una triste realtà: il termodistruttore la Fenice di San Nicola di Melfi inquina…

Pubblicato: 2 novembre 2011 in Notizie e politica, Salute e Benessere

QUESTA E’ LA DENUNCIA CHE E’ STATA INOLTRATA SUI FATTI DI FENICE DAL COMITATO DIRITTO ALLA SALUTE LAVELLO NOI ED ALTRI pubblicata da Giuseppe Di Bello il giorno mercoledì 12 ottobre 2011 alle ore 12.53 Al Signor Procuratore della Repubblica di Melfi Al Signor Procuratore della Repubblica di Potenza Al Ministro dell’Ambiente Al Direttore Generale dell’Istituto Superiore della Sanità Alla Corte di Giustizia Europea – Sezione Tematiche Ambientali Al signor Presidente della Giunta Regionale di Basilicata Al Direttore Gen. Dell’A.R.P.A.B. di Basilicata Al Comandante dei NOE di Basilicata Agli Organi di Stampa ed informazione ai sensi della Convenzione di Aarhus LORO SEDI ESPOSTO DENUNCIA QUERELA A carico di: Il Legale rappresentante dell’Inceneritore Fenice SPA Gruppo EDF con sede operativa in Località San Nicola di Melfi (PZ) e soggetti pubblici e privati da identificare. Violazioni di legge oggetto della presente denuncia: Violazione dell’’art. 32 della Costituzione Italiana, che sancisce la tutela della salute come ”diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività” Articolo 452 del Codice Penale Delitti colposi contro la salute pubblica. Violazione al D.L.vo n. 152/2006, violazione al D.L.vo 31/2001, Violazione al D.L.vo n. 152/1999, in particolare al Titolo III “Tutela dei corpi idrici e disciplina degli scarichi”. Violazione alla legge 833/1978 in materia di igiene e sanità pubblica; Luogo e data degli episodi oggetto della presente denuncia: Località San Nicola di Melfi (PZ) luogo di ubicazione dell’Inceneritore Fenice, fatti accaduti continuativamente dal 2002 ad oggi. PARTE OFFESA Lo Stato – La Regione Basilicata – La Popolazione residente nel territorio ove insiste il Termodistrutture Fenice, i lavoratori le cui aziende ricadono nell’area Industriale di San Nicola di Melfi. Membri delle Associazioni in grado di riferire Nicola Abbiuso, Albina Colella, Giuseppe di Bello, Maurizio Bolognetti. Il Comitato Diritto alla Salute di Lavello con sede in Lavello (PZ) presso il Centro Sociale in Largo Tuscania CAP 85024, codice fiscale 93024540762 nella figura del legale rappresentante sig. Nicola Abbiuso nato a Lavello il 11/03/1963 ed ivi residente in Via S. Cossidente n.84, l’EHPA (Associazione per la Tutela dell’Ambiente e della Salute Basilicata), con sede in Potenza alla Via Mazzini n. 51 CAP 85100, codice fiscale 96065200766, i Radicali Lucani nella figura del legale rappresentante il Segretario Regionale, nonché membro della Direzione Nazionale Radicali Italiani e Consigliere Nazionale Ass. Concioni sig. Maurizio Bolognetti nato a Napoli il 30/10/1964 e residente a Latronico (PZ) in Via del Corso n. 5 – Cap 85043 DENUNCIANO quanto segue: Violazione dell’art. 32 della Costituzione Italiana che tutela il diritto alla salute – reato di Disastro ambientale – reato di Avvelenamento colposo – reato di Avvelenamento di sostanze alimentari, reato di Omissioni in atti d’ufficio aggravato dalla natura dell’omissione perché realizzata in danno della salute dei cittadini e dell’ambiente di Basilicata. L’inceneritore FENICE del Gruppo EDF, ubicato nell’area di San Nicola di Melfi (Basilicata), è l’inceneritore che in Italia brucia la maggiore quantità di rifiuti industriali pericolosi (circa il 40%) provenienti da tutta Italia, con oltre 20 mila tonnellate (rapporto ISPRA 2009). Le 20 mila tonnellate di rifiuti pericolosi ne producono 5 mila di ceneri altamente tossiche e pericolose, e non si conosce verso quale discarica siano indirizzate. Quanto Fenice inquini non è noto, perché