Lapidarium
Nel nostro “lapidarium” nella sezione laterizio vediamo dei mattoni cilindrici ( i Mumml appunto), prodotti un tempo a Calitri, eredi dell’utilizzo delle anfore romane riciclate, per costruire con leggerezza le volte delle loro terme e, oggi antenati dei mattoni forati.

Torniatura
Questi mattoni di argilla cotta sono foggiati al tornio, prendendo la tipica rozza forma cilindrica semi cuneiforme, cavi all’interno e col tipico forellino di sfiato dell’aria al suo apice, sono realizzati singolarmente uno ad uno a mano.
Usati per le loro peculiarità isolante e di leggerezza, sono stati usati per costruire i solai o le volte di molti fabbricati del paese e non solo, ed in particolare sono la costituente delle volte un tempo decorate di palazzi e chiese del centro storico dandone un certo spessore e valenza culturale. Essendo cavi all’interno venivano usati come struttura di alleggerimento per la realizzazione di volte a botte e a vela o crociera, ma anche per solai a dorso di balena in putrelle di ferro a sezione H. Anche per tamponatura (o tamponamento) in murature leggere non portanti.
Questi mattoni e non solo, venivano prodotti a Calitri nella probabile via dei tornilli (nome dato a piccoli operatori tornianti), anche nello stabilimento che sorgeva li dove oggi c’è l’attuale area stadio, o anche nei pressi della fornace presso la stazione ferroviaria o quella dietro il montagnone in località madonnelle. Un tempo l’attività imprenditoriale a Calitri era molto fiorente ed offriva moltissimi posti di lavoro solo nel campo ceramico.

Laterizi
A Calitri si contavano numerose piccole, medie e grandi aziende del settore ceramico, il quale producevano a pieno ritmo tantissimi materiali utili per l’edilizia, come mattoni e mattonacci, mattonelle e cornici, coppi e tegole, tubature e condotti, forati e trafilati, ma anche vasi da giardino, destinati per vivai serre e/o decoro urbano, esportando in tutto il mondo, Calitri contava anche varie piccole attività di stovigliai, presenti appunto in via Faenzari (o meglio faentini, abitanti di Faenza).
Tale ricchezza l’Onorevole Salvatore Scoca ne ebbe intuito e spunto per creare stesso in zona la scuola delle arti e mestieri, di cui una sezione ne fù dedicata appunto alla ceramica, poi da istituto statale d’arte oggi si è trasformato in liceo del design.
I mattoni di un tempo riconosciuti col nome di car’siedghj, oggi italianizzati e rinominati in “i mummoli” o dalla semplice descrizione di mattoni vuoti cilindrici.
La fisica dimostra anche tramite l’ipotesi di rigidezza tensionedeformazione illustrataci anche dalle teorie di Otto Mohr , in breve approssimazione riassumo che, mediante una forza applicata in direzione perpendicolare, viene fugata o scaricata dal punto diametralmente opposto in ugual proporzione o misura. ( Un cilindro quindi resiste di più rispetto un parallelepipedo).
Il resto lo lascio scoprire visitandoci…

Questo non vuol dire che è sbagliato non provare orrore di come vengono usati dalle multinazionali gli animali, come la vivisezione, allevamenti intensivi. Non è sbagliato provare buoni sentimenti e di rispetto per ogni forma di vita, nessun animo umano positivo può gioire al maltrattamento degli animali e della natura.

Quello che è sbagliato, è credere che il movimento animalista e ambientalista difenda gli animali e la natura, è una grande illusione.

Questi movimenti sono un inganno, sono un valido strumento per la realizzazione del NWO.

In pratica non difendono  affatto la vita, nè animale nè vegetale nè umana, ma manipolano dei buoni sentimenti di partenza. Ciò crea delle volute e strumentali contrapposizioni, come altrettanto strumentali sono i fondamentalismi che ne derivano, fino ad atteggiamenti settari.

Questo meccanismo mette in moto degli interessi enormi, finalizzato comunque non alla difesa della vita ma alla sua oggettivazione, in tutti i campi.

I loro seguaci, molti in buona fede, si fanno manipolare, a volte diventano aggressivi, perchè in effetti ci sono collegamenti con delle sette pericolose.

Questo spiega perché nessuno di questi movimenti combatte le scie chimiche e porta avanti la falsa tesi del surriscaldamento globale, ma preferisce le contrapposizioni come “Uomo e Animale”  per non andare a l’origine dei problemi.

Ma questo argomento è un tabù, se si affronta un discorso che mette in discussione l’animalismo si scatenano risse, non riuscendo ad analizzare l’argomento, perché questo finisce sempre con la domanda”Meglio l’uomo o l’animale?”.

Domanda idiota e fuorviante.

Ed ecco che si formano i due schieramenti contrapposti, specisti e antispecisti, che generano luoghi comuni, frasi fatte tirate fuori come slogan.

Ma che vuol dire antispecisti?

E’ una derivazione della filosofia animalista che asserisce che la vita di un umano ha lo stesso valore di un animale o di una pianta, una follia.

Chi conosce gli animali li rispetta e li ama, ma non esiterebbe a salvare suo figlio o un amico se questo significa uccidere un animale, questo è secondo la natura, un animale farebbe altrettanto, ma ciò non vuol dire non amare gli animali.

Ma il concetto antispecista  è consequenziale al concetto dilagante del “Siamo Tutti Uno” fino a diventare una filosofia pseudo religiosa come il New Age.

Il presupposto di base è l’annullamento delle differenze, tra specie e specie, all’interno di una specie, e tra religioni, lo slogan è “siamo tutti uguali”. Una omologazione globale che annulla ogni individualità e i diritti ad essa collegati.

L’annullamento delle differenze è la prerogativa dell’annullamento del rispetto del “diverso”, nulla a che fare con i buoni sentimenti verso gli animali, nè verso gli umani.

Ma da dove nasce il Movimento Animalista Antispecista?

Il suo fondatore è Peter Singer, Peter Singer è nato a Melbourne da una famiglia di ebrei viennesi scappati durante la seconda Guerra Mondiale.

Dopo gli studi in legge, storia e filosofia presso la University of Melbourne, nel 1969 ottiene una borsa di studio presso l’Università di Oxford dove otterrà il bachelor  in filosofia. Inizierà la sua carriera accademica presso La Trobe University, per poi insegnare alla Monash University.

Dal 1999 insegna presso la Princeton University e dal 2005 presso la Melbourne University.

Il suo testo più famoso è Liberazione animale (1975), in cui ha esposto le sue tesi contro lo “specismo” termine coniato da Richard Ryder.

Ha elaborato la sua filosofia prendendo spunto dal fondatore dell’utililitarismo  Jeremy Bentham.

Richard Ryder un psicologo inglese, dopo l’esecuzione di esperimenti sugli animali iniziò una battaglia contro questa pratica diventando uno dei pionieri del movimento di liberazione animale.

La filosofia dell’Utilatirismo Moderno elaborata da Peter Singer è l’edonismo, cioè la valutazione morale di un atto è ricondotto  alla sua capacità di produrre felicità o piacere, senza alcun riferimento a leggi divine o a presupposti metafisici cui esso avrebbe dovuto conformarsi.

Per di più, in questi autori l’utilitarismo, proprio per la sua agevole applicazione, diventa un principio guida della condotta anche per l’economia, il diritto e la politica.

In parole povere ogni atto riconducibile al libero arbitrio dell’essere umano deve essere scelto in base alla procura del piacere senza tenere conto della morale, Peter Spinger fonda il Movimento Animalista partendo proprio da questo concetto.

Il che è molto contraddittorio, perché i principi vanno a scontrarsi con la soggettività in quanto il piacere è soggettivo.

Richard Ryder  con il termine specismo voleva contrapporsi al concetto che gli esseri umani godano di uno status morale superiore e che quindi debbano godere di maggiori diritti rispetto agli altri animali, ma non era completamente d’accordo con la filosofia dell’utilitarsismo di Spinger.

Tantè che asseriva “Uno dei problemi dell’utilitarismo è che, per esempio, le sofferenze provocate alla vittima di uno stupro sono giustificate dal fatto che lo stupro ha procurato maggior piacere allo stupratore”

Peter Singer  prendeva come riferimento il consequenzialismo il quale sosteneva che  la valutazione di un’azione vada rapportata ai suoi effetti, per cui un comportamento giusto è quello che produce buone conseguenze.

Spinger integrò questo concetto nella filosofia utilitaristica, di conseguenza non teneva conto di nessuna regola morale, ma ogni atto era giusto se procurava piacere, tradotto poi in felicità.

Contraddittorio con ciò che si intende comunemente animalismo è dire poco.

Anche se la sua filosofia, apparentemente,  comprendeva concetti condivisibili, come contro la crudeltà verso le forme di vita, la concentrazione delle ricchezze con esclusione del terzo mondo.

Ma le filosofie ingannevoli lo sono appunto perché abbinano concetti  apparentemente giusti e morali con il suo esatto contrario, facendo leva sulla suggestionabilità e sentimentalismo umano.

Molti, in buona fede, mossi da giusti sentimenti hanno abbracciato la filosofia animalista senza vedere il suo inganno, un esempio?

Ecco cosa dice Peter Spinger:

“Nè un neonato nè un pesce sono persone, uccidere questi esseri non è moralmente così negativo come uccidere una persona”

(Singer, Ripensare alla vita, Il Saggiatore 1996, pag. 20)

In pratica colui che asseriva che gli animali sono esseri che provano dolore (cosa peraltro vera) e che non devono essere distinti come specie dagli esseri umani contemporaneamente diceva che un neonato non è una persona?

Si ha detto proprio questo, non solo.

Lui fa distinzione all’interno della specie umana chi è inferiore o superiore, di conseguenza chi ha diritto alla vita e chi no, infatti dice:

“Anche se il bambino potrà avere una vita senza eccessiva sofferenza, come nel caso della sindrome di Down, ma i genitori pensano che sia un peso eccessivo per loro e vogliono averne un altro, questa può essere una ragione per ucciderlo”

“E’ un diritto ragionevole lasciar morire i malati neurovegetativi perchè essi sono simili agli infanti disabili, non sono esseri coscienti, razionali, autonomi, la loro vita non ha valore intrinseco, il loro viaggio è arrivato alla fine”.

“La morte del feto e del bambino è una tragedia per i genitori, non per il feto o il bambino”.

“L’aborto a nascita parziale, quando il medico in fase ultima della gravidanza uccide il bambino aspirandone il cervello, è un metodo da praticare per rispettare la volontà della donna che vuole interrompere la gravidanza”.

Da far rabbrividire, idee paragonabili al Nazismo.

In sintesi è giustificabile l’omicidio di un portatore di Handicap o quella di un nascituro perché è un atto liberatorio per il piacere di un genitore “liberato da questo problema”.

Comunque l’Animalismo ebbe sempre maggiore importanza a livello mondiale con diverse sfaccettature, facendo milioni di seguaci più o meno consapevoli delle idee di base di Singer, e la nascita di altrettante Associazioni, solo in Italia se ne contano circa 800, tutte rigorosamente Onlus.

