta al controllo dei sintomi, la cannabis potrebbe anche rallentare i processi neurodegenerativi che alla fine portano alla disabilita’ cronica nella sclerosi multipla e forse anche in altre malattie.”

UN VASTO STUDIO BRITANNICO MOSTRA CHE LA CANNABIS RIDUCE I SINTOMI DELLA SCLEROSI MULTIPLA
Il più grande studio sull’uso della cannabis e del THC (dronabinolo) per alleviare i sintomi della sclerosi multipla (SM) ha prodotto risultati misti, ma i medici affermano che ci sono dati sufficienti per concedere la licenza per il trattamento della malattia.
Benché non ci siano prove obiettive che la cannabis allevi la spasticità, ovvero la rigidità muscolare causata dall’affezione, i pazienti hanno riferito miglioramenti in rapporto al dolore e agli spasmi. Anche la mobilità è risultata migliorata.
657 pazienti affetti da SM stabile e spasticità muscolare hanno ricevuto o una capsula di estratto di cannabis, o THC o un placebo. Le capsule di cannabis contenevano 2.5 mg di THC e 1.25 mg di cannabidiolo (CBD). La sperimentazione è durata 15 settimane ed è cominciata con una fase di aggiustamento della dose di 5 settimane: durante tale periodo, i pazienti sono stati richiesti di aumentare la loro dose di una capsula due volte al giorno ad intervalli settimanali fino ad una dose massima giornaliera di 10-25 mg di THC (a seconda del peso corporeo). Se si presentavano effetti collaterali, ai pazienti veniva consigliato di non aumentare la dose.
La cura è stata generalmente ben tollerata. Non è stato rilevato un miglioramento obiettivo della spasticità misurata secondo la scala di Ashworth. Tuttavia, si è rilevata una tendenza ad un lieve miglioramento nei pazienti sotto cannabis e THC, con una riduzione sul totale del punteggio di Ashworth di 0.32 per la cannabis e di 0.42 per il THC rispetto al placebo. Si è rilevato, invece, un effetto curativo per quanto riguarda certi sintomi soggettivi. Il 61% ed il 60% dei pazienti cui sono stati somministrati, rispettivamente, estratto di cannabis e THC hanno riferito un miglioramento della spasticità, rispetto al solo 46% di quelli sotto placebo. Per il dolore le cifre corrispondenti sono state, rispettivamente, 42%, 35% e 26%. E’ stata anche dimostrato un miglioramento della deambulazione con la cannabis e il THC per i pazienti dotati di mobilità.
“C’è una fascia di positivi ed una di negativi. Tutto sommato, penso che ci sono dati sufficienti per procedere con la licenza e il processo di registrazione” ha detto alla Reuters il dott. John Zajicek, che ha diretto lo studio. Zajicek ha anche affermato che la ricerca solleva il problema di decidere se è più importante la valutazione del medico o la prospettiva del malato. “Io ritengo che se c’è un conflitto, ciò che è importante è la percezione del malato e quindi considero i risultati piuttosto incoraggianti” ha dichiarato all’Associated Press il dott. Roger Pertwee, professore di neurofarmacologia all’Università di Aberdeen, che non era coinvolto nello studio. Una possibile spiegazione per i risultati misti potrebbe essere che la prova muscolare chiamata scala di Ashworth non è abbastanza sensibile per cogliere modificazioni che risultano invece significative per il paziente. “Si tratta di una prova molto remota dalla vita di ogni giorno. Spostare su e giù la gamba di qualcuno che giace su un lettino non si traduce necessariamente molto bene in ciò che accade quando la stessa persona si alza, cerca di camminare in giro o fa i lavori di casa e così via” ha detto il dott. Alan Thompson, professore di neurologia a Londra.