i dati del monitoraggio dell’aria (importantissimo) non è noto all’opinione pubblica, perché i dati del monitoraggio dell’aria (importantissimo) relativi alle emissioni dei camini vengono inviati ai vari Enti: Comuni, Provincia, Regione, ARPAB, in formato cartaceo e quindi di non immediata fuibilità. Invece sono stati pubblicati recentemente dati dell’ARPA Basilicata che documentano come FENICE inquini le acque sotterranee con metalli pesanti e altre sostanze altamente cancerogene sin dall’anno 2002 ! L’ARPAB recentemente ha pubblicato sul suo sito i dati relativi alle analisi delle acque sotterranee dei pozzi-piezometri posti nei pressi dell’inceneritore, consultabili al seguente indirizzo internet: http://www.arpab.it/fenice/elencoTabelle.asp A titolo di esempio, i controlli effettuati dall’ARPAB nel 2009 hanno evidenziato il superamento delle concentrazioni-soglia prevista dalla legge (vedi tabella 2, allegato 5, parte IV del D.lgs n° 152/2006) relativamente ai parametri: Nichel, Mercurio, Fluoruri, Nitriti, Tricloroetano (altamente cancerogeno), Tricoloroetilene (altamente cancerogeno), Tetracloroetilene (altamente cancerogeno), Bromodiclorometano (altamente cancerogeno), Dibromoclorometano (altamente cancerogeno) (vedi nota alla Procura di Melfi del Ten. P. Ricciardella). Dal 2002 al 2007 i veleni finiti nella falda sono stati: Cromo, Mercurio, Piombo, Nichel, Cadmio, Arsenico, i V.O.C. (Volatile Organic Compound), la trielina. I dati dell’ARPAB hanno evidenziato valori costantemente superiori ai limiti soglia previsti dalla legge già a partire dalla fase iniziale di monitoraggio nel 2002, testimoniando il permanere di una allarmante contaminazione di sostanze pericolose nelle acque sotterranee della zona, con particolare riferimento a Mercurio, Nichel, Cadmio, Cromo e Piombo, nonché Arsenico e composti organici volatili (V.O.C.) Si tratta di elementi tossici caratterizzati, tra l’altro, dal cosiddetto BIOACCUMULO, cioè il processo per cui sostanze tossiche si accumulano all’interno degli organismi in concentrazioni superiori a quelle riscontrate nell’ambiente circostante, senza poter essere liberati da processi metabolici. Il bioaccumulo dei metalli pesanti quali Nichel, Berillio, Cromo, Cadmio e Arsenico è pericolosissimo per quel che concerne lo sviluppo di neoplasie infantili, di cardiopatie ischemiche, delle patologie respiratorie, di interferenza con i meccanismi di riparazione del Dna, e porta alla contaminazione delle colture della zona.. Si tratta dunque di un disastro ambientale accertato e che perdura da molto tempo, ed è lecito supporre che tale malfunzionamento abbia origine sin dall’inizio dell’attività dell’inceneritore Fenice nel 2000. Non si tratta di un inquinamento sporadico, ma continuo e costante, soprattutto per quanto riguarda il nichel, che è presente nelle acque di falda oltre i limiti di legge sin dal 2002. I signori della Edf hanno inquinato le matrici ambientali del Vulture-Melfese e la falda acquifera fin dal 2002 e intanto la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per la violazione della direttiva 2008/1/CE, che impone il rilascio di un’autorizzazione per tutte le attività industriali e agricole che presentano un notevole impatto inquinante. Fenice, infatti, opera dal 2000 in assenza di una “Autorizzazione Integrata Ambientale” (A.I.A.), ma con un’autorizzazione provvisoria della Provincia di Potenza che dura da 10 anni, nelle “more” del rilascio dell’AIA da parte della Regione! La più recente Autorizzazione provvisoria, rilasciata il 14/10/2010, ha validità per altri 10 anni. Omissione di atti d’ufficio – Violazione della Convenzione di Aharus del 1998 (ratificata dall’Italia