Ad eccezione, ci sono rare e piccole Associazioni, che non percepiscono finanziamenti pubblici, non sono invitate ai tavoli istituzionali, i cui membri operano nel quotidiano tra gli animali in difficoltà.

Tuttele altre con il medesimo cartello, cioè la difesa degli animali e dell’ambiente sopraffatti dalla specie umana predatrice, anzi dannosa per l’intero Pianeta. Di conseguenza l’affermarsi del Vegetarianesimo, veganesimo, che nelle sue forme più estreme priva gli animali domestici per natura carnivori, di cibi a base di proteine animali.

C’è da sottolineare che nelle antiche società contadine prima del sopravvento delle Multinazionali in tutti i settori, compreso l’agro alimentare, il consumo di carne era limitato massimo una volta alla settimana. Di solito si associava questo consumo all’abbinamento delle feste o la domenica, mentre gli animali fino alla fine vivevano dignitosamente in ambienti naturali.

Dopo le cose sono cambiate, l’allevamento di animali per uso alimentare in mano alle Multinazionali è diventato qualcosa di folle,  idescrivibile, ritmi e spazi industriali, per animali come in una catena di montaggio, nutriti con svariati medicinali e sostanze chimiche. Questo non può essere accettabile, inoltre diventa un alimentazione, che a prescindere da motivazioni etiche lede pesantemente la salute umana.

Ma non è questo che interessa ai vertici del Movimento Animalista, altrimenti non sarebbe il braccio di sostegno di questo sistema mondiali sta, come d’altronde il Movimento Ambientalista.

Entrambi i movimenti sono raccolti nel Movimento Ecologista, un movimento globale ecologico indirizzato alla protezione dell’ambiente, è uno dei molti nuovi movimenti sociali che sono emersi alla fine degli anni sessanta. Non a caso negli anni dove si evolsero vari movimenti precursori della distruzione dei valori della famiglia e delle religioni, rivolgendosi a non ben identificate filosofie orientali.

Gli anni dei Figli dei Fiori, dell’amore universale senza distinzione, che certe volte sfociava in veri e propri culti pagani.

Il Movimento ecologista proclama la difesa dell’ambiente, natura, animali, e creava le sue fondamenta su storiche menzogne, come il surriscaldamento globale e il buco dell’Ozono. Menzogne che sono alla base dei negazionisti delle scie chimiche e la manipolazione voluta del clima con precisi progetti.

Il Vice Presidente americano eletto nel 1992, Al Gore, all’anagrafe Albert Arnold Gore, è uno dei padri fondatori del movimento ecologista, facendo di questa il suo cavallo di battaglia.

Tra parentesi in fu uno dei vicepresidenti più influenti della storia americana: partecipò a numerose riunioni internazionali e dibattiti pubblici; favorì la diffusione di internet e dei nuovi mezzi di comunicazione; lanciò numerosi attacchi militari contro Slobodan Milosevic e Saddam Hussein (celebre l’Operazione Desert Fox del 1998).

Attualmente È un membro del Consiglio di Amministrazione di Apple Inc. dal 2003 e lavora come Consulente Senior presso Google Inc.

Nella sua battaglia ecologista egli abbraccia l’Ipotesi Gaia una teoria di tipo olistico formulata per la prima volta dallo scienziato inglese James Lovelock nel 1979 in “Gaia. A New Look at Life on Earth”.

Gaia è che il nome del pianeta vivente (derivato da quello dell’omonima divinità femminile greca, nota anche col nome di Gea), si basa sull’assunto che gli oceani, i mari, l’atmosfera, la crosta terrestre e tutte le altre componenti geofisiche del pianeta terra si mantengano in condizioni idonee alla presenza della vita proprio grazie al comportamento e all’azione degli organismi viventi, vegetali e animali.

Il nemico di Gaia è l’uomo, come elemento interferente e distruttivo, tanto che la sua presenza è vista come un irreparabile e costante danno per il  pianeta Terra.

Secondo questa teoria, ogni disastro è causato si dall’interferenza dell’uomo, ma è una reazione autonoma di Gaia, vista come entità viva a se stante.

Tutti i movimenti animalisti ambientalisti partono da questo presupposto, prendendo come dato inconfutabile il surriscaldamento globale, e di conseguenza la reazione di Gaia come ribellione. In questo contesto la presenza del genere umano sul pianeta Terra è vista come una costante minaccia.

Da qui ha preso piede la convinzione della “decrescita” attraverso principalmente il controllo delle nascite, e coniati nuovi termini come il termine “ecologico” seguito dal termine “ecosostenibile”. Cioè in pratica comportamenti e iniziative che non feriscano Gaia limitando l’impatto della presenza del genere umano.

Concetti favorevoli all’attuazione del Nuovo Ordine Mondiale.

Questi concetti, sono stati inculcati con una strumentalizzazione dei buoni sentimenti, una lenta e studiata manipolazione.

Intorno a Associazioni e Movimenti girano inoltre enormi quantità di denaro con interessi di grandi Lobby, comprese quelle farmaceutiche, ma questo è un altro discorso molto lungo. Comunque sta di fatto che l’animalismo ecologismo e ambientalismo sono  spesso dei veri trampolini di lancio per affermazioni politiche e sociali.

La definizione che l’umanità è un elemento di disturbo e di danno sul pianeta, a discapito di altre specie viventi è talmente accettata culturalmente nella maggioranza, che non solo nasconde ben altre verità, ma genera aberrazioni.

Un esempio è il Movimento per l’estinzione Umana Volontaria, il VHEMT, i quali tra le altre cose asseriscono:

Fonte: http://www.vhemt.org/iaboutvhemt.htm

“Quando ogni essere umano deciderà di non riprodursi, la biosfera della Terra potrà tornare alla sua gloria di un tempo, e ognuna delle creature che rimarranno potrà essere libera di vivere, morire, evolversi e forse scomparire, come nel corso dei millenni hanno già fatto così tanti “esperimenti” di Madre Natura. L’ecologia della Terra tornerà in buona salute… tornerà in buona salute quella “forma di vita” nota a molti col nome di Gaia.

“Perché ciò possa accadere è necessaria la nostra scomparsa.”

Naturalmente sono favorevoli all’aborto,  e eutanasia.

Il loro motto è :

«Si possa noi vivere a lungo ed estinguerci» Se poi qualcuno non vuole vivere a lungo sono affari suoi….

Tutto questo non ha niente a vedere con il giusto riconoscimento della sofferenza animale e la difesa dell’ambiente, anzi, l’esatto contrario.

Wilma Maria Criscuoli pubblicata da Lo Sai 
Fonti: https://www.facebook.com/notes/lo-sai-civitanova/animalismo-e-ambientalismo-il-grande-inganno/198644853568796

Essere innovativi non richiede di essere raffrontato con un giudizio a valore di bassa qualità, in contrapposizione all’alta qualità. Un riconoscimento di nicchia potrebbe essere inteso come punto debole per il vostro successo imprenditoriale.

 

Il miglior consiglio, quando si tratta di nuove imprese, è quello di evitare di tuffarsi in un mercato già affollato, evitando il tonfo fallimentare. Non è sempre sufficiente saper riconoscere un solo bisogno e di creare un nuovo prodotto o servizio che riempia un vuoto. Anche se si opera all’interno di un mercato di nicchia, è ancor più necessario essere innovativi.

Portare invece innovazione nei grandi mercati già affollati, può essere incredibilmente ancor più difficile. È vero che alcuni grandi produttori come iPhone o Facebook, danno a noi un’immagine di esempio diverso, creando un potenziale enorme di profitto, ma questo non significa che andando a ridurne la qualità sia il percorso giusto e sicuro per il successo azziendale. Spesso, è più utile concentrarsi su una specifica e piccola fetta di mercato. Alcune società conducono ottimi esempi di come crescere su mercati di nicchia, e senza rinunciare l’innovazione:

Square ha sostituito i vecchi registratori per carta di credito rendendoli obsoleti, con una semplice presa a jack trasforma un semplice smartphone con connessione a internet in un POS, la piccola azienda della Silicon Valley ha investito il tutto nel creare il più potente software POS che memorizzi i dati online, ma funziona anche offline tramite la scheda Mobile del dispositivo. Ha cambiato il modo di fare e pensare delle imprese e degli imprenditori stessi, perché prima della sua invenzione solo le imprese o negozi che erano muniti di un dispositivo di lettura, semmai sistemi complicati e ingombranti, con cui strisciare le carte di credito, rientravano nel giro dei mercati convenzionati a marchi o a banche; Square ha cambiato tutto questo mondo con una piccola invenzione concettuale ma molto innovativa.

E con Square Register, una applicazione gratuita che trasforma un telefono o tablet in un punto di vendita e centro di controllo per il proprio business, Square ha portato vera innovazione per il mercato con il suo lettore di schede ultra-mobile che chiunque potrebbe inserire nel loro iPhone.

TravelersBox consente ai viaggiatori di depositare monete e banconote in punti automatizzati TravelersBox situati negli aeroporti di tutto il mondo. I viaggiatori non devono più preoccuparsi di svuotare le proprie tasche da innumerevoli monete a ogni controllo di sicurezza, o arrivare a casa con portafogli di varia valuta estera. I viaggiatori possono depositare qualsiasi valuta estera rimasta nel loro bancomat o ricevere un deposito direttamente a un conto PayPal, carte regalo, o semplicemente farene una donazione.

BlueVine aiuta i proprietari di piccole imprese a ottimizzare il loro flusso in cassa, una vera e propria consulenza alla gestione finanziaria imprenditoriale. Il servizio aiuta a liberare il denaro intrappolato nelle fatturazioni e dando un anticipo finanziario sulla somma dovuta alle tasse imponibili. Non ha alcun lavoro di ufficio, quindi utilizza il contante senza alcun interesse, e senza tasse nascoste. Con BlueVine, i proprietari di piccole imprese possono accedere al capitale di cui hanno bisogno, quando ne hanno bisogno senza attendere le procedure burocratiche dei servizi di credito convenzionali.

OpenLegacy affronta un problema molto specifico, che consente alle aziende di potersi espanderei in modo rapido e veloce ottimizzando i tempi nei sistemi dell’assistenza legale, come per l’IBM, cioè ad ottenere i permessi legali per poter espandere le funzioni dell’elaboratore centrale al web, al sistema mobile e ai cloud.

“OpenLegacy cresciuto dalla frustrazione di cercare di risolvere una serie innumerevole di problemi del business internazionale, con lo scopo di modernizzazione delle politiche burocratiche legali, ha accumulato gli strumenti giusti da renderli disponibili a tutti, gli strumenti che hanno risolto un problema tecnico ad un’azienda può essere adattato a qualsiasi altro problema, quindi non necessariamente a problemi legati al business”, secondo i dirigenti di OpenLegacy. “Un approccio diverso e nuovo è necessario, una soluzione che ha esaminato il problema da un utente finale come l’ imprenditore o la prospettiva. Una soluzione che fosse veloce da usare, facile da imparare, e flessibile nel suo utilizzo.”