CANNABIS MEDICINE TRIAL REVEALS BENEFIT TO MS SUFFERERS
CANNABIS-BASED medicines may be of benefit to some multiple sclerosis sufferers, research showed today. But scientists studying more than 600 people around the UK found no objective proof that the drug actually reduced muscle stiffness in the arms and legs of MS patients. The research, published in The Lancet, showed mixed results to the three-year trial, which many had hoped would help lead to cannabis-based treatments being widely prescribed. The Multiple Sclerosis Society said on the evidence now available, those who might benefit from the drug should have the treatment provided on the NHS. Many MS sufferers have found the class B drug gives them relief from the crippling condition, which includes symptoms such as spasticity, pain and tremors, and have risked arrest so they can take cannabis. The drug is due to be downgraded to class C in January, putting it alongside anabolic steroids and some prescription antidepressants, and making possession a largely non-arrestable offence. The world’s largest study of the medicinal potential of cannabinoids to treat MS was funded by the Medical Research Council. The researchers found that when spasticity was assessed, there was no overall detectable change in patients taking cannabis. But in interviews, around two-thirds of patients on the cannabis treatments said they felt their spasticity had improved. Nota: www.scotsman.com

Notizie in breve

GB,MARIJUANA PUO’ AIUTARE MALATI SCLEROSI MULTIPLA
(ANSA) – LONDRA, 7 NOV – Medicinali a base di marijuana possono alleviare le sofferenze dei malati di sclerosi multipla. Lo ha stabilito uno studio dell’universita’ di Plymouth, il piu’ approfondito compiuto finora nel mondo, pubblicato sulla rivista medica The Lancet. I ricercatori hanno testato gli effetti della droga su 600 pazienti britannici e circa i due terzi hanno detto di aver riscontrato una diminuzione dei sintomi della malattia. I malati di sclerosi multipla, che solo nel Regno Unito sono circa 85mila, soffrono di spasmi muscolari, forti dolori e insonnia. La sclerosi e’ la malattia neurologica piu’ diffusa tra i giovani adulti del mondo occidentale. I prodotti derivati dalla marijuana possono aiutare, secondo la ricerca, tutte queste persone ad ottenere una migliore qualita’ della vita. ”Questi miglioramenti possono fare la differenza, per le persone malate di sclerosi multipla – ha commentato Mike O’Donovan, capo esecutivo della Multiple Sclerosis Society – e crediamo che quello che puo’ portare beneficio ai malati dovrebbe poter essere prescritto come cura dal sistema sanitario nazionale”. Gli stessi pazienti hanno detto di sentirsi meglio quando assumono marijuana, sentendo molto meno sintomi quali spasmi muscolari e tremori. Diverse compagnie farmaceutiche stanno gia’ lavorando allo sviluppo di medicinali basati su derivati della droga.

 IL THC E LA CANNABIS ALLEVIANO IL DOLORE NELLA SCLEROSI MULTIPLA
Al Quarto Congresso dell’European Federation of IASP Chapters il 2-6 Settembre 2003 a Praga sono stati presentati due nuovi studi clinici su prodotti a base di cannabis nella sclerosi multipla, uno di ricercatori danesi che hanno studiato gli effetti del THC (dronabinol) in 2 pazienti con SM e uno di ricercatori inglesi che hanno studiato l’efficacia di uno spray sublinguale di cannabis in 66 pazienti con SM. Sotto la guida del dr. KB Svendsen del Danish Pain Research Center dell’Aarhus University Hospital, 24 pazienti SM con dolore neuropatico sono stati sottoposti a uno studio crossover in doppio cieco, controllato con placebo, con il dronabinol (THC), somministrato fino a un massimo di 10 mg al giorno. Le due fasi di trattamento di 3 settimane furono separate da un periodo di 3 settimane di “wash out” (eliminazione totale della sostanza). L’intensità del dolore spontaneo diminuì significativamente durante il trattamento con dronabinol rispetto al placebo. Il sollievo dal dolore fu significativamente più grande con il dronabinol. I dottori CA Young and DJ Rog del Walton Centre for Neurology and Neurosurgery di Liverpool hanno presentato i risultati del loro studio parallelo, controllato con placebo con uno spray sublinguale di cannabis contenente 2.7 mg THC e 2.5 mg CBD per erogazione in 66 pazienti con SM, che potevano prendere fino a 48 unità al giorno. Dopo 4 settimane ci fu una significativa riduzione del dolore in media e una significativa riduzione dei disturbi del sonno.