con Legge n. 108/16.03.2001) e del diritto dei cittadini all’informazione in materia ambientale, all’accesso alle informazioni ambientali, alla partecipazione ai processi decisionali, alla giustizia in materia ambientale – Violazione della legge n. 349/08.07.1986 (in cui si stabilisce che “qualsiasi cittadino ha diritto di accesso alle informazioni sullo stato dell’ambiente disponibili, in conformità delle leggi vigenti, presso gli uffici della pubblica amministrazione, e può ottenere copia”, articolo 14, comma 3 – Violazione del D.LGS 152/2006 – Violazione del D.LGS 4/2008 – Violazione della direttiva 2003/4/CE del 28 gennaio 2003 – Violazione del decreto legislativo n. 195/19.08.2005. I cittadini hanno appreso dall’ARPAB (direttore R. Vita) la verità sull’inquinamento di Fenice solo nel settembre 2011, e cioè dopo 10 anni e dopo ripetute denunce verbali e giudiziarie, e reiterate sollecitazioni pubbliche da parte delle associazioni e comitati ambientalisti e di uomini politici. I dati su Fenice sono stati secretati e negati con argomentazioni pretestuose, che violano le norme di legge italiane ed europee sulla trasparenza dei dati ambientali. Il silenzio omertoso e complice di enti di controllo e istituzioni è durato dieci anni!!! Tale disastro e i dati ambientali relativi sono stati a tutti i livelli “mascherati e nascosti” fino ad oggi, con l’occultamento dei dati da parte dell’ARPAB e con la concessione di autorizzazioni da parte di Regione e Provincia che hanno garantito all’inceneritore di continuare a bruciare ed a inquinare impunemente. Da tre anni, ad esempio, il radicale M. Bolognetti chiedeva conto dei monitoraggi effettuati dall’ArpaB tra il 2002 e il 2007. Nel 2009 il direttore V. Sigillito sapeva dei dati sull’inquinamento di Fenice nel periodo 2002-2006, ma a aveva negato pubblicamente l’esistenza di rilievi. Ascoltato dalla II Commissione Permanente Regionale, ha negato di sapere dichiarando: “L’Arpab non ha effettuato analisi sulle acque di monitoraggio nell’ambito di Fenice dal 2002” ! Come ricorda lo stesso Bolognetti, nel giugno 2009 l’Arpab (direttore V. Sigillito) in una nota ufficiale cambiò versione e negò l’accesso ai dati del monitoraggio ambientale del Melfese, trincerandosi dietro l’inchiesta aperta dalla Procura di Melfi e appellandosi al segreto istruttorio ! Dopo mesi di pressioni, ad ottobre del 2009, l’Arpab quei dati li tirò finalmente fuori. Dissero che era venuto meno il segreto. Un mese prima un funzionario dell’agenzia aveva dichiarato: “Sapevamo dell’inquinamento, ma non era nostro compito denunciarlo”. L’ARPAB pubblicò i dati, ma solo quelli a partire dal dicembre 2007. Gli altri, quelli che leggiamo oggi, dissero che non c’erano ! Disastro colposo La secretazione dei dati sull’inquinamento di Fenice ha avuto una conseguenza pratica molto importante, che si chiama LUCRO! La secretazione, infatti, e quindi la non conoscenza dell’inquinamento ha consentito a FENICE di continuare per molti anni ad importare dall’Italia e dall’estero i rifiuti velenosi e a bruciarli, con i conseguenti profitti per l’EDF (a scapito della salute dei cittadini). Esiste infatti una sentenza della Corte Costituzionale (n. 161 del 21 aprile 2005 (17/4/2005) che ha consentito a Fenice di poter continuare a bruciare rifiuti, perché era ignoto l’inquinamento ! La sentenza, infatti, dichiara che in assenza di possibilità di danni (ovvero nel caso specifico in assenza di inquinamento), l’iniziativa economica privata è libera (e quindi Fenice poteva continuare a bruciare rifiuti). Questa sentenza era stata emessa a seguito di una impugnativa di Fenice e del TAR della legittimità costituzionale dell’art. 1 della legge