Una piattaforma di sviluppo open-source basata sugli standard, OpenLegacy consente agli sviluppatori di risolvere i problemi riscontrabili in ogni business, con un’alto impatto veloce, dando  alle imprese la giusta agilità e aprendo le porte a nuove soluzioni creative a basso costo e con un alto tasso di successo.

Come Square, TravelersBox, BlueVine, e OpenLegacy  ci hanno dimostrato, che concentrandosi su un piccolo mercato di nicchia e innovarne il suo interno può essere la chiave per il successo. Linnovazione è ciò che distingue i leader dai seguaci“, ha detto il compianto Steve Jobs nell’affermare che non era una questione di soldi. Si tratta di distinguere le categorie di persone, come quelle che si lascia solo guidare o trascinare, e si accontenta di quanto ottiene, e quelle che si mettono in gioco promuovendo nuove idee.”

 
Scopo è quello di dare la gioia e la soddisfazione a chiunque, di progettarsi il proprio giardino. Un bel giardino non nasce per caso, è l’insieme armonico di tanti elementi (dalle siepi, terrazze, alberi e arbusti, a cancelli, panche, recinzioni, ringhiere, strade, muri e scale). Creare un giardino vuol dire mettere insieme tutto ciò in modo gradevole esteticamente, in armonia con il luogo e con lo stile delle case, ma soprattutto pratico ed agevole da mantenere.Caratteristiche giardino Ogni giardino è unico (è opportuno guardare gli elementi e le caratteristiche che si desiderano modificare). Per prima cosa occorre misurare le dimensioni dello spazio o riquadro di terreno, in quanto bisogna adattare il progetto allo spazio che si ha a disposizione. Se il giardino è piccolo, possiamo fare in modo di farlo sembrare grande semplicemente limitando le piante alla zona periferica e lasciando al centro un bello spazio libero a prato. Se invece il terreno è piuttosto grande, diventa piuttosto impegnativo tenerlo curato, ma possiamo agire così: delimitare l’area con una bordura a siepe o semplicemente dei vasi, la superficie di cui possiamo occuparci, considerando il resto come facente parte del paesaggio. È sconsigliabile l’associazione di due o più stili diversi, mentre per grandi spazi è la giusta soluzione per movimentare un giardino grande.

Piante consigliate…

Zamia – Zamioculcas zamiifolia – zamioculcas La zamioculcas è una pianta tropicale molto apprezzata per la sua facilità di coltivazione e per la sua resistenza a parassiti e malattie. La pianta si mostra resistente anche in condizioni difficili…
Fico rampicante – Ficus pumila – ficus Il fico rampicante, conosciuto anche come ficus pumila, è un piccolo arbusto rampicante, sempreverde, originario dell’Asia centromeridionale. Ha portamento rampicante o prostrato, e tende ad attaccars…
Ficus triangularis – foglie ficus Il ficus triangularis è un albero di media grandezza originario delle foreste pluviali dell’Asia; gli esemplari coltivati in vaso si mantengono di dimensioni molto più contenute rispetto a quelli libe…
Saguaro – Carnegiea gigantea – Cactus o pianta grassa Il Saguaro è una pianta grassa perenne, questo genere comprende un’unica specie, originaria dei deserti dell’america settentrionale e centrale del continente americano (California, Arizona e Messico). E’ un cactus a crescita lentissima, e molto longevo, che può raggiungere anche i 18-20 metri di …

Topografia

Sta ad indicare il tipo di terreno (giacitura regolare, irregolare, accidentata, scarpata, arroccata, terrazzata etc.); l’errore frequente è quello di voler a tutti i costi adottare uno stile opposto alle situazioni di conformazione reale in netto contrasto con il luogo. Un disegno rigido e regolare su una superficie movimentata è assurdo così come il voler creare irregolarità su una superficie completamente piatta. Invece si possono sfruttare le particolarità del luogo quale fonte d’ispirazione (le modificazioni importanti si devono fare solo se non è possibile utilizzare diversamente il terreno o lo spazio a disposizione). Ad esempio se risulta essere molto ripido, si dovranno costruire per forza dei terrazzamenti. E’ preferibile quindi che la struttura e lo stile di un giardino si adeguino ai pendii, ai rilievi e ai piani esistenti. Così si possono trovare delle soluzioni alternative per i progetti di difficile realizzazione (per esempio, su terreni piatti si possono alternare zone lastricate con interstizi tra le une e le altre, dove piantare le stesse specie da giardino roccioso). Per esempio si possono accentuare determinate caratteristiche delle superfici, slarghi o di terreno disponibile, con disegni ragionati, scelte dei colori confrontati e discussi, creando aree particolarmente gradite usando le stesse piante in modo ragionato.

Tipi di Giardini a Confronto col clima

L’approccio sarà diverso a seconda che il giardino sia vecchio (e trascurato) o nuovo. Nel primo caso si dovrà sfruttare ciò che già esiste, magari impreziosendolo e migliorandolo, nel secondo caso si dovrà invece decidere come impostarlo. E’ sempre consigliabile conservare gli alberi arbusti e piante già esistenti nel giardino, sempre se in buone condizioni di salute, e soprattutto se si tratta di esemplari molto vecchi, valorizzandoli e facendoli risaltare. Spesso infatti, i motivi e le ragioni per il quale sono state piantate in passato non salta subito all’occhio, ma possono proteggere dai venti freddi, creare zone d’ombra, nascondere viste sgradevoli, brutture o strade rumorose. Inoltre va considerato che per avere un albero adulto ci vogliono molti anni!!! Molti arbusti possono essere fatti “rinascere” se sottoposti ad una sapiente potatura( in questi casi è importante appoggiarsi a degli esperti). Se la pianta è vecchia e sofferente quindi anche pericolosa, è bene non farsi prendere da tropi scrupoli e provvedere a tagliarle il prima possibile. Molti altri possono essere gli elementi presenti in un giardino che possono essere valorizzati in modo da ridare fascino al giardino stesso. Se invece il giardino è di nuova creazione è importante osservare il terreno (spesso, facendo parte di una casa, può essere costituito per la maggior parte da detriti da costruzione). Sarebbe bene toglierli immediatamente e sostituirli con uno strato di 30-40 cm di terra “buona”, in modo da far si che il giardino prenda piede immediatamente e facendolo subito non si incide sui costi e i mezzi.

Esposizione

Spesso lo stesso giardino non è esposto nello stesso modo e quindi le esigenze sono molto diverse. Vediamole nel dettaglio:
  • A NORD: non è così tragica come si pensa in quanto il giardino non subisce brusche variazioni di temperatura o gelate improvvise, in quanto si riscalda e si raffredda molto lentamente;
  • A SUD: è sempre esposto al sole, quindi è la migliore nelle zone fredde, in quelle calde è bene predisporre qualche riparo;
  • A EST: riceve sole dal mattino fino al primo pomeriggio. Il difetto è che si riscalda in fretta, ma si raffredda altrettanto velocemente. E’ soggetta a gelate tardive e non è adatta alle piante con fioriture precoci ed alberi da frutto;
  • A OVEST: il giardino è molto caldo in estate, ma freddo in inverno; si adatta a piante che amano il sole ma meglio se rustiche.
Queste differenze possono però non essere così marcate.

Architettura del giardino

Se anche abbiamo un giardino curato con piante rare etc., non sarà mai completamente riuscito se è in netto contrasto con lo stile delle case. Vi dovrebbe essere sempre un legame molto stretto fra lo stile del giardino, le piante, le case, in modo da creare un ambiente omogeneo. Le piante vicine ai muri di casa dovrebbero valorizzare ed essere valorizzate a loro volta. Ad esempio, se una casa ha muri di colore scuro dovranno essere rallegrati da piante con fogliame chiaro e brillante, mentre se i muri sono chiari vanno meglio piante con fogliame verde intenso. Se piantate da una parte alberi o arbusti ricordate che dall’altra ci vogliono piante da fiori. Dal lato pratico, visto che il giardino deve essere anche vissuto, è bene creare passaggi e luoghi di sosta, costituiti tutti dello stesso materiale, ad esempio se i vasi sono in terracotta allora i muretti delle fioriere e panche dovranno essere in mattone, così se sono in pietra, metallo, legno o plastica.

Esigenze

Beh, questo aspetto dovrà essere considerato, in quanto il giardino dovrà essere delimitato nel migliore dei modi e non andranno piantate piante delicate e rare nei luoghi frequentati abitualmente dagli animali.

E ora dobbiamo fare i conti con il budget!

Questi conti è bene farli all’inizio, in modo da non lasciare poi i lavori a metà. E’ quindi importante farsi fare dei preventivi seri da fornitori negozianti esperti e ditte altrettanto serie, fissando a priori la somma che si vuole spendere. E’ importante notare che il giardino è comunque un investimento che fa aumentare il valore delle case del quartiere e degli immobili circostanti, quindi vale la pena renderlo gradevole per un interesse non solo sociale ma del futuro.
Spesso ci lasciamo entusiasmare dal giardino visto su una rivista o durante una passeggiata e lo vogliamo ricreare esattamente così. Impariamo, a questo punto, a porci alcune domande fondamentali:
  1. CHI Utilizzerà IL GIARDINO? A seconda che si tratti di coppiette giovani, anziani, bambini, o comitive di tanti amici o amanti di cani, oppure ancora un gruppo di appassionati di ornitologia le esigenze risultano essere molto diverse;
  2. SI TRATTA DI UNA piazza PRINCIPALE O SECONDARIA? Se è principale, il giardino dovrà essere curato tutto il tempo dell’anno, cercando piante che fioriscano in ogni stagione (inverno compreso). Se invece è secondaria, ci si va solo nei week-end o in estate? In questo caso è bene concentrare le fioriture nel periodo in cui si frequenta e si devono scartare tutti gli elementi che resterebbero inutilizzati (pergole in luoghi ove si va in inverno etc.);
  3. QUANTO Tempo SI HA A DISPOSIZIONE? Cioè quanto tempo si è disposti a dedicare alla cura e alla manutenzione del giardino, ragionando senza farsi prendere dall’entusiasmo. La riuscita migliore rimane comunque quella che usa le specie adatte al clima, all’esposizione, al terreno in cui devono crescere.
  4. CI SONO PERSONE INVALIDE?
  5. COSTO PREVISTO PER LA REALIZZAZIONE
  6. COSTO PREVISTO PER LA MANUTENZIONE Preliminare
E’ primario, nella progettazione di un giardino, considerare l’ambiente in cui è inserito il terreno. Il clima medio, il paesaggio, le tipologie vegetali già presenti, i microclimi cambiano molto man mano che ci si sposta lungo le piazzette, ed il giardino dovrebbe integrarsi perfettamente ed in maniera armoniosa in esse. Sappiamo, inoltre che lo stesso verrà influenzato dal quadro naturale circostante, sia che esso si trovi in periferia che in centro. E’ bene quindi, prima di accingersi a progettarlo, osservare tutti gli elementi che compongono il paesaggio circostante: la vegetazione, i materiali caratterizzanti, le abitudini degli abitanti locali, gli usi che fanno abitualmente e anche cosa avviene negli altri giardini vicini. Tutto ciò servirà a raggiungere lo scopo di creare qualcosa di armonico. E’ ovvio che un giardino dovrà rispecchiare i gusti del vicinato e le loro esigenze ed integrarsi perfettamente con le case, per evitare di seguire le mode del momento e progetti stereotipati ma a noi molto lontani. Ultimo ma non meno importante il budget; è bene progettare secondo le proprie disponibilità finanziarie anche un giardino in cui pensate di investire poco può essere bello, purché disegnato e realizzato con cura.