 CANNABIS E SISTEMA IMMUNITARIO
Uno studio pubblicato sulla rivista “Neuroimmunology” ha focalizzato l’attenzione sul possibile ruolo dei cannabinoidi nel trattamento di malattie infiammatorie croniche su base autoimmunitaria quali l’artrite reumatoide o il lupus eritematoso. Le malattie autoimmuni, e le reazioni immunitarie in generale, sono oggi una delle frontiere della medicina. La Cannabis e’ stata ripetutamente accusata, anche sulla stampa popolare, di avere un’azione “immunosoppressiva”, in questo modo intendendo sottolineare terroristicamente che l’uso di marijuana indebolirebbe le difese naturali dell’organismo. In realta’, una serie di studi su colture cellulari e su animali, oltre che un numero crescente di esperienze aneddotiche nell’uomo, hanno cominciato a delucidare il ruolo della cannabis, o meglio dei cannabinoidi, all’interno del complicatissimo, e ancora insufficientemente conosciuto, sistema immunitario, e delle sue relazioni con gli altri due sistemi-chiave di controllo degli organismi superiori: il sistema nervoso e il sistema endocrino. Su queste basi, si dovrebbe parlare piu’ correttamente di un ruolo “immunomodulatorio” dei cannabinoidi, che sembrano agire all’interno del sistema immunitario a diversi livelli.
Il primo livello e’ la modulazione dell’attivita’ della “prima linea” delle cellule immunocompetenti, i linfociti T e B e le cellule NK (?natural killer?). Un secondo livello riguarda il possibile ruolo dei cannabinoidi nella modulazione – sempre attraverso il loro effetto sulla risposta immunitaria dell’ospite – della resistenza alle infezioni, sia da virus (Herpes simplex, retrovirus murini) che da batteri (Stafilococco, Listeria, Treponema, Legionella). A un terzo livello, i cannabinoidi giocherebbero un ruolo importante all’interno dei meccanismi immunitari mediati da citochine, particolarmente importanti nelle malattie autoimmuni. Essi modulerebbero la produzione e la funzione delle citochine rilasciate sia nella fase acuta che nella fase tardiva della risposta immune, nonche’ l’attivita’ di cellule chiave come i macrofagi e i linfociti T-helper (Th1 e Th2). E’ oggi noto che le malattie autoimmuni sono caratterizzate da diversi “profili citochinici” e – posto che l’attivazione dei recettori dei cannabinoidi presenti sulle cellule immunocompetenti sembra determinare essenzialmente uno spostamento della risposta citochinica da un profilo Th1 a un profilo Th2 – i cannabinoidi (agonisti o antagonisti) potrebbero dimostrarsi utili almeno in alcune di esse. Certo, non si puo’ negare che siamo ancora lontani dall’avere un quadro completo e prove conclusive, ma cio’ che e’ gia’ noto e’ piu’ che sufficiente per giustificare ricerche approfondite in un campo fra i piu’ complessi e affascinanti della medicina. Tutti i farmaci immunosoppressivi oggi in uso (prednisone, metotrexate, ciclofosfamide, azatioprina, ciclosporina), pur essendo spesso irrinunciabili, sono anche estremamente tossici e poco maneggevoli. I cannabinoidi – di cui e’ incontestabile la minima se non nulla tossicita’ acuta e cronica – potrebbero, almeno in alcune situazioni, rivelarsi buoni sostitutivi o coadiuvanti di altri farmaci in diverse malattie autoimmuni.




Fonti:  http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=18556
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150871567492382&set=a.86463527381.97072.71253357381&type=1
http://www.2duerighe.com/attualita/5845-usi-terapeutici-della-cannabis-appelo-al-ministro-giovanardi.html
             http://www.pazienticannabis.org/wp/studi/sclerosi-multipla
http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=18556
New Scientist -10 Set 2004 – 
http://www.newscientist.com/
The Guardian, 11 Set 2004 – 
http://www.guardian.co.uk/guardian/
Medical Post – 21 Set 2004 – 
http://www.medicalpost.com/
Per saperne di più: 
http://www.hs.plymouth.ac.uk/cannabis-trial/
 http://www.aism.it/includes/homepage/home_core_70000.asp?cat=70000&id=1314
www.serono.org

http://www.cannabis-med.org/studies/study.php  
 www.canorml.org/prop/cblist.html
 www.medicalcannabis.com/conference/

commenti
  1. Arachi Vincenzo scrive:

    La cannabis fa bene per l epilessia , sono convinto in quanto ho preso tanti farmaci e sono pochi quelli che hanno funzionato ma ho provato a fumare e sono stato bene , mi dispiace confermare questo ma in Italia dovrebbero , anziché proporre tanti principi attivi , dare la cannabis ai sofferenti di epilessia . Questo e’. Grazie buon lavoro cordiali

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