della Regione Basilicata 31 agosto 1995, n. 59 (Normativa sullo smaltimento dei rifiuti), che recita testualmente «In attuazione del principio di prossimità di cui alla direttiva 91/156 CEE nonché dei poteri di organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti attribuiti alla Regione dal decreto del Presidente della Repubblica n. 915/1983, dalla legge n. 441/1987 e dalla legge n. 475/1988, è fatto divieto a chiunque conduca sul territorio della Regione Basilicata impianti di smaltimento e/o di stoccaggio di rifiuti, anche in via provvisoria, di accogliere negli impianti medesimi rifiuti provenienti da altre regioni o nazioni». A seguito dell’impugnativa, la sentenza della Corte Costituzionale riconosce che l’art. 1 della legge regionale viola l’art. 41 della Costituzione, a causa della restrizione della libertà di iniziativa economica (perché “in assenza di concrete possibilità di danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana, che dall’attività di smaltimento controllato e ambientalmente compatibile dei rifiuti può scaturire), e viola anche l’art. 120 della Costituzione, perché la norma impugnata “introdurrebbe un ostacolo alla libera circolazione di cose tra le Regioni, senza che sussistano ragioni giustificatrici, neppure di ordine sanitario e ambientale, e ciò in contrasto pure con la normativa comunitaria”. Ma nell’aprile del 2005 la Corte Costituzionale non era a conoscenza dei dati sull’inquinamento di FENICE, perché erano stati secretati ! Eppure la Regione Basilicata aveva trasferito all’ARPAB con Delibera della Giunta regionale n. 304 del 25 febbraio 2002 il compito di monitorare e fare analisi sulle matrici ambientali di aria, acqua, suolo, sottosuolo e falda…. Ad aggiungere altre pesanti ombre a questo quadro di omissioni e omertà c’è una recentissima notizia pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno (Basilicata) del 22.09.2011, in cui il direttore dell’ARPAB, R. Vita, dichiara che le carte con i dati relativi all’inquinamento di Fenice sarebbero state custodite in cassette di sicurezza a Matera, e che i dirigenti temevano potessero essere sottratte. E’ lecito dunque chiedersi che genere di motivi ed interessi potevano giustificare la sottrazione di dati che interessavano la salute pubblica e che secondo legge dovevano essere di dominio pubblico. I Denuncianti avanzano cortese istanza affinché gli Organi in indirizzo si attivino per impedire che il reato sopra descritto possa essere portato ad ulteriori conseguenze, chiedono inoltre che allorché fosse necessario ai fini della procedibilità, il presente Esposto Denuncia Querela è da intendersi Atto Di Querela contro coloro che risulteranno responsabili dei fatti di reato, per i quali si chiede espressamente la punizione penale ai sensi di legge”. Chiedono altresì ai sensi degli artt. 406 e 408 di essere informati presso il domicilio sopra indicato su eventuali richieste di proroghe delle indagini preliminari e eventuali richieste di archiviazione.” Queste associazioni si riservano di costituirsi parte civile nell’eventuale promuovendo procedimento penale. Si indicano sin da ora quali persone informate sui fatti sopra descritti i signori: Nicola Abiuso, Albina Colella, Giuseppe Di Bello, Maurizio Bolognetti.

font: pubblicata da Giuseppe Di Bello il giorno mercoledì 12 ottobre 2011 alle ore 12.53
https://www.facebook.com/notes/giuseppe-di-bello/questa-e-la-denuncia-che-e-stata-inoltrata-sui-fatti-di-fenice-dal-comitato-diri/292860164058132
http://www.lucanianews24.it/?p=23908
http://giornalelucano.com/2011/09/19/fenice-ecco-i-documenti-dellarpab-che-dimostrano-linquinamento/

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