Ambiente o Tipi di clima Ogni cosa ha il suo posto…

Il rapporto fra giardino ed ambiente è molto stretto (i fattori climatici, la vegetazione locale etc), agiscono in maniera determinante sull’aspetto del giardino ma soprattutto condizionano la scelta degli elementi che andranno a comporlo. E’ importante creare un qualcosa che si fonda perfettamente con lo spirito del luogo in modo da non dare adito a “fratture” o al classico “pugno in un occhio”. Ci si deve ricordare che ogni luogo ha il suo stile: ad esempio se ci si trova in periferia, si dovrà osservare il tipo di vegetazione già presente, l’andamento del terreno, i colori delle case e in più il tipo di coltivazioni più resistenti o adatte e di arredi esterni (muri, panche, cestini, ringhiere, terrazzamenti etc.). Gli stessi luoghi ci dovrebbero suggerire il da farsi e osservandoli ci dovrebbero dare la giusta ispirazione. L’uso di piante appartenenti alla vegetazione locale potrà essere opportuno per la creazione di siepi, per rendere meno brusco il passaggio tra l’abitato e giardino. Nondimeno se il giardino si trova in centro: in questo caso andranno osservati lo stile e l’epoca di costruzione delle case, contenendo le dimensioni, i caratteri architettonici prevalenti, l’esistenza o meno di un giardino tipico nella zona o se il giardino stesso sia visibile dalle strade, in quanto gli unici giardini che danno libertà al nostro senso artistico sono solo quelli completamente racchiusi e circondati da muri di case, quasi a formare dei “giardini segreti”.

Campo visivo variabile! Con l’arrivo del mese di giugno

Inizierà il periodo dei fiori estivi, delle semine e dei trapianti da effettuare, magari ricordando di seguire il calendario lunare, al fine di ottenere rese migliori dal proprio lavoro. Con l’avvicinarsi di giornate più calde, sarà necessario dedicarsi maggiormente all’annaffiatura delle piante in vaso ed all’irrigazione delle fioriere o terrazzamenti. Approfittate delle piogge di fine primavera per poter effettuare la raccolta dell’acqua piovana da utilizzare per ridurre i consumi idrici domestici. Nel mese di giungo le temperature dovrebbero essere ormai stabili nella maggior parte. Per questo motivo sarà possibile effettuare diverse semine in piena terra, pensando ad esempio di dedicarsi alla semina di erbe aromatiche, dedicatevi ad esempio alla semina di camomilla, prezzemolo, basilico e salvia. Per coloro che sulle balconate o sui muretti degli sbalzi coltivano delle erbe aromatiche in vaso, sarà in questo periodo possibile raccogliere basilico, prezzemolo, salvia, rosmarino, origano, timo, maggiorana, salvia, menta, erba cipollina e acetosella. Gran parte delle piante aromatiche e balsamiche giungono al culmine della propria carica di elementi utili proprio nel mese di giugno. Possono dunque essere raccolte sia per il consumo da fresche che per l’essiccazione, da effettuare all’ombra su di un telo, all’interno di un sacchetto di carta o appendendo alcuni rametti legati con uno spago e capovolti.

IL Terreno

Al di là del terriccio universale (multiuso), in commercio se ne ritrovano numerosi altri specifici, che soddisfano le esigenze di tutte le piante. Per acquistare quello giusto, vi consigliamo di leggere adeguatamente le etichette per valutare alcuni fattori, come la quantità di sostanza organica, la proporzione tra carbonio e azoto e il pH. Quantità di sostanza organica del terriccio Il giusto contenuto in sostanza organica, data dai residui di carbonio trasformati in nutrienti facilmente assimilabili dalle piante, dovrebbe attestarsi intorno al 70%.

Rapporto tra carbonio e azoto nel terriccio

In merito alla proporzione tra carbonio e azoto, ricercate valori che oscillano in una fascia tra 20 e 30:1, poiché rapporti più alti coincidono con valori troppo elevati del primo elemento con conseguente lentezza nel processo di sua decomposizione – fondamentale per l’assimilazione da parte delle piante – mentre rapporti più bassi indicano un’eccessiva ricchezza di azoto, che è sconsigliabile.

PH del terriccio

Infine, sul tema del pH, che indica se il terreno è acido o basico, ricordate che la maggior parte delle piante predilige un terriccio neutro (pH intorno a 7), anche se ci sono varietà che sviluppano meglio con un terreno più acido (pH < 7), come ad esempio le azalee, i ficus, le ortensie e le gardenie, e altre che, al contrario, necessitano di terra basica (pH ˃ 7), quali le rose, i giacinti e i garofani.

Grado di conducibilità del terriccio

Sempre sull’etichetta verificate anche il grado di conducibilità, correlato alla quantità di sali disciolti nel terriccio (il valore ideale è quello intorno ai 750 µS/cm), nonché il volume, tenendo conto che un litro reso soffice è sufficiente per un vaso di 12 cm di diametro e di altezza.

Terricci universali

I terricci più comuni e diffusi sono quelli universali, generalmente prodotti su larga scala da aziende specializzate e adatti un po’ a tutte le esigenze. Venduti in confezioni dai 5 agli 80 litri, sono ricchi di sostanze organiche, hanno pH neutri, riescono a trattenere bene l’acqua, garantiscono la giusta porosità di cui necessitano le radici per l’ossigenazione, e possono anche essere facilmente arricchiti per rispondere alle più varie necessità. I loro principali componenti sono: la torba (in valori intorno al 50%), che viene ottenuta dalla decomposizione di residui vegetali e conferisce leggerezza e porosità; la sabbia, che alleggerisce il terreno e lo rende più permeabile; il compost, frutto della decomposizione delle sostanze organiche, che apporta i nutrienti fondamentali per lo sviluppo delle piante, e infine la terra da giardino con argilla, utile a dare stabilità alle piante e a trattenere

l’Umidità

I terricci universali sono ottimi per quasi tutte le piante verdi e fiorite da balcone e da giardino, nonché per quelle aromatiche e orticole, senza dimenticare che possono essere impiegati anche per arricchire di sostanze nutritive tutti i terreni poveri.

Inventario in giardino Inizia la cura di bellezza per il nostro giardino

I lavori in giardino non sono certo terminati a maggio con la rasatura dell’erba da prato, aratura e concimazione terreni, l’estirpazione delle erbacce e la piantumazione di fiori freschi. Prima che inizi l’estate, bisogna intraprendere le necessarie cure di bellezza dei nostri giardini. Quindi meglio aggiustare ora le recinzioni le ringhiere i cancelli e gli accessori del giardino, lucidare e ripulire panchine, cestini e fioriere mobili oppure ridipingerne le cassette in legno.
Consiglio: Per un accurato taglio delle piante da siepi; tirare una corda lungo la siepe e tagliare i rami rispettivamente davanti alla corda.

Tagliate il bosso Di facile cura e decorativo

Può essere potato dandogli, a piacere, diverse forme – ciò lo rende più estetico e lo aiuta a diventare più folto. Il periodo migliore per la potatura è attorno al solstizio d’estate (21 giugno). Il bosso ha già terminato la sua fase di crescita e i raggi del sole non sono ancora così forti da bruciarne le punte.

Il giardino a giugno Dipende tutto da “Che tempo fa”

A giugno, da una parte, si può seminare e piantumare alacremente, dall’altra è già tempo di raccolta di fragole, rabarbaro o camomilla. A seconda del tempo, il periodo pre-estivo può mostrare ancora il suo lato freddo oppure essere già così secco e caldo da dover usare annaffiatoio e tubo dell’acqua. In questa sezione stagionale potete fare nel vostro giardino ornamentale l’insegnamento in modo giocoso in materia di erbe e fiori ai bambini.

Giardino ornamentale Le corrette cure da fare nel mese di giugno

Sarchiare il giardino, lavorare la superficie del terreno con il sarchio o altri attrezzi agricoli allo scopo di estirpare le erbacce e permettere alle radici delle piante coltivate di respirare, muovere la terra insomma, come meglio inteso zappare la terra, ma non solo estirpare anche tagliare i fiori appassiti, ma seminare anche, come ad esempio malva, veccia oppure calendula. E’ anche possibile in questo periodo seminare i fiori autunnali. Ogni 3 anni togliere i bulbi dei tulipani e dei giacinti e iris, depositarli nella sabbia asciutta. Contro la ruggine e le malattie fungine o parassitarie spruzzando più volte, un preparato a base di macerato d’Ortica, Zolfo, Verderame , Poltiglia bordolese, macerato d’Aglio o di equiseto , spruzzando le rose, le viti, peperoncini decorativi e i lamponi o le fragole. Concimare regolarmente ogni 10 giorni le piante da vaso. Vi ricordo di tagliare il bosso ed il tasso (non tagliateli se all’interno vi stanno covando degli uccelli). Se gestite anche un laghetto da giardino vi ricordo che questo è il periodo di piantumazione di piante d’acqua e piante palustri; i rizomi delle ninfee possono ora essere divisi per incrementarne la crescita. Fare queste attività di giardinaggio insieme ai bambini…

Lezioni sulle erbe

Preparate insieme ai bambini i cartellini del giardino. Inchiodate semplicemente un pezzo di legno sottile, per esempio, su un ramo più spesso oppure su un bastoncino tondo e, dai bambini, fate disegnare sopra con dei colori il basilico, l’erba cipollina, ecc. Così saranno pronti i cartellini per le piante del vostro orto di erbe. Successivamente potrete raccogliere le erbe insieme ai bambini e abbinare la preparazione ad un quiz: per questo fate in modo che i bambini le assaggino con gli occhi chiusi ed indovinino di quale erba da cucina si tratti…

Gli abitanti del centro storico

In passato tutta la vita degli abitanti del centro storico si raccontava tra i vicoli, davanti le porte, su sedili di fortuna o scaloni agli incroci delle strade del vecchio paese, semmai all’ombra di un bel pergolato. Oggi, il centro storico si è completamente spopolato e i pochi residenti rimasti si sono barricati in casa impauriti dai continui furti e truffe da parte di sconosciuti. Il compito del Comitato Centro Storico è quello di ridare vita a questi spazi, riconvertirli da aree abbandonate e sporche a vere e proprie isole aggreganti in cui sostare, riunirsi, festeggiare, chiacchierare. Per questo si è attivati con la riqualifica di uno slargo poco conosciuto ma molto noto, parliamo di via Buccolo, pulizia e ripristino dello slargo pubblico da parte dei membri del Comitato Centro Storico, creando una panchina e tante fioriere per trasformarlo in un luogo piacevole favorendo l’aggregazione sociale e generazionale, secondo la filosofia del riuso, riciclo e ripristino, con la filosofia che io recupero e riabito gli spazzi strappandoli dal degrado e l’abbandono… Questo è stato possibile non solo dal volontariato del comitato ma grazie alla comunità Calitrana del buon vicinato, e soprattutto all’acquisto da parte dello staff TV newyorchese, la trasmissione fine living, che ci hanno fornito di terriccio e fiori e/o piante da giardino da trapiantare nelle nostre nuove fioriere, fioriere cassette e panca sono state prodotte dal legno riciclato di vecchi pallets… Il comitato ha in se molti progetti su questo tema tipo le Isole Aggreganti, Adotta un Vicolo, il Garden Attack, Decoro urbano su via San Vito e piazzetta Immacolata, ripristino Aiuola a S. ANTONIO- SP391, Aiuola Urbana di via XXIII Novembre e via Ripa, passeggiando con i Nonni di Calitri, la scuola dei nonni,etc etc…

Con le filiere dei sistemi produttivi locali artigianali e manifatturieri, e la loro innovazione, si ha una valorizzazione del patrimonio artistico legato a questo territorio, favorendo un turismo sui nostri beni culturali più sostenibile.

