Quando i contadini si ribellarono nel giorno di Sant’Antuono

Pubblicato: 19 gennaio 2012 in Cultura, Notizie e politica

Il confronto a Calitri dedicato ai Falò rituali

E’ stata l’occasione per rileggere la memoria irpina e insieme analizzare il momento di crisi che vive il paese il convegno “I Falò rituali. Il fuoco che cova”, tenutosi ieri pomeriggio presso la sala ex Eca di Calitri. L’omaggio alla tradizione di Sant’Antuono si è tramutato in un’interessante discussione sul rapporto tra presente e passato, sulla storia delle lotte contadine che non sono apparse mai così attuali così oggi. A prendere parte al dibattito Antonio Lampariello, Segretario Circolo Sel Calitri, gli studiosi Antonio Maffucci, Alfonso Nannariello, Annibale Cogliano, il sindacalista Franco Fiordellisi, il giornalista Paolo Speranza. E’ stato Fiordellisi a sottolineare come: «Abbiamo scelto di partire da un episodio legato alla storia popolare, affidato alla tradizione orale. Il 17 gennaio del 1881, stanchi dei soprusi del sindaco-prete Pasquale Berrilli che rifiutava di adempiere alla circolare che imponeva la quotizzazione delle terre, alcuni braccianti si ribellarono e diedero fuoco alle siepi che delimitavano il terreno demaniale. Una vicenda ampiamente riportata anche da alcune riviste locali. Ecco, leggendo questa documentazione è impossibile non sottolineare le analogie che legano il momento presente al passato. Oggi come ier,i il malcontento serpeggia fortissimo, ci troviamo di fronte ad una crisi della politica che ha determinato la perdita di valori come quello della solidarietà e l’abbandono progressivo delle aree interne, sempre più lasciate alle loro contraddizioni. Quest’incontro diventa uno strumento per sollecitare una forte presa di coscienza da parte della comunità. La crisi dei distretti industriali in Alta Irpinia, la scarsa attenzione rivolta all’agricoltura, la preoccupante crescita del fenomeno emigrazione, i dati Istat che sottolineano come aumenti costantemente la percentuale delle famiglie a rischio povertà sono segnali che non possono essere trascurati, l’obiettivo dovrebbe essere quello di uno sviluppo armonico del territorio e della valorizzazione delle risorse locali ma è un obiettivo che appare sempre più difficile da raggiungere. Il timore è che l’Italia possa davvero fare la stessa fine del Concordia, con i capi che negano il problema e scappano e i poveri Cristi costretti a rimboccarsi le maniche». 
Gli fa eco Lampariello, per tutti Tanino: «L’idea ci è venuta ascoltando vecchie canzoni in cui i rivoltosi inneggiavano al grido di “Abbasso la ciaula”, termine che indica il cappello da prete, così il falò di Sant’Antonio, simbolo del mondo contadino, diventava un pretesto per far sentire la propria voce. Abbiamo voluto raccontare la rabbia di quei contadini per interrogarci sul momento presente in cui sembra covare la stessa rabbia, di fronte ad una politica che appare sempre meno attenta alle esigenze della comunità. L’invito è, dunque, quello di non sottovalutare questa rabbia, di ripartire dalla consapevolezza del difficile momento che viviamo. Una rabbia dalla quale dobbiamo ripartire per chiedere con forza il rispetto dei diritti delle fasce più deboli». A Speranza e Cogliano il compito di ricostruire nel dettaglio l’epopea delle lotte contadine altirpine contro il latifondo che determinarono la conquista di un diritto che i braccianti inseguivano da tempo.

Fonti: http://www.corriereirpinia.it/default.php?id=999&art_id=15313

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