le 7 notizie della settimana di Massimo Gramellini 29/10/11

Pubblicato: 30 ottobre 2011 in Senza categoria


7 – L’assessore leghista di Mantova (capitale delle zucche, anche di quelle vuote) si oppone alle celebrazioni con cui la città sta onorando in questi giorni il suo figlio più famoso, Publio Virgilio Marone. Motivo: Virgilio è un traditore e un terrone. Scrive in una lingua extrapadana: il latino. E’ emigrato a Roma ladrona, ha vissuto in Campania, è morto in Puglia, si è fatto seppellire a Napoli. E che nessuno salti su a parlare di macchina del fango: Virgilio ha confessato tutto. Nel famoso epitaffio:  Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenec nunc Parthenope: Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, ora mi custodisce Napoli. Ecco, se lo tenga, è il pensiero dell’assessore Vincenzo Chizzini. Che al posto di Virgilio ha proposto di festeggiare un mantovano doc, Teofilo Folengo. Inventore del maccheronico, penultima evoluzione del linguaggio padano prima di quella, definitiva, rappresentata dal dito del Bossi.

6 – Un’ insegnante di lettere di un istituto professionale di Legnago dedica la lezione alla lettura dei quotidiani. Una delle notizie di prima pagina è che Bossi ha dato dello stronzo al sindaco di Verona, Tosi. L’insegnante propone ai ragazzi un’esercitazione sull’attualità: cosa avreste risposto al posto di Tosi? (Io avrei un’idea, ma è vietato suggerire in classe…). Saltano su i leghisti e sbraitano:  E’ inaudito che si chieda agli studenti di trattare questioni interne a un partito! Io penso sia inaudito che i politici parlino in quel modo. Fanno benissimo gli insegnanti a impartire un po’ di educazione civica. L’avesse studiata anche il Bossi, forse ne avrebbe tratto giovamento.
E’ ancora in tempo, visto che in casa ha una maestra. Sua moglie, in pensione dall’età di 39 anni, e però preside di una scuola privata, la Libera scuola dei popoli padani. finanziata dallo Stato italiano.
5 – Hai presente le Pubblicità Progresso: paga le tasse, non abbandonare i cani? Sono finanziate dal governo. E qui nasce il mistero.
Nel 2010 Mediaset ha incassato dalle Pubblicità Progresso 4,7 milioni di euro. La Rai solo 890 mila, tra l’altro puramente nominali, visto che essendo azienda pubblica concede quegli spazi in forma gratuita. La Sette 300.000 euro e Sky 191 mila, otto volte meno persino del gruppo Mondadori. Mi domando: come mai tutti questi soldi pubblici a Mediaset e Mondadori? Escludo che dipenda dal fatto che il presidente del consiglio sia azionista di quelle società. Ci dev’essere un’altra ragione. Ma quale?
4 – Giovedì scorso Roma Nord è stata bloccata da un ingorgo mostruoso: diecimila persone in coda davanti a un megastore per comprare telefonini e play station in offerta speciale. Sul blog del Messaggero ho visto sfilare le due Italie. I tanti che scrivevano: Vergogna, schiavi del consumismo, non avete più soldi per mangiare ma siete disposti a dormire in piedi come cavalli per assicurarvi un televisore a 99 euro! E poi l’altra Italia, quella che era stata in coda o avrebbe voluto esserci, che diceva: Me state a fa la morale perché me so’ comprato l’iphone scontato e voi no: rosiconi! Anch’io sono diviso in due. Quella coda mi disturba, ma forse anche perché sono un privilegiato che può permettersi di non farla. Comunque trovo curioso che da un lato descriviamo Steve Jobs come un dio moderno e dall’altro consideriamo dei disgraziati quelli che fanno la fila per comprare i suoi prodotti.
3 – Perché la morte di Marco Simoncelli, che fino al momento della tragedia per i non appassionati di motociclismo era uno sconosciuto, è stata di gran lunga la notizia più letta della settimana? Da sempre la morte rende mitici i giovani che la sfidano. Ed è la ragione per cui la fine di chi pratica sport rischiosi attrae l’attenzione più di quella di tanti ragazzi che muoiono nel silenzio disperato delle loro case. Ma nel caso di Simoncelli c’è qualcosa di più. C’è che lui non era ancora un campione, ma una potenzialità. Era quel verbo futuro che non riusciamo più a coniugare nelle nostre vite, appiattite su un eterno presente. La sua fine ci commuove e ci spaventa perché è come se ci avessero ammazzato il futuro, che è la paura più profonda dei ragazzi d’oggi e forse non solo la loro.
2 – L’alluvione nelle Cinqueterre e in Lunigiana è stata l’occasione per vedere di cosa siamo capaci nei momenti di emergenza: il barista che perde la vita per salvare quella dei suoi compaesani, il marito che non riesce a estrarre dall’acqua la moglie ma tira fuori una donna sconosciuta, i giovani che accorrono da tutta Italia per mettersi a ripulire le strade. Sono azioni meravigliose, ma individuali. Quella che manca sempre è la reazione dello Stato. Non so se le Grandi Opere servano davvero. Ma so che la vera Grande Opera di cui abbiamo bisogno è l’insieme di tante piccole opere che rimettano in sicurezza questo territorio dissestato: più argini, più alberi, meno cemento. Poi non ci si stupisca se il sindaco di Pontremoli, che scorta il ministro Matteoli nelle zone del disastro, abbassa i finestrini della macchina e si becca in faccia una pizza di fango tirata da un cittadino esasperato.
Ecco la vera macchina del fango.
1 – Il nuovo presidente irlandese è un poeta di 70 anni. Anche noi, modestamente, ne abbiamo uno a palazzo Chigi. Un poeta ermetico, che la mattina dice che l’euro gli fa schifo e la sera che è il nostro orgoglio. Va interpretato. Un po’ come la lettera che ha scritto alla Unione Europea. Mi ha ricordato quelle che scrivevo da piccolo a Gesù bambino: piene di propositi: alcuni buoni, altri meno, ma tutti irrealizzabili, come del resto quelli che ha inanellato negli ultimi decenni, dal “meno tasse per tutti” al ponte sullo Stretto.
Sarkò e Merkel hanno cambiato idea. Dopo aver letto la lettera di Berlusconi sono scoppiati a piangere. Per dire: si tratta del primo caso di programma economico scritto contro la volontà del ministro dell’Economia che dovrebbe metterlo in pratica. E poi come si fa a fidarsi di uno che nei provvedimenti per la crescita ha appena inserito una norma sulla successione che gli consente di favorire i figli di primo letto a scapito di quelli avuti da Veronica?
Lettera e testamento sono a posto. Restano: dire (tanto), fare (poco) e naturalmente il suo preferito: baciare.

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