La manifestazione di cretAttiva viene eseguita dal 2014, presso il centro storico di Calitri, proposta alla fine del mese di agosto, in collaborazione con diversi enti locali e associazioni del territorio e di settore, eseguito nel periodo turistico più florido ha un plurimo scopo, quello di sensibilizzare, quello ludico, quello di valorizzare e insegnare l’arte della manualità, con l’allestimento di un vero laboratorio ceramico all’aperto. Tale evento è centrato lungo un percorso ricco di bellezza storia e cultura, si svolge in più giorni ed è suddiviso in due settori, il primo espositivo, dove vengono allestite mostre di arte ceramica contemporanea, con opere di maestri di rilevanza locale regionale e nazionale; il secondo è quello manuale pratico, dove nei suoi laboratori si mostrano in modo pratico le diverse tecniche di lavorazione della ceramica, spiegando le differenze in tutte le loro fasi.
Tale iniziativa si chiude con un convegno, dibattimento dove ha lo scopo di dare il via a nuove idee proposte o progetti, come è avvenuto per “ Le crete dell’Ofanto “…

In questo anno c’è stato la pubblicazione in tema, le crete dell’Ofanto, lavoro di ricerca di importanza accademica, iniziativa tesa a sostenere l’approccio innovativo nella valorizzazione di tale filiera. Questo è avvenuto, innanzitutto, grazie a una promozione degli Enti locali e ai soggetti del territorio, il ruolo fondamentale del GAL Cilsi che costruisce le fondamenta di un partenariato, attraverso il buon governare della spesa e rendere tale argomentazione più fruibile a un pubblico eterogeneo, e affronta il complesso processo di attuazione di rinascita nei principali ambiti operativi e metodologici che lo caratterizzano.
In conclusione, nell’augurare un buon lavoro a tutti, e confidando in un rinnovo collaborativo di figure più competenti di tale materia, e che questo nostro contributo possa essere utile alla pianificazione di nuove e interessanti strategie lavorative e occupazionali.
Il progetto di cretAttiva, e il mondo della ceramica col progetto “Le Crete dell’Ofanto”, presentato a Calitri, presso la casa della musica ex cinema rossini, è ormai uscito dal suo ambito, con la diffusione di nuove forme di interesse basato sul lavoro di alta qualità, e anche indicato dalle recenti direttive europee, l’artigianato tradizionale e locale per sopravvivere e ottenere un minimo di attenzione oggi deve rientrare in altri settori, in primis in realtà prettamente imprenditoriali.
Sembra ormai uscito dai soliti canoni di interesse, fatto di pubbliche organizzazioni come amministrazioni locali, istituzioni scolastiche, consorzi socio-assistenziali, associazioni, cooperative sociali, realtà del volontariato, che preferiscono dirottare i dibattimenti in altra argomentazione.
Ivi attendo nuove direttive.

Il coinvolgimento nel Programma 2016 è un obiettivo prioritario per incrementare le opportunità di lavoro e formazione.

Grazie al precedente incontro del 26 giugno tenutosi dal GAL Cilsi alla casa della musica (ex cinema rossini) a Calitri, dove si è deciso di dover attivare il gruppo di lavoro operativo del progetto cretAttiva, partendo no da zero come proposto ma dalla nostra fase uno, cioè Le Crete dell’Ofanto.

 

Anche se in sede non ufficiale si afferma che cretAttiva è l’erede di ceramicArte, dunque è supportata da vecchie esperienze nell’esplorazione di nuove soluzioni per le sfide future e, ad ottenere una durata a lungo termine, allo stesso tempo, diventa una start-up nel trovare potenziali interlocutori, ricercatori, artisti all’interno di una selezione locale, individuando quelle personalità di rilievo più propense ad appoggiarci.

Dopo un lungo confronto tra i presenti e ore di dibattimenti, e opinioni, si è arrivati ad appuntare dei punti ritenuti fondamentali, che sono:

  • Creazione di un Laboratorio Permanente, esposta in due proposte:
    1) quello di convenzionare per cinque anni il laboratorio già esistente del Liceo Artistico, facendo modo di poter far coesistere le due cose, addebitandosi spese di consumi energetici, materiali, manutenzione e pulizia.
    2) quello di una costituzione ex novo in uno spazio comunale adeguato, come potrebbe essere il recupero e adeguamento dei locali del laboratorio ex Istituto Statale d’Arte (Salvatore Scoca).
  • Biennale in alternanza, installazioni, esposizioni, mostra d’arte, che anno in anno si alterna tra ceramica tradizionale e ceramica artistica contemporanea.
  • Sviluppo della valorizzazione artigianale locale con indagine tecnico scientifica sulla sua sostenibilità.
  • Collaborazione o cooperazione con istituzioni come atenei universitari del tipo le Facoltà del DAMS o Belle Arti.
  • Contattare e coinvolgere le Autorità Rilevanti o qualunque Personaggio o Artista Importante che sia conosciuto nell’ambiente, anche per solo invito tramite conoscenza.
  • Recupero di un’ambiente ceramico, che potrebbero essere:
    1) botteghe dei fornaciali o stovigliai, della famiglia Lampariello.
    2) antica fornace Cicoira D’Errico (con forno a fossa di tipo Hoffman, a fiamma orizzontale a camere intercomunicanti tramite scomparti).
    3) la Cicoira e Luongo (con forni a fiamma diritta ad asse verticale, a pianta circolare parzialmente interrati) con il recupero degli antichi stampi di quei vasi in terracotta tanto esportati.

Nonostante tutta la lunga discussione, si spera in una prossima partecipazione di quelle persone che hanno dato interesse al progetto, ma anche dei membri dell’ex consorzio ceramisti, dei nostri attuali imprenditori del settore, si spera ad una presenza rilevante dei nostri appassionati ceramisti, in una partnership del nostro GAL Cilsi, delle istituzioni Amministrative e Scolastiche, in mancanza di questi il confronto è venuto a meno, la nostra fondamentale necessità di confrontarsi per decidere al meglio le scelte da intraprendere, ad esempio con gli attuali commercianti o negozianti della ceramica calitrana e irpina: è fondamentale e prioritario prestar loro ascolto.

 

Comunità del Comitato Centro Storico di Calitri convocata l’Assemblea dei Soci per il 2 maggio

Per lunedì 2 maggio è convocata l’ assemblea del Comitato Centro Storico di Calitri  per procedere alla programmazione dei lavori  del Comitato e dei metodi di Gestione, in oltre da propria competenza l’approvazione di bilancio. Nell’aiutare al gruppo amministrativo del suddetto comitato territoriale, e che facciano con celerità e senso di responsabilità le scelte migliori , vorrei ripercorrere con tutti voi qui di seguito , in sintesi, la storia dei dieci  mesi e passa dell’ente  che ha acceso entusiasmi  e speranze  di  straordinario motore di sviluppo tutela e rinascita del nostro centro storico. Anche se agli occhi dei molti soci e simpatizzanti così non è stato. E negli ultimi ha perduto capacità di programmazione  nonché  determinazione ed efficienza nella gestione. Urge riprendere lo spirito degli inizi e ricreare entusiasmo, attese  e fiducia negli abitanti di questo borgo. Compito questo, che spetta soprattutto alle nostre idee, che sono, o dovrebbero essere, le idee più fattibili  e rappresentative del piccolo territorio…

“Riscoprire per rivalutare”: è questo lo slogan con il quale, l’estate scorsa iniziammo la battaglia  per la sensibilizzazione del Centro Storico e successivamente anche del Borgo. Vi ricordate quel primo incontro sotto il comune, non eravamo in pochi (semplici cittadini, lavoratori, artisti, ambientalisti convinti, intellettuali di frontiera, politici avveduti, amministratori lungimiranti e sensibili), ma soprattutto determinati. Ed intendevamo evidenziare una specificità del Centro Storico da proteggere, che poteva contare su di un processo di attivismo, tanto perfetto quanto raro, tra i vicoli lungo itinerari ricchi di memoria storia e di bellezze paesaggistiche, inimmaginabili e spesso sconosciuti stesso agli stessi concittadini, rimasti spesso a bocca aperta mettendo a confronto il degrado e le potenzialità da noi raccontate. Altro che turismo: Borgo castello -piazzetta san Michele -Piazza la Repubblica – la torre di nanno- salita ospedale – la stessa strada del mercato, via De Santis, via san Vito, via convento – di via san Canio e scale di san Michele – Scalette l’Addolorata; lo stesso palazzo Berrilli – via Ruggiero – vicoletto Cicoira ; Via Metallo – l’ostaggio di via Del Re- i saccheggi di via Maffucci – l’abbandono totale di via Stanco – via Buccolo via Tozzoli e le sue cementificazioni stratificate. Ci si poteva scrivere un romanzo sulle vicende di quelle stratificazioni cementizie. E venne l’invasione dei piccioni, dei cani da passeggio e la legittima insoddisfazione di quanti si prefiguravano un assetto  ed un futuro diverso del centro storico e con la rabbia degli abitanti, che alimentarono dei falsi pregiudizi sulla nascita del comitato, forse vittime del terrorismo psicologico indotto dalle campagne elettorali passate, quali tornaconti, da proteggere c’è solo un territorio totalmente abbandonato a se stesso, o quasi, c’è sempre qualche associazione o ente che con un solo evento all’anno qui organizzato, si sente unico padrone e tutelante, caratteristica che  distingue il nostro comitato che lo mette al centro  unico di un’area da proteggere del nostro piccolo Paese, per la delicatezza degli interventi quasi del tutto sociali, per il rapporto equilibrato uomo-ambiente, per la tutela ed il  rilancio delle attività culturali, per il recupero degli antichi usi, per la valorizzazione del centro storico e delle piccole chiese interne, per l’esaltazione della ricca e varia architettura minore dei suoi palazzi. Dei nostri Nonni; chiese e luoghi sacri, come eremi, testimoni  della nostra storia unica e straordinaria, anche se non opportunamente divulgata spiegata e conosciuta, dei luoghi benedettini;  dimore gentilizie, castello, fortilizi, cappelle di montagna e torri di difesa,  tasselli di un ricco mosaico contenenti le figure di passati baroni e vicende di un popolo, tra rivoluzionari temerari e tiranni, briganti e popolane. E, ancora, i luoghi sacri da scoprire e togliere dal mito: San Pietro, chiesa Madre e san Rocco , le chiese scomparse da riscoprire tramite ricerche storiche raffigurazioni o scavi archeologici, ma anche gli usi e costumi della civiltà contadina, i mille mestieri dell’artigianato; ,.infine,. Questi ,e non solo questi ,i tesori contenuti nello scrigno Centro Storico, per non parlare di quelli del  versante Commerciale, Artigianato, Artistico, anche enogastronomici e ristorazione.

