La violenza è una merce

Pubblicato: 27 ottobre 2011 in Cultura

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Un criminale lega le braccia di una donna a una trave del soffitto con delle corde. E’ inerme di fronte a lui. Sul suo petto disegna con un pennarello i contorni di un bersaglio. Quindi, con una mazza e un punteruolo, le spacca lo sterno per estrarle il cuore. Una scena di un telefilm su una rete nazionale dopo cena. L’orrore è entrato nelle nostre case. E’ un ospite abituale, a cui siamo assuefatti, spesso atteso e benvenuto. Quanti hanno avuto un brivido di piacere nel vedere in televisione lo strazio di Gheddafi?

Per strada la gente ti guarda torva, i sorrisi sono sempre più rari. Al tuo saluto per le scale, gli inquilini tirano dritto senza risponderti. Le discussioni, in ufficio o al tavolo con gli amici e i parenti la domenica, da sfottò e ironia, sono diventate cloni dei talk show. Tra una portata e l’altra come i cani rabbiosi contro i cani rabbiosi dei salotti televisivi istigati dai presentatori. E’ il nuovo modo di conversare. Alla guida della macchina al mattino ad ogni curva, ogni semaforo, al minimo intoppo ti esce un vaffanculo catartico. Ti aiuta a diminuire la pressione. Inspira, espira, fancula. Inspira, espira, fancula. Siamo immersi nello Stige quotidiano, il fiume infernale del Quinto Cerchio della Divina Commedia. Iracondi e inconsapevoli. I nostri spazi si riducono a metri quadri. Topi in gabbie sovraffollate.
La violenza è una droga. Chi la produce lo sa. La vende, la spaccia, la inserisce nei media. Adagio, leggerezza, pensiero, nuvola, carezza, bacio, felicità, prato, albero, bicicletta, piano, riso, torrente, amico, tenerezza sono parole che non si pronunciano neppure più, per pudore. Questa overdose di violenza è la causa o l’effetto di una società malata? Perché la violenza è diventata una merce, che si progetta, si esporta, si compra? La guerra è diventata buona, si chiama esportazione di democrazia. I missili che colpiscono i civili sono fuoco amico. Le stragi sono quindi democratiche e avvengono in spirito di amicizia. Colpisce che questa epidemia di furore sommerso non sia contrastata da nessuno. Anzi, che venga alimentata con il sangue e l’orrore che escono dagli schermi televisivi mentre i nostri bambini giocano sul tappeto del salotto e tu cerchi disperatamente il telecomando per spegnere quell’oggetto immondo che è la televisione.

[http://www.beppegrillo.it/2011/10/la_violenza_e_una_merce/index.html]

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