“Il crimine e il castigo”

Pubblicato: 10 gennaio 2012 in Cultura, Hobby, Intrattenimento

Le parole del profeta Almustafà di Khalil Gibran ( جبران خليل جبران‎ Ğubrān Ḫalīl Ğubrān) nel Il Profeta ( Massime spirituali).

“È quando il vostro spirito va errando nel vento che voi, soli e senza vigilanza, commettete errori verso gli altri e, quindi, anche verso voi stessi. E per questo errore che avete commesso dovete bussare alla porta degli eletti e lì restare un momento inascoltati. Simile all’oceano è il vostro sé divino: in eterno resta incontaminato, e come l’etere solleva soltanto chi ha le ali. Simile al sole è il vostro sé divino: non conosce il cammino della talpa e non cerca le fessure del serpente. Ma il vostro sé divino non dimora solo nel vostro essere: una parte di voi è ancora uomo, e una gran parte di uomo non è ancora uomo, bensì un pigmeo informe che cammina dormendo nella bruma in cerca del proprio risveglio.
È dell’uomo che è in voi che adesso vi vorrei parlare, perché è lui e non il vostro sé divino, e neppure il pigmeo della bruma, che conosce il crimine e il castigo del crimine. Spesso vi ho sentiti parlare di colui che commette un errore come se non fosse uno di voi, ma uno straniero in mezzo a voi o un intruso nel vostro mondo. Ma io dico che come il santo e il giusto non possono elevarsi al di sopra di ciò che vi è di più alto in ognuno di voi, così il malvagio e il debole non possono cadere più in basso di ciò che vi è di più in basso in voi.
E come una foglia non può ingiallire senza che l’intero albero ne sia a conoscenza, così il malfattore non può compiere le sue malefatte senza il segreto consenso di ognuno di voi. Come una processione voi avanzate insieme verso il vostro sé divino. Voi siete il cammino e voi siete coloro che camminano.
E quando uno di voi cade, cade per coloro che sono dietro di lui: è lui che li avverte che c’è una pietra che può farli inciampare. Ed egli cade anche per coloro che sono davanti a lui e che, pur avendo il piede più rapido e più sicuro, non hanno rimosso l’ostacolo della pietra.
E anche questo vi dico, anche se queste valore graveranno pesantemente sui vostri cuori: la vittima di un omicidio non è senza responsabilità nel proprio assassinio, e la vittima di un furto non è senza responsabilità del furto subito. Il giusto non è innocente degli atti del malfattore, e chi ha le mani candide non è innocente degli atti del delinquente.
Sì, il colpevole è sovente vittima dell’offeso, e più sovente ancora il condannato porta il fardello dell’innocente e dell’irreprensibile. Voi non potete separare il giusto dall’ingiusto e il buono dal malvagio, poiché insieme rivolgono il viso al sole, proprio come il filo bianco e il filo nero sono tessuti insieme, e se il filo nero si rompe il tessitore esaminerà tutto il tessuto, ed esaminerà però anche il suo telaio.
Se uno di voi volesse portare in giudizio la sposa infedele, pesi sulla bilancia anche il cuore di suo marito, e ne misuri l’anima con giustizia, e chi volesse frustare l’offensore, guardi nell’animo dell’offeso, e se qualcuno di voi volesse punire in nome della virtù e colpire con l’ascia l’albero del male, ne guardi con attenzione le radici, e troverà le radici del bene e del male, dell’albero coperto di frutti come di quello senza frutti, tutte intrecciate le une alle altre nel cuore della terra.
E voi, giudici, che volete esser giusti, quale giudizio pronunciate contro chi è onesto nella carne pur essendo un brigante nello spirito? Quale pena infliggerete a chi uccide nella carne mentre è stato lui stesso ucciso nello spirito? E come giudicherete colui che si comporta da ingannatore e oppressore mentre è lui stesso ferito e offeso? E come punirete coloro il cui rimorso è già più grande del misfatto? Il rimorso non è forse un rendere giustizia a quella stessa legge che voi desiderate servire? Voi però non potete imporre il rimorso all’innocente, né abolirlo dal cuore del colpevole. Senza essere invitato esso verrà nella notte affinché gli uomini si sveglino e guardino se stessi.
E voi che volete comprendere la giustizia come potete farlo se non esaminando ogni azione in piena luce? Soltanto allora capirete che chi è in piedi e chi è caduto non sono che una sola persona che se ne sta nella penombra tra il giorno del suo sé pigmeo e la notte del suo sé divino, e capirete che la pietra angolare del tempio non è superiore alla pietra più bassa delle sue fondamenta.”

      

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