Passo fondamentale del Comitato è quella di Sentinella, controllore e denunciare, custodi di un Museo a cielo aperto unico del suo genere, senza eguali , che ci invidia l’intera Irpinia, provincia, regione, anzi Europa…
…un patrimonio di  arte, di storia, di cultura, di pregi ambientali da immettere nel circuito  virtuoso dell’offerta  turistica; un patrimonio da spendere e no svendere sui mercati,  attivando rapporti fecondi di collaborazioni con le scuole e gli enti culturali, attirando tra queste grotte istituzioni ed intelligenze di spessore, anche a livello nazionale ed internazionale se necessario, nella consapevolezza  che i nostri piccoli vicoli possano diventare oasi di   vivibilità serena, e dell’immediato futuro, diventare luogo rifugio dell’attuale società in fuga dallo smog e dello stress delle città.
Peccato che le istituzioni, economisti imprenditori non abbiano colto appieno la forza dirompente di rivoluzione positiva che il Comitato ha in sé. Colpa gravissima di tutti soci o quasi, di me stesso a  cui ne è stata  affidata parte della gestione, data da una inadeguata competenza amministrativa, che ho gestito l’ economato del Comitato compresso tra inesperienza e incompetenza, nell’ottica della gestione selvaggia, sono un’artista non ragioniere, ad esempio necessita scegliere guardando alla professionalità no al merito…

Si, anche questa è politica ma distinguiamoci per preparazione, professionalità , serietà   ed eticità…

Se continuiamo a lasciarci andare a questi vizi rischiamo di  costellarci di inadempienze ed appesantirci da nuovi flop o ancor più disastri organizzativi, e non chiedo subito un serio processo di trasformazione, rielezione o riforma dello statuto, nonché un nuovo stato di interesse, di partecipazione attiva, da tenersi nelle attività o al momento della designazione dei compiti nei gruppi lavoro. Ora  si va diritti al completamento delle programmazioni degli eventi e attività da svolgere per quest’anno. Spero e mi auguro fortemente che non si faccia melina e non si sollevino polveroni e pretesti per inutili e dannosi rinvii. Data la situazione delicata, nessuno ha voglia di boicottare, men che meno gli abitanti del centro storico, che sono stati già ridicolizzati e sbeffeggiati abbastanza. E mi sia consentita un’ultima considerazione: per gestire il Comitato, con le caratteristiche uniche e irripetibili del nostro, occorrono scelte di alto profilo. Nel gruppo ci sono intelligenze e professionalità utilizziamole. Tra consiglieri e non, che possano consentire di volare alto e dare una spallata decisiva allo sviluppo della nostra comunità. Che la scelta sia quella giusta, al di fuori della logica asfittica del piccolo interesse di partito. Se così non fosse questo è un  grande progetto di rilancio, è un’irripetibile occasione di sviluppo di un intero comune, partendo da un piccolo centro storico posto a Sud, ma non da sottovalutare o altrimenti si arenerebbe l’intera comunità nel pantano del più gretto provincialismo politico e culturale.

BUON LAVORO!!!

Fiera di Calitri-Di Maio,

Si è tenuta la mattina del nove aprile presso la sala convegni della Fiera Interregionale di Calitri la partecipata conferenza stampa di presentazione dell’evento giunto alla sua 34^ edizione. Ad accogliere l’invito all’appuntamento anche diverse associazioni di categoria, rappresentanti di forum giovanili, rappresentanti della scuola. Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Calitri Michele Di Maio:
«La 34^ edizione della Fiera Interregionale di Calitri rappresenta una occasione, come del resto è nella traccia della tradizione, di focus sulle questioni di grossa attualità ma nello stesso tempo di discussione sul futuro del territorio. L’occasione di un appuntamento ad aprile e di un altro a settembre conferma l’intenzione di tenere alta l’attenzione sul futuro delle comunità, soprattutto in vista di importanti strumenti di programmazione e sviluppo quali sono ad esempio i fondi europei 2014/2020 e il Progetto dell’Area Pilota. Proprio, su quest’ultimo argomento credo che la Fiera Interregionale di Calitri possa essere un argomento da inserire nelle prossime discussioni dell’Area Pilota. Inoltre, la convegnistica propone argomenti di grossa attualità come ad esempio ambiente, agricoltura, enti locali ad iniziare dal Biodistretto. Cercheremo quindi di affrontare la ripresa della fiera con maggiore spinta in avanti e cercando di fare in modo che possa diventare un permanente punto di riferimento non solo territoriale ma interregionale anche perché con i campanilismi non si va da nessuna parte».

A seguire l’intervento del presidente dell’EAPSAIM Antonio Campana: «La 34^ edizione della Fiera Interregionale di Calitri – ha dichiarato Campana – cerca di riprendere, con maggiore determinazione, un cammino importante, costruito in tutti questi anni a favore del territorio e del tessuto produttivo di un bacino di interesse che si rivolge alla regione Campania, alla Puglia e alla Basilicata. La convegnistica resta uno dei nostri punti di forza, per questo saranno ben sei gli appuntamenti di spessore e attualità. Protagonisti saranno i soggetti direttamente impegnati a creare le condizioni di progresso sociale ed economico in questo nostro territorio.

L’EAPSAIM, per il 2016 ha previsto due momenti fieristici. Questo della campionaria che avrà inizio il 13 aprile per terminare il 17 aprile, per la quale stiamo mettendo a punto gli ultimi preparativi per accogliere al meglio le aziende che esporranno i loro prodotti. Mentre per settembre lavoreremo all’organizzazioni di una fiera settoriale. La Fiera di Calitri, rimarca così il suo ruolo da protagonista, e ci auguriamo che ben presto la stessa possa essere uno degli argomenti di discussione dei sindaci del Progetto dell’Area Pilota per poter costruire, insieme, un serio progetto di rilancio che ne possa fare una struttura in grado di operare per tutto l’arco dell’anno. Su questo il nostro impegno c’è, aspettiamo di misurare le disponibilità delle istituzioni, della politica e dei diversi settori produttivi».

Diversi e qualificati contributi hanno arricchito la discussione.
Gerardo Vespucci dirigente dell’Istituto Maffucci di Calitri: «C’è la necessità, soprattutto nel contesto di molti progetti in atto, di mettere insieme le risorse umane che ci sono e che vanno aiutate a restare per esistere. Fare squadra per costruire meglio e subito le cose. Inoltre, è urgente organizzare la sfida scuola-lavoro. Inoltre, l’idea che avanzo per il futuro utilizzo della struttura – ha sottolineato Vespucci – è quella di un centro di formazione permanente soprattutto diretto agli strumenti che si stanno mettendo in campo per questo territorio. Per quanto riguarda il mio istituto stiamo lavorando molto. Bisogna capire che la scuola dovrà essere l’assillo per il futuro».

Pietro Mitrione dell’Associazione In_Loco_Motivi: «Da anni portiamo avanti una battaglia a favore dell’Avellino-Rocchetta S.Antonio e spesso ne abbiamo discusso proprio durante la Fiera Interregionale. Ora, però, dopo cinque anni di risposte negative qualcosa di positivo si muove. Penso, però, che il contributo della convegnistica e non solo della 34^ edizione possa essere quello di riaffermare con forza che c’è la necessità di riattivare la ferrovia ma nello stesso tempo di sollecitare a mettere mano all’Ofantina che è diventata una camionabile. In particolare in questo pezzo di provincia c’è da affrontare una questione importante che riguarda la mobilità.

Giuseppe Del Re impegnato nel progetto del Contratto di Fiume Alto Ofanto: «Più che parlare di contratto di fiume, parlerei più di contratto di bacino in quanto si affrontano più questioni non solo l’inquinamento del fiume stesso, e anche perchè rappresenta un vero e proprio strumento di sviluppo territoriale. Informo che nell’ambito del progetto sono previste ben 78 misure da soddisfare e questo comporterà l’utilizzo di figure professionali per diversi anni. Vorremmo che le stesse possano essere espresse dalle scuole del territorio».

 

Articolo del 09/04/2016  Di Redazione IrpiniaPost

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info: www.galcilsi.it

Calitri – Di Maio,
“Maggiore attenzione per Ambiente e Industria”

Calitri - Forum sull'Ambiente, Di Maio

Grande partecipazione al forum  “La difesa dell’ambiente come occasione di sviluppo nell’ambito del Progetto Pilota della Comunità dell’Alta Irpinia”, che si è svolto questa mattina a Calitri in una Casa dell’Eco gremita.
Tutti hanno voluto essere presenti dai cittadini, ai vari politici locali, passando per i rappresentanti dei comitati No Triv e No Eolico Selvaggio.
A moderare l’incontro il sindaco di Calitri Michele Di Maio, al cui fianco hanno preso posto il vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola, il deputato Giancarlo Giordano e l’On. Luigi Famiglietti.
Hanno partecipato alla riunione il presidente della Provincia Domenico Gambacorta, la presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio, l’ex Senatore Enzo De Luca, Valentina Paris responsabile naz.le Pd Enti locali, il consigliere regionale Carlo Iannace, Francesco Todisco, Lucio Fierro presidente del Cna,Michele Buonomo Presidente Legambiente Campania e i rappresentanti dei vari comitati come Enzo Tenoredel Coordinamento Comitati “No Eolico” e Mario Salzarulo del Gal Cilsi.
Presenti in sala anche molti sindaci: Marcello Arminio di Bisaccia, Rodolfo Salzarulo di Lioni, Rosanna Repole di Sant’Angelo dei L., il primo cittadino di Teora Stefano Farina, Ferruccio Capone di Montella, il sindaco di Sant’ Andrea di Conza, Gerardo D’Angola.
Un confronto particolarmente sentito a cui hanno voluto partecipare tutti, nei rispettivi ruoli, per poter discutere di un tema molto delicato: ossia la difesa e salvaguardia dell’ambiente e delle sue risorse attraverso politiche concrete che possano innestarsi direttamente nel programma del Progetto Pilota di cui l’Alta irpinia è capofila.
“Il Progetto Pilota ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo, ma nel programma non c’è alcun accenno all’Artigianato, all’Industria ma soprattutto all’Ambiente”, ha esordito così il primo cittadino Michele Di Maio, continuando: “Sono tanti i punti su cui bisogna insistere: istruzione, mobilità, salute, agricoltura”.
Di Maio ha voluto subito mettere in chiaro le sue idee sottolineando le prerogative a cui bisognerebbe dare maggior attenzione nell’ambito del Progetto Pilota.
“È indispensabile riaprire la Ferrovia Avellino – Lioni – Rocchetta per il commercio e per il turismo”, ha dichiarato Di Maio, aggiungendo: “È importante creare alternanza Scuola-Lavoro per migliorare l’istruzione, oppure migliorare la sanità facendo del “Criscuoli” di sant’Angelo una struttura di emergenza/urgenza”.
“Ciò che, però, manca veramente nel documento del Progetto Pilota è la parola Ambiente eppure viviamo in un territorio ricco di eccellenze come la castagna di Montella, il tartufo di Bagnoli e risorse come l’acqua che non possono essere tenute fuori dal Progetto Pilota”, dunque un Di Maio agguerrito che ha attaccato l’operato della politica, elogiando invece il lavoro di sensibilizzazione dei comitati e del GAL-Cilsi che sono riusciti a portare avanti il Contratto di Fiume dell’Alto Ofanto e si battono per la difesa dell’Ambiente.
Ci vuole una posizione politica immediata da parte della Regione. Da solo il Progetto Pilota non basta per sconfiggere il male di queste terre: lo spopolamento.  Serve lavoro: abbiamo sperimentato la green economy e non ha portato alcun beneficio né in termini economici né di occupazione. La situazione è tragica per quanto riguarda l’eolico, ma credo che un futuro eco-sostenibile per le aree interne sia ancora possibile”.
Un’introduzione che ha mostrato una situazione difficile per la tutela ambientale dell’Irpinia al cui grido d’aiuto sembra restare sorda la politica.
Un duro attacco al progetto Pilota e alle sue mancanze è arrivato anche dal presidente del Cna Lucio Fierro che ha dichiarato: “Ci sono buchi colossali in questo progetto: non c’è industria, turiamo e sull’artigianato si dicono solo fregnacce”, sottolineando ancora una volta il problema dello spopolamento: “La difesa del territorio qui è la difesa di un cimitero se le nuove generazioni vanno via. Un Progetto di questo tipo non serve a nulla se non aiuta i giovani a creare auto impiego”.
Un’idea condivisa anche dal preside dell’Istituto “Maffucci” di Calitri Gerardo Vespucci, che ha ironizzato: “Nel 1997 eravamo qui a parlare delle stesse cose di oggi: industria e agricoltura. Intanto ogni anno 500/600 giovani vanno via e la politica non riesce a creare le condizioni per tenerli qui. I ragazzi devono essere liberi di scegliere di non tornare, ma non essere costretti a farlo. Bisogna ripartire dalla scuola; per esempio la Fiera di Calitri potrebbe diventare un centro di formazione per tutti, così come lo potrebbe essere il Goleto”.
Il Progetto Pilota si è ridotta ad un assise di sindaci che non ascolta i territori. Qui sono arrivati buzzurri che hanno fatto le proposte economiche che volevano e noi li abbiamo fatti entrare, spesso ringraziandoli. E questo è il risultato: un territorio distrutto da interessi personali”, ha commentato aspramente Enzo Tenore rappresentante dei Comitati No Eolico, continuando: “Abbiamo bisogno di nuove opportunità, ma finché chi sta al potere non lascerà spazio di parola e azione questo non sarà possibile”.
Il vero problema di chi partecipa al progetto Pilota, però, sembra essere quello di non essere avvezzo al confronto, trovando così più difficoltà a ricercare una soluzione immediata e concreta. Una mancanza di confronto che molto spesso è stata sottolineata dai comitati e che anche oggi è sfociata in un piccolo alterco tra il sindaco di Montella Capone e Mario Salzarulo del Gal Cilsi.
All’affermazione di Capone: “Noi siamo pronti a dialogare per il bene di questo territorio”, è scattato in piedi Salzarulo che ha urlato: “Ma Quando? Diteci quando questo avverrà!”.
Secondo Giordano il problema, invece, sta nell’incapacità non solo di dialogare ma anche di sapersi organizzare: “Si continua a non darsi una scaletta di priorità e se siamo qui a 5 giorni dalla conclusione del Progetto Pilota a chiedere che siano inseriti altri punti, allora c’è stato un deficit di discussione”.
La vera questione per Giordano sembra essere “la domanda di giustizia che chiede questo territorio scempiato e a cui la politica non sa dare sollievo”. Da qui il passo alla vicenda dell’Alto Calore è breve: “Nella gestione dell’acqua decidano i sindaci. Lello De Stefano o coinvolge i sindaci nelle decisioni dell’Ente, oppure, se ha deciso di presentare un piatto già pronto, è meglio che si dimetta subito!”.
Ma mentre tutti gridavano all’imminente scadenza del Progetto Pilota, il sindaco di Sant’Angelo dei L.Rosanna Repole ha bacchettato tutti: “Non siamo a conclusione di nulla. Questa è solo una seconda fase del progetto, dunque se si vuole integrare qualcosa lo si può fare. Si può ancora recuperare anche se è stato perso un po’ di tempo per trovare vie di collaborazione tra i sindaci”, continuando: “Per me l’ambiente è un valore da rispettare, quindi la mia amministrazione delibererà sul vincolo paesaggistico e la difesa dei beni comuni come l’acqua”.
Insomma un dibattito molto acceso, come è giusto che doveva essere data l’importanza dei temi trattati a cui è arrivato, a corollario, l’intervento del vicepresidente Bonavitacola.
Ci vorrebbe un’educazione al rispetto nel Progetto Pilota. Occorre recuperare uno stile di vita all’insegna del rispetto delle persone. Il Progetto è il segno di un pentimento dello Stato che si è accorto che esistono anche le aree interne”, ha esordito Bonavitacola aggiungendo: “Nei prossimi giorni ci sarà la possibilità di integrare il documento e la Regione può dare una mano creando sinergie. Dobbiamo costruire un’immagine positiva di questa Regione e per farlo bisogna cancellare le brutture del passato come l’idea di congestionare la fascia costiera e abbandonare le aree interne”.

“Ciò che propongo è fare dell’Alta Irpinia un biodistretto per lo sviluppo economico e ambientale del territorio. Bisogna difendere l’acqua, fermare le trivellazioni che qui sono un suicidio e l’eolico selvaggio. Bisogna puntare sul riciclo dei rifiuti, le risorse dei boschi e la riapertura della Avellino-Rocchetta che è il simbolo di questo biodistretto e permetterebbe di creare un itinerario di grande interesse turistico e naturalistico, oltre che economico per le Asi”.

– Editoriale del 6 febbraio 2016 di Imma Finelli

  • Calitri - Forum sull'Ambiente, Di Maio   Calitri - Forum sull'Ambiente, Di Maio
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1) Il referendum serviva a stabilire delle scadenze a concessioni date dallo Stato a ditte private (Eni, Total, Shell, ecc.), per le piattaforme estrattive presenti entro le 12 miglia marine, perché queste stesse ditte, altrimenti, continuerebbero ad estrarre per sempre petrolio e gas, un po’ per volta, non superando mai la soglia dalla quale sono costrette a versare contributi allo Stato (le royalties). Purtroppo adesso continuerà ad essere così. Praticamente questi privati sfrutteranno risorse naturali dello Stato, cioè nostre, e le rivenderanno a noi stessi e ad altre nazioni, facendo profitti sconfinati e non offrendo niente alla comunità. Una colonizzazione vera e propria;

2) Il raggiungimento del quorum avrebbe potuto rappresentare l’occasione di ridiscutere la strategia energetica nazionale, andando convintamente verso le rinnovabili ed affrontando anche i problemi che ci sono in quel campo. Ricordiamo che la dipendenza dal petrolio non esiste, sono le grandi multinazionali che lo hanno reso indispensabile per arricchirsi a danno delle popolazioni. Tesla, 100 anni prima che io nascessi, aveva già inventato l’auto ad elettromagnetismo, mentre Henry Ford l’auto costruita ed alimentata con la canapa;

3) Non si sarebbe perso nessun posto di lavoro ma, anzi, se ne sarebbero generati molti con il quorum. Oltretutto c’è una grandissima e rilevantissima questione ambientale che viene sempre sottaciuta ma che potrebbe devastare per sempre i nostri mari, essendo chiusi: inquinamento che già sta avanzando insieme alle malattie, nel silenzio più totale;

4) Siamo in un periodo storico in cui far votare la gente è la cosa più difficile in assoluto a causa delle cocenti delusioni e disillusioni scontate, in particolar modo, da chi ha vissuto gli ultimi 30-40 anni in questo Paese. Non a caso la parola ‘politica’ ha perso del tutto il suo significato originario e la parola ‘partito’ è divenuto sinonimo di comitato d’affari;

5) La campagna di boicottaggio informatico del referendum è stata studiata a tavolino dal governo, insieme alla decisione di non accorpare il referendum alle amministrative di giugno (spendendo 360 milioni di euro nostri), agli inviti all’astensionismo ed alle minacce per chi avesse fatto informazione da Sindaco o rappresentante istituzionale. In TV è passata addirittura l’idea che si votasse in sole alcune regioni. Veri e propri crimini contro la democrazia;

6) Non dimentichiamo che questo quesito referendario è solo uno dei 6 proposti dalle Regioni, spinte dai territori, le quali attraverso la legge ‘Sblocca Italia’ non avevano più nessuna voce in capitolo in materia energetica. Già il fatto di averne accorpati la maggior parte alla legge di stabilità, modificando quindi sostanzialmente lo ‘Sblocca Italia’, dovrebbe far parlare di sconfitta del governo e non di vittoria. Questo sempre seguendo la loro logica perché, in realtà, la vittoria può essere solo il bene della collettività e la sconfitta è sempre il male della collettività, chiunque la generi;

7) La massiccia partecipazione in questa provincia avrebbe potuto avere un forte valore simbolico e questo, purtroppo, non è stato. La nostra Irpinia, gravata da 2 permessi petroliferi esplorativi, avrebbe potuto lanciare un messaggio chiarissimo alle multinazionali scoraggiandole, domani, a portare avanti il progetto Nusco e quello Case Capozzi. Ci sono ad ogni modo esempi importanti come Villamaina, Gesualdo e Montefusco che hanno dato un segnale di partecipazione forte; lo stesso Avellino che ha dimostrato finalmente di essere parte dell’Irpinia e del suo destino.

__________________________________________________________________
 Questi numeri, comunque, rappresentano voti veri, consapevoli.
Non sono voti comprati o ricattati e quindi non vanno assolutamente
screditati, anche in considerazione del fatto che la materia ed il 
quesito erano particolarmente tecnici (e di difficile comprensione). 
Questo appuntamento referendario era una semplice tappa per questa
terra, come abbiamo sempre detto: poteva essere sfruttata meglio ed
ognuno degli attori in campo dovrà concentrarsi su come comunicare 
meglio, perché l'autocritica è la prima cosa per crescere. 
Chi invece non ha speso neanche una parola in questa campagna 
referendaria, come ad esempio i sindaci (tranne qualcuno), dovrebbe
prendersi le proprie responsabilità...     ✎▣



La muratura armata presenta ottime capacità di resistenza nei confronti dell’azione sismica. Tali proprietà sono dovute alle buone caratteristiche meccaniche dei laterizi ed alla presenza delle armature, sia orizzontali che verticali. In questo contesto faremo delle considerazioni di tipo numerico confrontando l’azione sismica che riesce a sopportare una parete in muratura ordinaria e quella che riesce a sopportare una parete in muratura armata. Per fare i confronti si prende in considerazione la parete riportata in figura 1 (la parete è stata analizzata nel capitolo 4 del testo riportato in bibliografia) e si analizzano gli elementi indicati con i numeri “1” e “3” (maschi murari esterni del primo piano).
schema-statico-parete

Figura 1 – a) Geometria della parete; b) Schema statico della parete.

Quando la parete è soggetta all’azione sismica applicata sui nodi “4” e “7” (vedi figura 2), lo sforzo normale tende a diminuire nell’elemento “1” (si decomprime) mentre tende ad aumentare nell’elemento “3” (si comprime). In effetti, applicata una forza unitaria sui nodi “4” e “7”, i coefficienti di sollecitazione sono negativi nel nodo “1” e positivi nel nodo “3”.
azione-assiale-sui-nodi

Figura 2 – Azione assiale sui nodi “1” e ”3” per effetto delle forze unitarie orizzontali applicate nei nodi “4” e “7”.

In definitiva, sotto l’effetto sismico, alcuni elementi tendono a comprimersi, altri a decomprimersi.

Si ipotizza la parete soggetta ad un’azione sismica definita dai parametri riportati in tabella 1:

ag

F0

Tc*

[s]

S

TB

[s]

TC

[s]

TD

[s]

0.211

2.410

0.370

1.39

0.180

0.539

2.380

Tabella 1 – Parametri che definiscono l’azione sismica
In maniera approssimata il periodo fondamentale della parete può essere valutato dalla seguente relazione:

T1 = 0.05∙H3/4 = 0.05∙6.43/4 = 0.2 s (1)

Poiché il periodo è compreso tra TB e TC, l’azione sismica a cui è sottoposta la parete è quella massima data dalla seguente relazione (vedi punto 3.2.3 del D.M. 14/01/2008):

relazioneNella (2), S ed F0 si ottengono dalla tabella 1, mentre q (fattore di struttura) si ottiene dalla seguente (definito nei punti 7.3.1 e 7.8.1.3 del D.M. 14/01/2008):

fattore-di-strutturaTenendo conto che la parete è regolare in altezza si ottiene:

q = 3.60 (muratura ordinaria) (4.a)

q = 3.75 (muratura armata) (4.b)

Nella figura 3 si riporta il dominio di resistenza N-M dei due elementi, sia se realizzati in muratura ordinaria che armata (per la muratura armata si ipotizza 1Φ18 verticale ad ogni estremità).
Il punto A in figura rappresenta lo stato sollecitazionale (NSd-MSd) della parete in assenza di azioni orizzontali. Per azioni orizzontali crescenti, lo stato sollecitazionale segue il segmento di retta A-B per l’elemento “1” (si riduce lo sforzo normale ed aumenta il momento flettente), mentre per l’elemento “3” segue il segmento B-D (aumenta sia lo sforzo normale che il momento flettente). Se la parete è realizzata in muratura ordinaria, l’elemento “1” raggiunge la resistenza limite quando la coppia di sollecitazioni (NSd-MSd) si trovano nel punto C (a questo punto la parete non è più in grado di resistere ad ulteriori incrementi delle azioni orizzontali). Tale stato sollecitazionale viene raggiunto per una forza sismica alla base pari a Fh = 12581 daN (Fh è definita nel punto 7.3.3.2 del D.M. 14/01/2008). Tenendo conto delle espressioni che definiscono l’azione sismica orizzontale si ottiene (si indica con Wtot il peso totale della struttura – vedi esempio 4.2.1 del testo Calcolo della muratura armata antisismica per nuove costruzioni – e con ag,o l’accelerazione di picco al suolo per la parete in muratura ordinaria):

esempio

esempio

dominio-di-resistenza-a-pressoflessione

Figura 3 – Dominio di resistenza a pressoflessione

Se l’elemento è realizzato in muratura armata, raggiunge la resistenza limite quando la coppia di sollecitazioni (NSd-MSd) si trovano nel punto B, raggiunto per una forza sismica pari a Fh = 28270 daN. Tenendo conto che il fattore di struttura per la parete in muratura armata è 3.75, si ha (si indica con ag,a l’accelerazione di picco per la parete in muratura armata):

esempio
esempio

Il rapporto tra l’azione sismica sopportata dall’elemento in muratura armata e quella sopportata dall’elemento in muratura ordinaria è pari a a1 = ag,a / ag,o = 2.34.

In maniera analoga si studia l’elemento “3” della parete riportata in figura 1. Anche in questo caso, le sollecitazioni in assenza di sisma sono date dal punto A di figura 3. All’aumentare delle forze F4 ed F7, a differenza dell’elemento “1”, lo sforzo normale aumenta. Lo stato sollecitazionale dell’elemento “3” segue il segmento A-D (vedi figura 3). Il segmentoA-D interseca il dominio di resistenza N-M della sezione non armata (muratura ordinaria) nel punto E. Tale intersezione si ottiene per un valore della forza Fh = 59829 daN. In definitiva si ha:

esempio esempioNel caso di muratura armata, la crisi si raggiunge quando la coppia di sollecitazioni (NSd– MSd) si trova nel punto D. Tali sollecitazioni si ottengono per un Fh = 91225 daN, per cui si ha:

esempioesempioIl rapporto tra l’azione sismica sopportata dall’elemento in muratura armata e quella sopportata dall’elemento in muratura ordinaria è pari a a3 = ag,a / ag,o = 1.59.

Per l’elemento “3” che sotto l’effetto dell’azione sismica tende a comprimersi, il rapporto tra l’azione sismica della parete armata e non è pari ad 1.59. Si ottiene un buon incremento della resistenza sotto l’effetto dell’azione sismica. Per l’elemento “1” che sotto l’azione sismica tende a decomprimersi, il suddetto rapporto è di 2.34. In definitiva, ivantaggi maggiori si hanno per le pareti poco compresse (o anche in trazione) che tendono a parzializzarsi sotto l’effetto di azioni orizzontali, cioè, nei casi in cui la muratura ordinaria (non reagente a trazione) presenta maggiori limiti.

Per quanto riguarda il taglio, nel caso della muratura ordinaria, la resistenza è governata dalla seguente relazione:

relazione-resistenza(5)

dove si indica con l1 la lunghezza dell’elemento in compressione. Naturalmente, l1 diminuisce all’aumentare dell’eccentricità e quindi all’aumentare delle azioni sismiche. In assenza di azioni orizzontali, il taglio alla base degli elementi è TSd = 590 daN (vedi esempio 4.2.1 riportato nel testo sul Calcolo della muratura antisismica). Incrementando i carichi orizzontali, per Fh = 11210 daN si ottiene un taglio sollecitante pari a TSd = 2364 daN. In queste condizioni si ottiene (valore del taglio per il quale si raggiunge la crisi dell’elemento):

e1 = 55.1 cm

l1 = 59.7 cm

fvd = 1.32 daN/cm2

Vt,o = 2364 daN
In termini di accelerazioni di picco si ha:

accelerazioni-di-piccoaccelerazioni-di-piccoNel caso di muratura armata, la resistenza a taglio è data da due contributi, quello intrinseco della muratura (Vt,M) e quello dovuto alle armature (Vt,S). La resistenza della muratura si ottiene dalla seguente:

resistenza-della-muratura(6)

Come si vede dalla (6), la resistenza a taglio è funzione dell’altezza utile della sezione (d) e non come per la muratura ordinaria alla parte di parete compressa (l1). Questo comporta che all’aumentare delle azioni orizzontali, la sezione non subisce una progressiva parzializzazione ma si mantiene integra (a meno del copriferro). Oltre alla (6), occorre considerare la resistenza a taglio dovuta alle armature orizzontali:

resistenza-a-taglio-armature-orizzontaliIpotizzando armature orizzontali pari a 2f8 (Asw = 1 cm2) ogni tre ricorsi di blocchi (s = 60 cm) ed un acciaio B450C (fyd = 3913 daN/cm2), si ottiene Vt,S = 5282 daN. In definitiva, per lo stesso stato sollecitazionale per cui si ha la crisi dell’elemento in muratura ordinaria, per l’elemento in muratura armata si ha:

Vt,a = 1.32 ∙ 135 ∙ 30 + 5282 = 10628 daN

Per portare l’elemento in muratura armata allo stato di crisi occorre incrementare i carichi orizzontali fino ad ottenere Fh = 33230 daN. In termini di accelerazioni di picco si ha:

accelerazioni-di-piccoaccelerazioni-di-picco
Nei confronti della verifica a taglio, il rapporto tra le accelerazioni di picco tra le due tipologie di muratura è pari a a = ag,a / ag,o = 3.09.

Conclusioni sulla Muratura Armata Antisismica per nuove costruzioni

L’obiettivo dell’esempio svolto è quello di riportare con riscontro numerico i vantaggi che la muratura armata offre nei confronti della muratura ordinaria. Nel dover (o voler) realizzare un edificio in muratura di nuova costruzione, la differenza fondamentale tra muratura armata e ordinaria (in termini di costi per il committente) è il costo legato all’armatura (sia in termini di materiale che di messa in opera).
Di contro ci sono numerosi vantaggi. A parità di dimensioni dell’edificio, quello realizzato in muratura armata presenta dei margini di sicurezza più alti rispetto a quello in muratura ordinaria (riscontrabile numericamente con il semplicissimo esempio svolto sopra). La maggiore resistenza può essere sfruttata per realizzare edifici più alti (dove consentito dalle Norme). Inoltre, la normativa è molto meno restrittiva nel caso di muratura armata. In effetti, per quest’ultima tipologia costruttiva vengono rimosse numerose limitazioni di carattere normativo come per esempio, quella di realizzare pareti di un metro in corrispondenza dell’incrocio tra muri ortogonali e nel caso di costruzioni semplici si possono realizzare edifici a quattro piani anziché a tre. Altro vantaggio è quello di poter realizzare aperture più ampie (la resistenza si integra con la presenza delle armature), avendo di conseguenza edifici meno rigidi (meno soggetti all’azione sismica se il periodo proprio è maggiore TC) e più flessibili dal punto di vista architettonico.

 

 

Author Page for Michele Vinci

Ingegnere strutturista, dal 2001 è responsabile dello sviluppo del software VEMNL, specifico per il calcolo di edifici con struttura portante in muratura, prodotto e distribuito dalla STACEC srl. Svolge l’attività di libero professionista nella quale si occupa prevalentemente di edifici esistenti in muratura. Nel corso della propria carriera ha tenuto numerosi convegni con liberi professionisti e funzionari del servizio tecnico, relativamente al calcolo di strutture in muratura secondo il D.M. 14/01/2008.

Sito web: http://www.edificiinmuratura.it/